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Viaggio nella Mediazione 4

Viaggio nella Mediazione 4 - Mondo Mediazione

Quarto e ultimo articolo della una mini serie, già recentemente apparsa su ItaliaOggi, gentilmente offertoci dall'Autore, Prof. Avv. Damiano Marinelli, nostro Socio Onorario.




La pubblicazione è scaricabile in formato PDF in fondo alla pagina




VIAGGIO NELLA MEDIAZIONE

Una formazione ad hoc per una nuova professione

Per fare i conciliatori aiutano i titoli universitari sulla risoluzione alternativa delle liti



Il dlgs 28/2010 e i successivi decreti ministeriali 180/2010 e 145/2011 hanno delineato una nuova figura del mediatore, descrivendolo come «la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente (cd. commissioni di mediatori), svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio» di mediazione. Dunque la normativa definisce inizialmente la figura del mediatore determinando cosa assolutamente non può fare: prendere una decisione vincolante per le parti in conflitto (limite che rimane il più importante punto di differenziazione con le diverse figure dell’arbitro e del giudice).

Il mediatore «civil-commerciale» potrà svolgere la sua attività solo all’interno degli organismi di mediazione iscritti presso un’apposita lista tenuta presso il ministero della giustizia, potendo sceglierne fino a cinque.

Pertanto il mediatore non svolgerà la sua professione autonomamente, ma in collaborazione con l’ente che lo nominerà per la singola procedura di mediazione (avendo sempre l’obbligo di corrispondere immediatamente a ogni richiesta organizzativa del responsabile dell’Organismo).

Il mediatore, di base, deve possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale o comunque deve essere iscritto a un ordine o a un collegio professionale.

Inoltre dovrà possedere determinati requisiti di onorabilità e non dovrà aver riportato condanne definitive per delitti non colposi o a pena detentiva non sospesa oltre a non essere incorso nell’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici o essere stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza. Infine non dovrà avere riportato sanzioni disciplinari diverse dall’avvertimento. Tali requisiti minimi devono essere accompagnati dal compimento di una specifica formazione e di un aggiornamento almeno biennale, acquisiti presso gli enti di formazione, anch’essi accreditati e iscritti dal ministero della giustizia in un apposito elenco.

La formazione di base deve avere ad oggetto determinate materie previste dalla normativa e deve avere una durata complessiva non inferiore a cinquanta ore (divise in percorsi teorici e pratici), con un massimo di trenta partecipanti per corso, comprensivi di sessioni simulate partecipate dai discenti, e in una prova finale di valutazione della durata minima di quattro ore, articolata distintamente per la parte teorica e pratica. I corsi teorici e pratici devono avere per oggetto le seguenti materie: normativa nazionale, comunitaria e internazionale in materia di mediazione e conciliazione, metodologia delle procedure facilitative e aggiudicative di negoziazione e di mediazione e relative tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa, anche con riferimento alla mediazione demandata dal giudice, efficacia e operatività delle clausole contrattuali di mediazione e conciliazione, forma, contenuto ed effetti della domanda di mediazione e dell’accordo di conciliazione, compiti e responsabilità del mediatore.

Inoltre dovranno prevedersi dei percorsi ad hoc di aggiornamento formativo di durata complessiva non inferiore a 18 ore biennali (anche qui articolati in corsi teorici e pratici avanzati aventi ad oggetto le materie precedentemente determinate, comprensivi di sessioni simulate partecipate dai discenti ovvero, in alternativa, di sessioni di mediazione).

Il dm 145/2011 ha inoltre introdotto l’obbligo, per il mediatore alla partecipazione, nel biennio di aggiornamento, ad almeno venti casi di mediazione come «tirocinio assistito». Le modalità di svolgimento di tale tirocinio assistito, che dovrà essere meglio definito con successive circolari ministeriali esplicative, ad oggi deve essere inteso come un aggiornamento formativo e dunque non come «praticantato». Questo postula che il mediatore che abbia appena svolto il percorso formativo obbligatorio di base possa già iscriversi presso un organismo di mediazione, ma che entro due anni debba svolgere anche almeno 20 tirocini assistiti.

Inoltre il mediatore professionale, che svolge abitualmente la sua attività e quindi già può contare su un numero importante di mediazioni al suo attivo dovrà comunque svolgere 20 tirocini assistiti, essendo questi ultimi a oggi equiparati ad aggiornamento professionale.

Interessante infine è l’evoluzione nel campo della formazione. Sempre più Organismi di formazione stanno creando percorsi ad hoc sempre più determinati e precisi per i propri mediatori e sempre più spesso selezionano gli stessi mediatori non solo in base ai criteri minimi di legge, ma anche in base alle loro pregresse esperienze e, cosa sempre più degna di attenzione anche per gli enti di natura pubblica o parapubblica, l’eventuale conseguimento di titoli universitari nei temi dell’Alternative dispute resolution (in pratica, master universitari di primo e secondo livello). Questo anche a seguito di una modifica fondamentale del dm 180/2010 determinata con il dm 145/2011: gli organismi di mediazione da fine agosto 2011 dovranno inserire nei propri regolamenti un criterio preventivo per la scelta del mediatore anche in base alle sua professionalità e, in partenza, in base alla sua tipologia di laurea tenendo conto della natura della lite in oggetto di mediazione.


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