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Viaggio nella Mediazione 3

Viaggio nella Mediazione 3 - Mondo Mediazione

Terzo articolo di una mini serie, già recentemente apparsa su ItaliaOggi, gentilmente offertoci dall'Autore, Prof. Avv. Damiano Marinelli, nostro Socio Onorario.



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VIAGGIO NELLA MEDIAZIONE/ Il peso dei risvolti psicologici al tavolo della conciliazione

Conflitto gestito, sbocchi positivi

Ciascuna parte può apprezzare tesi e ragioni dell’altra


La mediazione è vantaggiosa. Anche da punto di vista psicologico. Quando infatti le parti sono mobilitate nella ricerca di una soluzione positiva al loro conflitto, mettono in atto tutte le energie psichiche di cui dispongono al fine del migliore risultato possibile, che soddisfi le loro aspettative di giustizia. Se è un altro a decidere, invece, le parti non solo non potranno intervenire direttamente nella decisione, ma comunque non avrebbero lo stimolo a farlo, sapendo che alla fine la soluzione sarà comunque trovata, e oltretutto imposta, da un terzo.
Inoltre nel conflitto si possono arricchire le proprie esperienze apprendendo nuove visioni, valori, tesi, punti di vista che sono propri della controparte, ma che la controparte mette a disposizione per corroborare la propria tesi Le parti, insomma, grazie ad una gestione positiva del loro stesso conflitto in sede di mediazione, ottengono diversi vantaggi:

1) Aumento delle motivazioni tendenti al cambiamento
La mediazione, innanzitutto, aiuta le parti a comprendere come la gestione ottimale del conflitto possa aumentare le motivazioni tendenti al mutamento.
Nel conflitto, affrontato in sede di mediazione, le parti si abituano ad essere entità aperte e non chiuse in sé stesse, in quanto imparano a considerare anche l’esistenza dell’altro.
Mutare significa attuare una c.d. «dualità», gestendo il conflitto a due e non l’uno contro l’altro.
Un sistema, sia esso organismo biologico oppure organizzazione sociale, per essere vivente, infatti, deve essere aperto; deve cioè in qualche modo dipendere anche dall’ambiente esterno di cui è parte integrante.
In considerazione di ciò, quindi, la chiusura non porta altro che degrado e dispersione di energie.
Qualunque sistema, quindi, se isolato, muove verso la degradazione ed il disordine, con inevitabile perdita di energia; tali sistemi, si dice, vanno verso uno stato di «entropia», cioè di «caos».
Dall’altro lato, i sistemi aperti, in quanto sono in grado di ricevere energia dall’ambiente circostante, possono reintegrare quella inevitabilmente utilizzata, muovendo quindi verso stati di entropia negativa che si traducono in una fonte di ordine.

2) Gestione costruttiva del conflitto tra le parti
Il conflitto, ben gestito in una procedura di mediazione, in aggiunta, fa apparire i problemi per quelli che sono realmente ed incoraggia le parti in gioco alla risoluzione degli stessi, una volta emersi, costruendo un’opportunità di soluzione della controversia in atto. È chiaro però che la natura costruttiva o distruttiva del conflitto dipende esclusivamente da come lo stesso viene gestito. Il conflitto gestito costruttivamente può condurre ad una pace duratura e ad una forte cooperazione tra le parti.

3) Aumento di mobilitazione di energia psichica
Con il conflitto, poi, vi è un aumento di mobilitazione di energia psichica positiva. La paura dei conflitti, infatti, porta al conformismo e riduce la creatività individuale. Quando ci si sforza di trovare una via di uscita, una soluzione al problema che incombe, invece, si attivano tutti i canali possibili e l’attività psichica ed emozionale aumenta a dismisura, con l’obiettivo di arrivare ad una soluzione, la più soddisfacente possibile, al fine di proteggere la propria persona o il proprio gruppo o la propria famiglia o azienda, dal pericolo.

4) Aumento di coscienza del ruolo delle parti
Il conflitto, inoltre, aumenta la coscienza del proprio ruolo sia all’interno del proprio nucleo di appartenenza (mercato, azienda, famiglia ecc.) in cui si è sviluppato, che all’esterno. Le buone relazioni sociali interpersonali ed intergruppo, infatti, non sono altro che conflitti ben gestiti, in cui alla fine le parti si riconoscono vicendevolmente. Non si può evitare il conflitto, o meglio sognare un’esistenza senza conflitti è pura utopia, perché il conflitto è parte delle esperienze della vita di ogni essere umano. Ogni giorno, infatti, la vita dinamica della collettività e dei gruppi organizzati si muove anche fra divergenze di opinione e contrasti di visioni che, se ben gestiti, la arricchiscono, creando valore aggiunto e vitale, e rafforzando la coesione.

5) Aumento dell’identità delle parti confliggenti
Con il conflitto c’è un aumento dell’identità delle parti confliggenti che porta a una plausibile maggiore comprensione reciproca, finanche alla fiducia reciproca una volta che la disputa sia risolta. Addirittura, nei gruppi il fronteggiare una controparte comune può creare nuove sinergie ed alleanze tra persone che prima non avevano forti relazioni tra loro, contribuendo alla positività delle relazioni al fine di raggiungere un interesse comune. Quando lo scontro inevitabilmente si sviluppa, le parti in gioco, utilizzando solitamente i mezzi che maggiormente le caratterizzano (voce, gesti, postura, documenti alla mano, testimoni, amici, supporter ecc.), tentano con ogni buon auspicio di far comprendere all’altra parte chi si trova di fronte.
Anche la famosa frase «lei non sa chi sono io», proferita in situazioni di accensione conflittuale, è sinonimo di indicazione o quantomeno di informazione di identità. Le parti in conflitto, esprimendo, a ragione o per partito preso, tesi divergenti, sono perciò obbligate a riconoscere l’esistenza reciproca.
Identificandosi e presentandosi reciprocamente, le parti, in aggiunta, si identificano e si presentano anche a loro stesse, rinforzando alla bisogna l’amor proprio, l’autostima e la coscienza di sé e migliorando, se del caso, anche il rapporto con se stesse.

6) Attenzione a tutti i tipi di conflitto
Il conflitto, inoltre, determina un’attenzione ad ogni tipo di conflitto. L’esperienza personale che si acquisisce nella gestione di un conflitto proprio può servire di ausilio per capire i conflitti degli altri e per essere malleabili in ogni occasione conflittuale dovesse presentarsi.

7) Il conflitto come produzione di energia positiva
Il conflitto è costruttore di energia e forza produttiva perché mobilita energia e produce ricchezza psichica, innescando un circolo virtuoso dell’investimento emotivo.
Le emozioni che si creano quando le parti si ritrovano ad un tavolo negoziale sono le stesse, sia che si tratti di un tentativo di conciliazione commerciale tra due manager di multinazionali, sia che si provi a conciliare una questione condominiale tra proprietari di appartamenti. L’energia che ogni parte del conflitto sviluppa, durante l’incontro con l’altra parte, è una carica inesauribile che, se considerata nel giusto verso (e qui si inserisce l’opera del mediatore esperto), produce innovazioni impensabili che portano il più delle volte a soluzioni insperate e creative.


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