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Un'opportunità per il Paese

Un'opportunità per il Paese - Mondo Mediazione
L'editoriale del Dottor Caludio Siciliotti, Presidente del CNDCEC, dal numero di Aprile 2011 di PRESS, la rivista del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili 
Editoriale da PRESS di Aprile 2011 consultabile direttamente cliccando qui.



Un’opportunità per il Paese


L’entrata in vigore della mediazione civile è una speranza per il Paese ed un successo per i commercialisti italiani...

Claudio Siciliotti, Presidente CNDCEC


L’entrata in vigore della mediazione civile è una speranza per il Paese ed un successo per i commercialisti italiani. Una speranza per il Paese perché, nel perdurante stato comatoso della giustizia italiana, può davvero rappresentare lo strumento mediante il quale velocizzare i tempi della composizione di molte controversie. Un successo per i commercialisti italiani perché il modello relazionale basato sulla formalizzazione di un accordo, anziché sulla gestione di un disaccordo, è quello che caratterizza il bagaglio culturale del commercialista, prima ancora che il suo bagaglio professionale.
È fuori di dubbio che molte controversie civili non potranno trovare la loro composizione davanti al mediatore e che per esse, quindi, il filtro obbligatorio rappresentato dalla mediazione costituisce un passo in più che allunga, anziché accorciare, il procedimento. È però del pari indubitabile che una parte significativa di potenziali controversie potranno trovare la loro rapida soluzione proprio nell’obbligatorietà di un momento di confronto davanti ad un soggetto terzo, velocizzando così i tempi del processo vero e proprio per quelle cause che vi accederanno, grazie a tribunali progressivamente sempre meno ingolfati.

La mediazione civile sarà dunque un successo garantito? Assolutamente no, dipende da numerosi fattori. In primo luogo, la qualità dei mediatori, ma anche una disponibilità culturale a non vedere nella mediazione solo un ennesimo passaggio formale. Da questo punto di vista, se si considerano le roventi polemiche che hanno accompagnato l’entrata in vigore dell’istituto, è innegabile che la mediazione civile sembri destinata ad una partenza in salita. Questo vorrà dire che chi, come i commercialisti, ha sin dal principio creduto nel progetto, sostenendolo in ogni sua fase, raddoppierà i propri sforzi per fare in modo che l’istituto funzioni.
Il Cndcec ha lavorato molto per aiutare la categoria a farsi trovare pronta. Ora la palla passa ai tanti colleghi già in possesso dei requisiti per poter svolgere il ruolo di mediatori. C’è chi osserva che il vero business in questo settore è di coloro che formano i mediatori, piuttosto di chi farà il mediatore. Il punto è che la mediazione non è business, almeno come non lo è il patrocinio legale nel processo: è solo un’opportunità per il Paese per risolvere parte dei problemi che affliggono il sistema della giustizia civile.

Come ogni opportunità può essere colta, oppure no. Se però verrà colta, vorrà dire che ci sono mediatori seri, capaci e competenti che consentono di concretizzare le potenzialità insite nell’istituto. E riguardo a questa speranza, ho almeno due profonde convinzioni. La prima: tra i mediatori seri, capaci e competenti saranno molti gli iscritti al nostro Albo. La seconda: quando una persona è seria, capace e competente non ha bisogno di un business preconfezionato e protetto per ritrarre il giusto riconoscimento economico dal proprio impegno. Le basta e avanza un’opportunità per far coincidere l’interesse collettivo con le sue legittime aspettative personali. Un’opportunità di utilità per il Paese e per se stessi: questa è la mediazione civile obbligatoria, questi sono i commercialisti italiani. Una sfida riformatrice sulla quale dovrà ora esprimersi la Corte Costituzionale, confidando che il percorso virtuoso sin qui intrapreso non venga interrotto.
 
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