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Un'altra storia

Un'altra storia - Mondo Mediazione

Primo contributo di un nuovo associato, il Dottor Simone Ferrara




13 Luglio 2011
Dott. Simone Ferrara



CON LA MEDIAZIONE E’ TUTTA UN’ALTRA STORIA…


In un sistema come quello Italiano, dove la cultura “avversariale” è più accentuata che in altri, parlare di mediazione è ovviamente una novità. Tale innovazione non è da ricercarsi solo ed esclusivamente sotto il profilo giuridico, ma bensì nella formazione intellettuale di un intero Paese. Riprendendo il famoso motto di Massimo D’Azeglio, potremmo coniare il nostro slogan: “Abbiamo fatto il Decreto ora facciamo la Mediazione”; nel senso che una volta individuata una certa e precisa disciplina non ci resta che diffondere la cultura della mediazione.

Da sempre la letteratura ha avuto una grande influenza nella formazione culturale delle persone, dunque da mediatore laureato in un CDL di Lettere e Filosofia ho pensato di rivisitare “La Giara”, nota commedia di Luigi Pirandello, immaginando che i fatti si svolgessero dopo il 21 Marzo del 2011.


Don Lolò Zirafa, uomo ricco ed avaro, vedeva dappertutto nemici intenti notte e giorno a depredarlo dei suoi beni, ed essendo di indole litigiosa, non perdeva occasione di citare in giudizio i suoi presunti avversari spendendo una fortuna in liti e facendo spesso perdere la pazienza al suo avvocato che, ogni volta, non vedeva l'ora di toglierselo di torno. Per ogni nonnulla, anche per una pietruzza caduta dal murello di cinta, anche per una festuca di paglia, gridava che gli sellassero la mula per correre in città a fare gli atti. Così, a furia di carta bollata e d'onorari agli avvocati, citando questo, citando quello e pagando sempre le spese per tutti, s'era mezzo rovinato.
Durante il periodo della raccolta delle olive, Don Lolò acquistò un’enorme giara per la conserva dell'olio, ma una volta depositata in magazzino accadde un fatto strano che fece montare il vecchio taccagno su tutte le furie: per ragioni misteriose, il grosso e costosissimo recipiente fu ritrovato perfettamente spaccato in due.
Don Lolò Zirafa, furioso per quanto accaduto, portò a riparare la sua giara da Zi' Dima, un noto artigiano del posto che si vantava di avere inventato un mastice miracoloso. Zirafa, non fidandosi di questo nuovo collante, insistette affinché il conciabrocche utilizzasse anche dei punti di fil di ferro.
Costretto ad obbedire al cliente ed in preda all'ira per aver visto sminuito il suo prodotto magico, Zi' Dima si mise all'interno della giara per eseguire più comodamente la riparazione, dimenticandosi che il recipiente aveva un collo molto stretto. Così, una volta terminato il lavoro, rimase bloccato all’interno dell’infernale contenitore.
Nacque subito una lite: Zi' Dima voleva essere pagato per la perfetta riparazione, mentre Zirafa si dichiarò sì disposto a pagarlo, ma in cambio chiedeva un risarcito danni, in quanto per liberare il povero artigiano c’era bisogno di rompere la giara. Don Lolò, dunque, per non essere in torto davanti alla legge, decise di pagare il conciabrocche ma, non appena uscito dalla bottega, si recò per l’ennesima volta dal suo consulente legale.
L’avvocato, in tutta onestà, consigliò al suo assistito di liberare Zi’ Dima per non incorrere nell’accusa di sequestro di persona. Il parere del legale non ricevette affatto l'approvazione di Don Lolò Zirafa, che ritieneva responsabile Zi' Dima del fatto di essersi balordamente imprigionato nella giara che, una volta rotta per liberarlo, non poteva più essere riparata. Il cocciuto conciabrocche, a sua volta, si rifiutava di risarcirlo affermando di essere entrato nella giara proprio per mettere i punti che don Lolò aveva preteso. Il paziente azzeccagarbugli, informò Don Lolò della possibilità di ricorrere in mediazione e dopo un duro lavoro di convincimento, riuscì ad indirizzarlo verso il nuovo istituto.
Zi’ Dima, che era ancora incastrato nella giara, accettò anch’egli la mediazione, tentando così di risolvere la controversia con un accordo amichevole.
Nel giorno della verità, davanti al mediatore incaricato, Don Lolò espose tutte le sue ragioni e Zi’ Dima fece uguale. Dopo un’estenuante discussione, nella quale ogni parte volle avere ragione, si giunse ad un accordo con il sapiente aiuto del conciliatore. Il conciabrocche si ricordò che all’interno della sua bottega era presente una vecchia giara, ancora più grande di quella in cui era incastrato, ma che necessitava di una piccola riparazione e così si offrì di ripararla gratuitamente chiedendo in cambio l’immediata liberazione e 50 litri d’olio. Don Lolò, dopo aver ragionato per qualche minuto, accettò, conscio del fatto che ormai le olive erano pronte per la spremitura e che in fin dei conti una giara valeva l’altra.
Firmato l’accordo tra le parti, entrambe, con un forte sentore di vincita, si recarono nella piazza del paese a lodare la professionalità e la sapienza del mediatore, ma soprattutto l’utilità della mediazione.

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