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Treviso: 2 Minuti e 49 Secondi per udienza

Treviso: 2 Minuti e 49 Secondi per udienza - Mondo Mediazione


Tribunale di Treviso: un Giudice decide 69 udienze in soli 195 minuti




Articolo tratto da Tirrenonews, visibile direttamente qui.



Il giudice dei record, 2 minuti e 49 secondi per decidere una udienza !!


Martedì 27 Settembre 2011
di Giuseppe Marchese



Il giudice Angelo Mascolo (1) del Tribunale di Treviso, diventa “il giudice dei record” per aver deciso 69 udienze in sole 195 minuti. Praticamente una udienza ogni 2 minuti e 49 secondi. La sala era piena: avvocati, testimoni , qualche pm, ufficiali di polizia giudiziaria. Poi, dal primo all'ultimo, senza un attimo di respiro, il magistrato ha iniziato ad aprire e chiudere le udienze. A mezzogiorno e un quarto, poco più di tre ore dopo, era tutto finito: una trentina di rinvii e altrettante scelte di rito alternativo (nessuna vera udienza, dunque) e la giornata era passata in archivio. Subito dopo, Mascolo sorrideva con la cartellina sottobraccio e a chi l'ha fermato nei corridoi complimentandosi per il record - in 195 minuti aveva appena celebrato 69 udienze, in media poco meno di tre minuti ciascuna - lui ha risposto facendo spallucce: "Cosa volete che faccia, altrimenti?".Il caso del giudice record, raccontato dal Corriere Veneto, ha creato però una serie di polemiche sulla "facilità" della giustizia. Una malattia silenziosa che certo non riguarda solo il tribunale di Treviso e che ha scatenato le ire del presidente del tribunale Giovanni Schiavon più e più volte: le lacune nel personale. La provincia di Treviso ha più di 800.000 residenti, ma solo 34 sono i magistrati in organico e 28 quelli effettivi, una delle peggiori situazioni a livello nazionale.

Ma il giudice Angelo Mascolo è un giudice con forti attributi. Per capirci è quello che il 28 aprile 2011 ha dichiarato in pieno processo che “Tenere in carcere tre persone per le inadempienze della polizia giudiziaria è impensabile” E così dopo 6 mesi di detenzione ha posto il libertà 3 persone chiamate a rispondere della contestazione di detenzione ai fini di spaccio di circa un chilogrammo di marijuana del tipo "Skunk".

Parole che hanno tracciato l’aula del tribunale, sulla quale era nel frattempo scesa un’aria di gelo. Aveva un diavolo per capello il giudice Mascolo perché non poteva essere celebrato il processo ai tre spacciatori, arrestati il 28 ottobre 2010 e da allora in carcere. Ha ripetutamente scosso la testa e poi, prima di aggiornare il processo, ha preso in esame la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere dei tre imputati presentata dagli avvocati Luigi Fadalti e Stefania Bertoldi. Per certi versi inaspettata la decisione che però era nell’aria non essendo sussistenti né il pericolo di fuga, nè di inquinamento delle prove, né di reiterazione del reato, né la pericolosità sociale degli imputati. Il giudice Mascolo, senza ulteriori rinvii, ha così accolto le richieste delle difesa e ha concesso gli arresti domiciliari a Roberto Mosole, 52 anni, di Riese Pio X; Sergio Cariddi, 31 anni, di Collalto di Conegliano; e Maurizio Rilante, 54 anni, di Udine.

A far arrabbiare il giudice una serie di circostanze sfavorevoli agli inquirenti. Nella precedente udienza gli avvocati difensori avevano chiesto l’acquisizione di alcuni tabulati telefonici che avrebbero potuto essere favorevoli ai tre imputati. La registrazione di quelle chiamate non era pronta e, di conseguenza, la difesa era stata privata di elementi per sostenere le proprie argomentazioni. Una leggerezza sulla quale il giudice, seppur contrariato, stava passando sopra. Ha così chiesto di ascoltare la testimonianza, fissata da tempo, di un investigatore della polizia. Ma il poliziotto non c’era. Il motivo? Si era preso un periodo di ferie e, con tale giustificazione scritta, aveva motivato la propria assenza. Solo a quel punto il giudice Mascolo ha perso la pazienza. Si è quasi sentito preso in giro perché il processo, fissato giorni prima, nei fatti non poteva essere celebrato nonostante fosse un preciso dovere farlo, essendoci tre persone in custodia cautelare e private della libertà personale. Gioco forza l’aspra critica alla polizia giudiziaria e la concessione degli arresti domiciliari ai tre imputati che hanno così potuto lasciare dopo sei mesi il carcere e fare ritorno nelle proprie case.”il Gazzettino.it”

(1) Angelo Mascolo diceva nel febbraio 2006 in occasione dell’incontro sul tema “La lentezza della giustizia” organizzato dal Circolo Culturale Bertrand Russell, dall’Associazione Amici di Treviso e dall’Associazione Mazziniana di Treviso.

“L’Italia sembra impregnata di valori liberali, ma non lo è. I pochi che vorrebbero decidere non per sé ma per lo Stato potrebbero riunirsi tutti in una cabina telefonica, tanto per dare l’idea dei numeri... L’ultima legislatura ha affossato quasi del tutto la giustizia. Non condivido l’ottimismo di Candiani: la situazione è peggiorata e continua a peggiorare. La vivo in prima persona come modesto giudice penale e vedo intorno a me tanti sintomi di disfacimento. E mi chiedo: se qui al Nord mancano i mezzi per lavorare, come sarà la situazione a Catania? Di solito un processo si concludeva in 2 mesi, adesso solo per iniziarlo servono dai 5 ai 6 mesi. Ecco cosa succede nel Paese della devolution: se il Tribunale o la Procura cita a giudizio e chiama a testimoniare previa raccomandata, dopo averla mandata al cittadino, la raccomandata viene inviata a Roma e da lì poi ritorna qui. Il 50% si perde per strada e il 50% arriva quando vuole, mentre i processi procedono a singhiozzo. Quello che sta cambiando sta cambiando in peggio. Non dico lo si faccia apposta, però...”

E poi continuando : “In America c’è un giudice che fa da arbitro per i giurati. Poi, chi ha l’avvocato più istrione vince, colpevole o meno. Noi siamo a metà. Così capita che i giudici non sappiano nulla del caso che affrontano e se gli avvocati non fanno bene il loro dovere distruggono il cliente. Una volta questo non succedeva. Non solo: un rapinatore, magari povero e nullatenente, ha diritto a un avvocato d’ufficio che può scegliersi. Il migliore per esempio che viene pagato dallo Stato, per tutte le fasi processuali. Ecco allora che magari può anche venire la tentazione di allungare apposta il procedimento... La verità è che siamo di fronte all’abrogazione dei singoli che cercano di fare il loro dovere. E’ uno stato di coma. Un esempio? Per tre anni noi non sapremo se chi stiamo giudicando ha pendenze penali, perché il casellario giudiziario di chi è condannato viene compilato a mano e inviato a Roma. Figuriamoci al Sud...”

La giustizia è dunque lenta, anzi lentissima, abdica al suo ruolo e perde in fiducia nella gente: “Non ispiriamo fiducia alla gente – replica Mascolo - Perché ci insulta? Forse perché ce lo siamo meritati? Parliamoci chiaro: abbiamo assistito all’ingresso della politica tra noi, non possiamo avere la coscienza pulita. E ora vediamo davanti a noi un grande sistema che si autoalimenterà solo finché ci saranno i soldi, questa è la realtà”.

Niente sfugge a questo sfacelo, neppure servizi utili al cittadino come ‘i giudici di pace’: “Un tempo i giudici di pace dovevano occuparsi di cause da pochi soldi – aggiunge Mascolo - Laureati, persone per bene o anziani avevano il compito di stabilire solo una cosa: se uno aveva ragione oppure no, in modo rapido. Ora le procedure che li riguardano sono peggiori delle nostre, complicate. Dopo il Giudice di pace, adesso, si va dritti al Tribunale e in Cassazione. E mi chiedete se sono pessimista? Io so solo che il lavoro che prima facevo in 2 mesi, ora lo faccio in 8. Ma badate bene: ognuno ha le sue responsabilità. Anche la gente è diventata più cattiva, ci si fa causa magari solo per infliggere 50 euro di multa, solo perché uno vuole accanirsi, vuole colpire, vuole punire l’altro. E i processi con 50 imputati di mafia e 100 difensori? Un caos. Non arriveranno mai alla fine, con questo tipo di procedura. Si spera allora che un domani la procedura verrà cambiata: ma la cambieranno per davvero? Certo, la voce dell’imputato è importante ma della voce della vittima non sembra fregare più nulla a nessuno, questa è la verità...”

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