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Sulla mediazione tocca alla consulta

Sulla mediazione tocca alla consulta - Mondo Mediazione
Tratto da Eutekne.info il quotidiano del Commercialista, l'articolo prende in esame il ricorso sulla mediazione presentato al TAR del Lazio dall'OUA,
Articolo tratto da Eutekne.info il quotidiano del commercialista del giorno 13 Aprile 2011 e consultabile direttamente qui



Roberta VITALE
Mercoledì 13 aprile 2011



Finalmente la tanto attesa pronuncia del TAR sulla mediazione. Con l’ordinanza n. 3202 depositata ieri, il TAR Lazio ha infatti dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale di alcuni articoli del DLgs. 4 marzo 2010 n. 28, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.
Il TAR, ha disposto, quindi, la sospensione del giudizio, con trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Il TAR si è pronunciato a seguito del ricorso presentato dall’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana), insieme ad alcuni Consigli dell’Ordine e Associazioni Forensi, e del ricorso presentato dall’UNCC (Unione Nazionale delle Camere Civili), per l’annullamento del regolamento attuativo, DM 18 ottobre 2010 n. 180, recante “la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28”.

I ricorsi sono stati presentati anche per la dichiarazione della non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 16 del DLgs. 28/2010, in riferimento agli artt. 24, 76 e 77 Cost.
Si sono opposti alle suddette richieste, fra gli altri, l’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (AIDC) e l’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti contabili (UNGDCEC).

Nello specifico, il TAR ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 16 del DLgs. 28/2010, in relazione agli artt. 24 e 77 della Costituzione.

Al vaglio successivo della Corte Costituzionale, dunque, l’art. 5, comma 1, del DLgs. 28/2010:
- primo periodo, che ha introdotto a carico di chi vuole esercitare in giudizio un’azione relativa alle controversie in determinate materie espressamente individuate (fra le quali condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, locazione, ecc.) l’obbligo del previo tentativo del procedimento di mediazione;
- secondo periodo, che prevede l’esperimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale;
- terzo periodo, che per l’improcedibilità prevede l’iniziativa del convenuto o del giudice.

Sotto esame, inoltre, l’art. 16, comma 1, del DLgs. 28/2010 ai sensi del quale abilitati a costituire organismi di mediazione sono gli enti pubblici e privati, “che diano garanzie di serietà ed efficienza”.

Gli articoli sopra citati – ha sostenuto il TAR – sono in contrasto con l’art. 24 Cost. – che prevede che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi – “nella misura in cui determinano, nelle considerate materie, una incisiva influenza da parte di situazioni preliminari e pregiudiziali sull’azionabilità in giudizio di diritti soggettivi e sulla successiva funzione giurisdizionale statuale, su cui lo svolgimento della mediazione variamente influisce”.

Nelle motivazioni del TAR, sembrerebbe rilevante il fatto che non si garantisca, “mediante un’adeguata conformazione della figura del mediatore”, ai privati di non subire “irreversibili pregiudizi derivanti dalla non coincidenza degli elementi loro offerti in valutazione per assentire o rifiutare l’accordo conciliativo, rispetto a quelli suscettibili, nel prosieguo, di essere evocati in giudizio”.

Il contrasto con l’art. 77 Cost. viene giustificata dai giudici, in particolare, con le seguenti motivazioni.
In primis, il legislatore non avrebbe previsto direttamente l’obbligatorietà del previo esperimento della mediazione per l’esercizio della tutela giudiziale in alcune materie.
In secondo luogo, la normativa risulterebbe addirittura in contrasto con alcuni principi e criteri direttivi fissati dalla legge delega (art. 60 della L. 18 giugno 2009 n. 69).
 
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