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Sulla mediazione botte e risposta Siciliotti De Tilla

Sulla mediazione botte e risposta Siciliotti De Tilla - Mondo Mediazione
Inizia a farsi sentire anche il fronte di chi, dopo avervi investito, ora teme di essere tagliato fuori dalla Mediazione.
Articolo tratto da Guida al Diritto Civile de Il Sole 24 Ore consultabile direttamente cliccando qui.




Sulla mediazione botta e risposta Siciliotti De Tilla


Francesco Machina Grifeo
13 Maggio 2011



Mentre si fa sempre più duro il dissenso di Oua e Anf contro l’ipotesi di accordo fra ministero della Giustizia, Cnf e alcuni ordini locali, fra cui Roma e Milano, rei di aver “capitolato” sulla battaglia più importante nella partita della mediazione civile: la fine dell’obbligatorietà; si inizia a far sentire anche il fronte di chi, dopo avervi investito, ora ha paura di essere tagliato fuori. Contro l’abolizione della obbligatorietà si schierano, dunque, con forza l’ordine dei commercialisti e le camere di commercio. (il resoconto della giornata di ieri: Accordo sulla mediazione, per l'Oua l'avvocatura boccia il "compromesso)

Siciliotti: la riforma non si tocca
Nella mattinata di ieri Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, ha avuto un confronto sulla riforma con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Siciliotti ha ribadito il suo no a qualsivoglia ipotesi di abrogazione della obbligatorietà della mediazione e di sospensione dell’operatività della riforma. E anche in relazione all’ipotesi che possa essere introdotta l’obbligatorietà dell’assistenza tecnica legale in sede di mediazione sono state espresse “forti perplessità”.
Secondo Siciliotti, infatti, “è fuori di dubbio che un numero rilevante di mediazioni si svolgono e si svolgeranno con la partecipazione dei legali delle parti, ma è giusto che ciò sia rimesso alla loro volontà, laddove invece l’obbligatorietà, in una fase che resta pregiudiziale, determinerebbe la percezione da parte del cittadino di una moltiplicazione di oneri imposti e sarebbe davvero un risultato paradossale, atteso che la riforma mira proprio ad abbattere i costi della giustizia per il cittadino, oltre che a snellirne i tempi”. Da parte sua, il Ministro Alfano, condividendo i punti ritenuti cardine dai commercialisti, ha assicurato che qualsiasi scelta sarà compiuta tenendo conto della necessità di mantenere inalterato lo spirito della riforma, senza aggravi aggiuntivi per i cittadini.

L’ Oua chiama allo sciopero il 23 giugno a Napoli
“L'Organismo unitario dell'avvocatura, i 150 Ordini forensi, le Associazioni Forensi che hanno portato avanti le lotte di questi mesi” contro la mediazione obbligatoria “non si tirano indietro” nella battaglia intrapresa e invitano la categoria “a partecipare alla giornata di astensione dalle udienze e alla manifestazione pubblica nazionale che si terrà il 23 giugno prossimo a Napoli”. È questa la dura risposta dell’Oua per bocca del presidente Maurizio De Tilla, che definisce un “accordicchio” quello raggiunto tra il ministro della Giustizia, il Cnf e alcuni presidenti di Ordini forensi, replicando sia a chi difende quell'intesa, sia a chi la contesta, “cioè i commercialisti, in testa il presidente Claudio Siciliotti, nonché‚ la galassia del business della conciliazione”. Tutti loro, osserva De Tilla, “dimenticano due questioni: la prima è che il decreto legislativo è sotto l'esame della Corte costituzionale, la seconda che questo sistema non rispetta l'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea”.
“Lo scambio “elettorale” su cui convengono il ministro Alfano e alcuni avvocati, cioè la presenza obbligatoria del legale e la cabina di regia non tiene conto delle ragioni prioritarie della nostra battaglia, cioè la difesa dei diritti dei cittadini contro un sistema che non esiste in nessun paese Europeo”.

Cciiaa: la presenza del legale fa lievitare i costi
Per il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello “la possibilità che venga introdotta la presenza obbligatoria degli avvocati è una questione che non cambia la sostanza dal punto di vista tecnico. Le istanze di mediazione che sono giunte finora alle Camere di commercio, nel 70% dei casi, sono state infatti presentate con l'assistenza di un avvocato. Certo, c'è il rischio che in questo modo aumentino i costi. Sull'introduzione di un limite all'importo delle mediazioni obbligatorie siamo contrari perché, visto il valore dei contenziosi tra imprese, in media superiore ai 145mila euro, per loro si azzererebbe, di fatto, la possibilità di ricorrere a questo strumento”.

“Non va dimenticato - conclude Dardanello - che le Camere di commercio e gli altri organismi di mediazione hanno sostenuto ingenti investimenti in questi anni per promuovere la cultura della conciliazione e per formare personale qualificato. Credo perciò che qualunque, eventuale, intervento correttivo sull'impianto della riforma debba evitare di svuotarne la portata innovatrice e mantenerne lo spirito di strumento pratico, rapido ed economico al servizio di cittadini e imprese”.

Il notoriato: no al tetto dei 5mila euro
Per il presidente dei notai Giancarlo Laurini, “un accordo tra ministero e avvocatura” va comunque “salutato con favore”, perché “un intervento di questa portata è difficile che abbia successo senza il favore dei diretti interessati”. Del resto aggiunge, “una buona mediazione può passare anche attraverso l'obbligo di presenza di un legale. Sono invece perplesso per la possibile introduzione del limite dei 5mila euro sull'obbligatorietà. Mi pare un tetto troppo basso e poco ambizioso: comprenderebbe alla fine soprattutto le cause da incidente stradale e poche altre”.



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