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Riforma forense e refendum contro la Mediazione

Riforma forense e refendum contro la Mediazione - Mondo Mediazione

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Le mozioni conclusive approvate dal Congresso nazionale straordinario forense

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Articolo tratto da Diritto24 , visibile direttamente qui.

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Riforma forense e referendum contro la mediazione

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Martedì 27 Marzo 2012

Guida al Diritto

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Sono 15 mozioni conclusive approvate dal Congresso nazionale straordinario forense di Milano che ha visto oltre 2200 partecipanti, con oltre 1200 delegati, provenienti da tutta Italia, in rappresentanza di 165 Ordini degli avvocati e delle associazioni forensi. L’avvocatura presenterà una richiesta di revisione della proposta di legge di riforma della professione forense all’esame del Parlamento.

 

Le altre mozioni hanno riguardato tutte le altre questioni sensibili: dalle riforme sulla giustizia al tirocinio dei praticanti. È stata approvata la mozione che prevede la promozione di un referendum popolare abrogativo della obbligatorietà della mediazione; quella sulla geografia giudiziaria; quella sull’istituzione del tribunale delle imprese, ritenuta incostituzionale e socialmente iniqua; sulle tariffe il Congresso ha stabilito di perseguire la reintroduzione delle tariffe e dei minimi inderogabili, di sanzionare con la nullità l’accordo su un compenso manifestamente inadeguato alla prestazione e prevederne un illecito deontologico, così come per il preventivo di massima; sulle società di avvocato la decisione è stata quella di chiederne l’abrogazione secca; altre mozioni hanno riguardato tirocinio (effettivo e con equo compenso), giustizia tributaria, giustizia amministrativa.

 

La riforma forense
La proposta di revisione della proposta di legge di riforma della professione forense all’esame del Parlamento pur tenendo conto dei recenti interventi legislativi tra Manovre e Cresci-Italia, ribadirà la specificità dell’avvocatura e la sua funzione costituzionale di tutela dei diritti dei cittadini. 

Dall’assise dell’avvocatura è arrivato un netto rifiuto ai progetti governativi di “liberalizzazione” della professione, attuati con regolamenti ministeriali sottratti al controllo del parlamento. Il Congresso dunque ha dato mandato ai vertici dell’avvocatura a sostenere la proposta di legge già approvata dal Senato e oggi all’esame della commissione giustizia della camera e di lavorare ad alcune sue modifiche tenendo conto delle novità legislative intervenute da agosto ad oggi. Tutto dovrà essere fatto il prima possibile. 

Da lunedì, dunque, le varie componenti istituzionali e associative dei legali riprenderanno il cantiere della riforma che dovrà essere attuata, ha stabilito con fermezza il Congresso, con legge ordinaria.

“Dal Congresso viene un forte invito all’unità in un momento in cui l’avvocatura deve fronteggiare la iniziative governative che con l’uso ideologico del diritto comunitario e del’emergenza economica pretenderebbero di mortificare la funzione dell’avvocatura, asservendola a una logica mercantile. L’avvocatura coralmente a detto no: i diritti non sono merce”, ha commentato il vicepresidente del Cnf, Ubaldo Perfetti.

De Tila, verso una grande manifestazione nazionale

Per Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua (organismo unitario dell'Avvocatura italiana) «gli avvocati sono 230 mila e rappresentano oltre un milione di voti» sono pronti se il dialogo con la politica venisse ancora una volta respinto, «a protestare, con astensioni, con la disobbedienza civile e con una grande marcia gandhiana che attraverserà tutto il Paese e che culminerà con una grande manifestazione nazionale a Roma».

 

De Tilla ha parlato di «un'assise matura che, unitariamente, chiede al Governo, ancora una volta, di aprire un dialogo su snodi centrali per il Paese». «Il congresso straordinario ha approvato importanti mozioni - ha spiegato - che sono l'asse di una proposta complessiva da presentare alla Politica: chiediamo che si restituisca al Parlamento quella centralità necessaria per legiferare in modo coerente e non frammentario per il buon funzionamento della giustizia, garantendo il suo carattere pubblico e universale, per la riduzione della durata dei processi e dell'arretrato, per la modernizzazione della professione forense. Basta, però, con i colpi di mano estivi o natalizi e con il ricorso eccessivo ai decreti legge».

 

«Questi - ha proseguito il presidente Oua - sono alcuni dei paletti fissati dal congresso. Sulla mediaconciliazione: si è chiesta l'eliminazione dell'obbligatorietà, vista l'evidente fallimento del sistema vigente in Italia, unico in Europa, non rispondente alle direttive europee, caro e limitativo dei diritti dei cittadini e di fatto incostituzionale. È bene ricordare che siamo in attesa, appunto, delle decisioni tanto della Corte di Giustizia europea e della Corte Costituzionale. Ma non basta: a Milano abbiamo deciso, comunque, di avviare una campagna per indire un referendum abrogativo, come proposto dagli ordini della Campania».

«Sulla geografia giudiziaria - ha concluso de Tilla - abbiamo chiesto la non attuazione della legge delega e ribadito il nostro no alla chiusura generalizzata di tribunali (circa 50), sedi distaccate e uffici dei giudici di pace (oltre 700)».

 

I TEMI DEL CONGRESSO

 

Geografia gudiziaria Gli avvocati chiedono che non si dia seguito all’attuazione della delega, un passo a cui deve seguire l’ istituzione di un tagEvolo di lavoro.

 

Mediazione - Sulla mediazione i delegati degli ordini della Campania vogliono un referendum abrogativo popolare. L’idea è quella di chiamare i cittadini a votare contro l’obbligatorietà, attualmente prevista dalla norma.

 

Tribunale delle imprese - Due vie per il tribunale delle imprese. C’è chi vota per l’abrogazione tout court, chi chiede di cambiare il criterio dei distretti. «Per evitare una giustizia a due velocità» che privilegi le aziende senza guardare al cittadino si chiede l’istituzione del tribunale della famiglia.

 

Riforma dell'ordinamento forense - La riforma dello statuto degli avvocati non può essere fatta con un regolamento. La sede per approvare il nuovo ordinamento forense deve essere quella del Parlamento. A consiglio nazionale forense e Organismo unitario dell’avvocatura è affidato il mandato a presentare un progetto organico entro il 12 aprile

 

Tirocinio - Sul tirocinio cambiano i punti di vista sui tempi da passare negli atenei e negli studi legali. Per quanto riguarda la formazione si pensa a come correre ai ripari nel caso continui l’empasse dello Statuto. La soluzione è nel metodo "fai da te" con l’approvazione di un regolamento che lasci ai consigli dell’ordine il compito di gestire le scuole.

 

Tariffe professionali - Diverso il punto di vista sulle tariffe forensi. Si chiede il ripristino immediato ma, non manca chi, pensando di perdere la battaglia, prevede un piano "b" contro le cause svendute. Una mozione tende, infatti, a far mettere nero su bianco un obbligo deontologico ad astenersi dal fare preventivi finalizzati solo ad accaparrarsi il cliente. Nulli invece i patti in cui si scende sotto una soglia minima degli onorari

 

Società di capitali - Ribadita la contrarietà alle società di capitali. In via subordinata si chiede di aumentare le garanzie utili a scongiurare i rischi di «inquinamento» degli studi professionali

 

Processo civile - Obbligo dell’assistenza legale anche per le cause che hanno un valore inferiore ai 1.100

euro. Un’altra abrogazione che urge, secondo gli avvocati, è quella della norma che lascia al cittadino la libertà sulla scelta di farsi rappresentare nei giudizi di scarso valore. facoltà che, per i firmatari della delibera, viola il diritto di difesa.

 

Giustizia tributaria- Norme e nozioni chiare e interpretabili. Una delibera che ha come primo firmatario il presidente dell’ordine di Milano Paolo Giuggioli, per chiedere una riforma organica della giustizia tributaria e la riduzione di una inutile pressione fiscale con conti pubblici ormai fuori controllo.

(Il Sole24Ore)

 

 

Avvocati: no a derive mercantilistiche, avanti con le proteste

 

Venerdì 23 marzo 2012 - Non fa sconti a nessuno l'avvocatura che questa mattina presso il MiCo Congressi di Milano ha aperto il Congresso nazionale forense straordinario organizzato congiuntamente da Consiglio nazionale forense, Organismo unitario dell’avvocatura Italiana, Cassa forense e Ordine degli avvocati di Milano.

 

Verso le 10 e 30 si diffonde in sala la notizia del malore avuto da Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense. Circa un’ora dopo al suo posto prende la parola il vicepresidente Perfetti che rilancia l'allarme contro riforme dettate "dalla primazia dell'economia sui diritti". La mattinata però si è aperta con i fischi della platea al sottosegretario Martini sulla questione delle società tra professionisti. A seguire è intervenuto Paolo Guggioli, presidente dell’Ordine di Milano secondo cui l’“obiettivo delle manovre e dei decreti è non far crescere l'Italia dei diritti”, lanciando anche l’allarme sugli organismi di mediazione: il numero e le attività sono fuori controllo. A seguire il presidente Oua Maurizio de Tilla secondo cui gli avvocati non saranno mai dipendenti delle imprese. E poi con riferimento agli avvocati parlamentari che hanno votato la fiducia al Dl liberalizzazioni ha aggiunto: dovrebbero dimettersi. Infine, de Tilla ha ribadito l’allarme criminalità: con le le società di capitale a rischio infiltrazioni e riciclaggio, soprattutto al Nord.

 

Il saluto della Severino

E arriva anche il saluto del ministro della Giustizia, Paola Severino, che nell'augurare all'assemblea forense “un proficuo e costruttivo lavoro”, ha affermato che “dal confronto di idee ed opinioni, anche quando il dibattito è acceso per l'importanza dei temi vitali all'esercizio corretto della professione forense, possano nascere spunti rilevanti per la soluzione dei problemi dell'Avvocatura italiana”.

 

Cnf, l’intervento del vicepresidente Perfetti

Combattere la visione mercantilistica dei diritti e della professione forense del Governo; reagire alla crisi del monopolio statale della giurisdizione; puntare all'abrogazione delle norme delle varie Manovre che mortificano i valori essenziali dell'avvocatura, professione alla quale la Costituzione riconosce una specificità; approvazione di uno Statuto che rafforzi accesso, formazione, specializzazione, controllo deontologico domestico, qualificazione; unità dell'avvocatura come monito alla politica contro l'affievolimento dei diritti. Si declina su questi quattro punti la relazione che il vicepresidente del Consiglio nazionale forense, Ubaldo Perfetti, ha tenuto, in sostituzione del presidente Guido Alpa, in apertura dei lavori del Congresso forense straordinario che si tiene a Milano oggi e domani.

 

Il Congresso dell'avvocatura, «I diritti non sono merce», è stato convocato d'urgenza per esprimere tutto il disagio di una categoria che sta subendo cosiddette «riforme», ideologicamente dettate dalla primazia dell'economia sui diritti. «Riforme viziate dall'uso ideologico del diritto comunitario e dall'uso ideologico dell'emergenza economica», ha detto Perfetti.


«L'avvocatura deve combattere la visione mercatistica che si sta imponendo nel Paese. Gli ultimi interventi, dalla Manovra di luglio al decreto Cresci-Italia, stanno modificando profondamente il volto della professione e con arroganza lo fanno con atti amministrativi regolamentari - ha denunciato - È così che incideranno su una attività professionale che è riconosciuta dalla Costituzione».


Per il vicepresidente del Cnf «quel che è peggio è che con la stessa visione si interviene sul processo e sulla tutela dei diritti, con provvedimento che apparentemente sembrano frammentari (mediazione obbligatoria, aumenti dei costi di accesso alla giustizia, sanzioni pecuniarie nel processo) ma che in realtà corrispondono a un disegno preciso: mettere in crisi il monopolio statale della giurisdizione, privatizzare la giustizia. Contro questo disegno l'avvocatura deve reagire».


Perfetti ha evidenziato come le scelte del Governo siano «di retroguardia» rispetto alla visione più moderna della Unione europea, che con la Carta dei diritti fondamentali ha ribaltato la visione economicistica in funzione di una maggiore tutela dei diritti a garanzia dei cittadini.

 

«L'avvocatura non può rinunciare alla sua autonomia, espressa anche attraverso gli Ordini; non accetta la mortificazione in atto e deve insistere a chiedere una propria riforma con legge, con la consapevolezza della necessità di modifiche che ormai sono ineluttabili. Dobbiamo continuare la nostra azione per ottenere l'abrogazione di quelle norme che sono contrarie ai valori fondanti della professione come le società con soci di puro capitale, un tirocinio ridotto, la completa abolizione dei riferimenti tariffari». Agli avvocati in Congresso, Perfetti ha poi fatto un appello all'unità, a individuare quello che unisce per mandare un forte monito alla politica a «non mercificare i diritti».di Alessandro Garimberti

 

De Tilla, attacco costante, avanti con le proteste

C'è un "attacco costante" agli avvocati, ma ora "basta con le aggressioni": andremo avanti con le proteste, dalla "disobbedienza civile contro la conciliazione obbligatoria" alla "grande manifestazione nazionale a Roma al culmine di una marcia gandhiana che attraverserà tutto il paese". "Siamo alla vigilia di una 'primavera italiana' degli avvocati". È la sfida lanciata dal leader dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla.  


"Questo Governo - ha avvertito - non può sospendere la democrazia, non può disprezzare il dialogo sociale. Si rottama e si privatizza la giustizia, chiudendo Tribunali, sedi distaccate e uffici dei giudici di pace, mentre con l’incostituzionale e fallimentare mediaconciliazione obbligatoria si svende ai poteri forti la macchina giudiziaria. Non solo: si attaccano gli avvocati eliminando le tariffe minime e introducendo i soci di capitale. A pagare in termini di diritti sono solo i cittadini e la stessa Costituzione".


“Nel nostro Paese - ha attaccato ancora il leader dell'Oua - assistiamo a una crisi di democrazia e di rappresentanza e l`avvocatura non è più disposta a continuare a subire senza reagire. Siamo oltre 230 mila, altro che 'casta', e costituiamo un bacino di oltre 1 milione di voti. Ora, ne abbiamo preso coscienza e ne trarremo le dovute conseguenze: non voteremo chi ha affossato la professione forense dando la fiducia. Anzi, chiediamo da questa assise che questi avvocati-parlamentari abbiano la coerenza di dimettersi dall’albo professionale. Ringraziamo, invece, quelli che non l`hanno fatto, tra questi gli onorevoli Frassinetti, Caruso e Paniz".


Infine, de Tilla si è rivolto ai magistrati: "Con l`Anm abbiamo firmato un Patto per la giustizia per modernizzare la macchina giudiziaria. Ma dai magistrati, in questi mesi, non abbiamo ricevuto nessun impegno concreto. La conclusione che dobbiamo trarre è che solo gli avvocati sono preoccupati per la tutela dei diritti dei cittadini e allora tanto vale disdettare quel Patto. E forti delle nostre ragioni marceremo in modo non-violento, in tutta Italia, fino a una grande manifestazione conclusiva a Roma".

 

 

Avvocati pronti alle barricate. Si apre a Milano il Congresso straordinario

 

Venerdì 22 marzo 2011, ore 9,00 - Non fa sconti a nessuno l'avvocatura che questa mattina presso il MiCo Congressi di Milano ha aperto un Congresso nazionale forense straordinario organizzato congiuntamente da Consiglio nazionale forense, Organismo unitario dell’avvocatura Italiana, Cassa forense e Ordine degli avvocati di Milano. Per Giuggioli, l'Ordine che ospita l'Assise, è in atto una mortificazione della categoria e dei diritti a cui bisogna far fronte. Alpa (Cnf) si schiera contro la logica liberista, che impedisce ai legali di svolgere il loro ruolo. De Tilla denuncia lo stilicidio di interventi normativi che non incidono sui mali della giustizia. Per Bagnoli (Cassa forense) i conti della previdenza sono in ordine. E' il decreto Salva-Italia che rischia di far saltare tutto

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