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Riflessioni sulla Mediazione in attesa del nuovo governo

Riflessioni sulla Mediazione in attesa del nuovo governo - Mondo Mediazione

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A seguito della Sentenza della Consulta, molti Organismi hanno dovuto chiudere e molti Mediatori hanno dovuto abbandonare un progetto nato per migliorare una disastrata Giustizia

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Articolo tratto da L'AltraPagina, visibile direttamente qui.

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Riflessioni sulla mediazione civile in attesa del nuovo Governo

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Mercoledì 9 Gennaio 2013

Admin

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(di Matteo Gallo *) – Da quando la Corte ha sanzionato l’eccesso di delega legislativa dichiarando incostituzionale la mediazione obbligatoria, il popolo ADR ha subito un drammatico ridimensionamento sia della propria immagine, che già faticava tra il conservatorismo all’italiana, sia della propria attività lavorativa.

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Tanti Organsimi di Mediazione non forti economicamente hanno chiuso, altri chiuderanno prossimamente, molti mediatori hanno deciso di abbandonare il progetto. Se a ciò aggiungiamo una consistente mole di licenziamenti ( soprattutto di giovani) ci rendiamo conto di come il colpo inflitto dalla Consulta sia inevitabilmente doloroso.
È paradossale rilevare come un istituto nato per migliorare una distrata Giustizia, deflazionando l’enorme contenzioso pendente, cade sotto i colpi della stessa.
Ma a mio avviso, l’aspetto più drammatico attiene proprio alle motivazioni che la corte ha proferito in merito.
A dispetto di quanto molti sostenevano tutte le questioni di costituzionalità più rilevanti sollevate sono state respinte dalla Corte, che ha individuato esclusivamente l’eccesso di delega già professato con il noto comunicato stampa.
Per comprendere meglio il valore della sentenza della Corte, va individuata la sentenza n. 276 del 2000 in materia di tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie di lavoro.
In tale occasione la Corte costituzionale affermò l’insussistenza del vizio di eccesso di delega, nonostante la legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa), non prevedesse l’obbligatorietà della conciliazione. Da un punto di vista strettamente giuridico, Stessa, identica situazione ma decisioni diverse.
Nel caso della mediazione civile infatti, ed in riferimento a tale sentenza, la corte si esprime come segue “la fattispecie qui in esame è, invece, diversa: a parte la differenza di contesto, essa delinea un istituto a carattere generale, destinato ad operare per un numero consistente di controversie, in relazione alle quali, però, alla stregua delle considerazioni sopra svolte, il carattere dell’obbligatorietà per la mediazione non trova alcun ancoraggio nella legge delega”.
La nostra forma di stato stabilisce che il potere legislativo è proprio del parlamento mentre governo, organo esecutivo detiene il potere di indirizzo politico. Se il governo individua che nell’attuale Giustizia civile l’interesse generale da perseguire attiene proprio alla deflazione del carico pendente relativamente a tali materie come si può sostenere che le materie siano tante? Si puó realmente diminuire il contenzioso pendente individuando un limitato numero di materie? Così facendo non solo si verrebbe meno alla direttiva comunitaria che stabilisce una reale diffusione della mediazione, ma si lede sostanzialmente il sovrano interesse generale del popolo Italiano, schiacciato da un servizio giustizia disastroso.
Da questa sentenza si rileva come siano più assorbenti e considerevoli il numero di materie che non troverebbero ancoraggio nella delega, piuttosto che l’interesse generale del popolo Italiano a ricevere una giustizia rapida e puntuale.
Inoltre, mi chiedo come mai la Corte si sofferma sull’analisi del contesto su cui la mediazione si trova ad operare.
Il contesto, le decisioni legislative e le relative misure prese a conforto di questo, sono proprie del legislatore ordinario non certo dell’organo di tutela costituzionale delle leggi.
Quindi non solo la mediazione obbligatoria, considerata best pratice Europea, è caduta per opera di una prevalenza della forma sulla sostanza, ma a ciò si aggiunge che tale vizio formale non è così facilmente rilevabile come alcuni sostengono, specie se rileviamo come nella sentenza 276 la corte non aveva sanzionato tale eccesso di delega.
Nel caso della mediazione obbligatoria l’interesse generale del popolo Italiano è sconfitto miseramente da un “differente contesto” e da un “carattere generale” entro il quale l’istituto della Mediazione si trovava ad operare.
Tutte le altre questioni, fortemente rivendicate dall’avvocatura(art 3, 24, 25 e 102 comma 1) vengono respinte dalla consulta:
«I giuristi non possono permettersi il lusso della fantasia», scrisse nel 1942 un maestro del diritto e padre costituente, Piero Calamandrei.
Erano altri tempi.
Vedere molti brindare al comunicato della Consulta ed al mantenimento del tragico status quo che vede la Giustizia Italiana alla posizione 158 su 166 paesi è indicatore del modus operandi di molti, ma fortunatamente non di tutti.
Di certo la mediazione rappresenta una risorsa preziosa per il paese.
L’ostracismo bieco verso l’Istituto si scontra inesorabilmente con gli esempi di “sistema Giustizia” più virtuosi che individuano nell’Adr uno strumento imprescindibile per il buon funzionamento della Giustizia.
Ció è peraltro confermato dalla presa di posizione dell’Europa che proprio lo scorso 18 Dicembre ha approvato il pacchetto di proposte ADR/ODR.
Il regolamento ODR istituirà una piattaforma per la gestione delle controversie tra consumatori e imprese sorte da transazioni on-line.
La piattaforma unirà in Rete tutti gli organismi ADR e opererà in tutte le lingue ufficiali dell’Unione Europea.
Il Commissario Borg ha dichiarato: “Questa legislazione è una vittoria per i consumatori e una pietra miliare per il funzionamento del Mercato Unico. Aumenterà la fiducia nel Mercato Unico di consumatori e imprese mettendoli in condizione di risolvere le proprie controversie facilmente e a costi ridotti, indipendentemente dalla natura dell’acquisto, effettuato sotto casa o in altro Paese, su Internet o off-line”.
Insomma si tratta solo di capire se il nostro paese voglia continuare a conservare la posizione 158 (su 183 paesi) o uniformarsi, una volta tanto, alle dinamiche Europee ed Internazionali che individuando nell’ADR una fondamentale risorsa per il raggiungimento di una Giustizia rapida, efficiente ed economica.
Attendiamo ora il nuovo governo; chi vivrà vedrà.

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* Dott. Matteo Gallo
Consulenza commerciale tributaria e del lavoro
Mediatore civile Specializzato.
Responsabile ImMediata-A.D.R. sede di Cosenza.

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