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Miracoli del Fisco: Mediazione senza Mediatore

Miracoli del Fisco: Mediazione senza Mediatore - Mondo Mediazione


Critiche sulle effettive caratteristiche di "terzo e indipendente" per il Mediatore nel caso della Mediazione Tributaria




Articolo tratto da Eutekne, visibile direttamente qui.



I miracoli del Fisco italiano: la mediazione senza mediatore


Venerdì 14 ottobre 2011
di Enrico Zanetti



L’audizione al Senato del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ci consegna un quadro del rapporto tra Fisco e contribuente in sostanziale miglioramento (si veda “Befera: «Entro fine mese il nuovo redditometro»” di ieri).

Secondo i dati elaborati dall’Agenzia con riferimento al 2010 e ai primi otto mesi del 2011, il numero di ricorsi presentati dai contribuenti alle Commissioni tributarie provinciali sarebbe in calo (-6%) e volerebbero le conciliazioni giudiziali (+16%). Insomma, la conflittualità tra Fisco e contribuente, ben lungi dall’acuirsi, sembrerebbe addirittura sulla via di un progressivo ridimensionamento, a favore di una maggiore propensione delle parti a venirsi incontro.

E anche quando ciò si rivela impossibile, a causa della pervicace volontà del contribuente di adire la giustizia tributaria e andare a sentenza, quelle medesime statistiche sembrerebbero affermare che il contribuente lo fa a suo rischio e pericolo, perché la percentuale di vittorie del Fisco sarebbe in costante crescita, sia dal punto di vista del numero di contenziosi che dal punto di vista delle somme oggetto di controversia. In una fase storica in cui, mai come in passato, lo Stato spinge sull’acceleratore della lotta all’evasione per far quadrare i conti pubblici, mettendo conseguentemente una pressione anch’essa senza precedenti sugli uffici, sono dati assai lusinghieri per i nostri concittadini che operano all’interno dell’Amministrazione finanziaria.

Se i numeri sono questi, verrebbe da chiedersi perché, appena sei mesi fa, quando il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti fece la sua intemerata contro il rischio di una deriva di oppressione fiscale, da cui prendeva le distanze come se la cosa non lo riguardasse, non furono portati alla sua attenzione per chiedergli di cosa stesse mai parlando. La domanda sorge spontanea tanto più perché, in quell’occasione, i vertici dell’Agenzia preferirono invece raccomandare per iscritto a tutti i dipendenti di non indulgere in comportamenti idonei ad apparentare la loro azione a quella di estorsori.

Sono però quesiti oziosi, su cui non vale la pena soffermarsi più di tanto, al pari di quelli che riguardano le “apparenti” contraddizioni di un governo che, appena tre mesi fa, ha firmato una campagna pubblicitaria contro gli evasori “parassiti della società” e, oggi, discetta al suo interno della opportunità di varare condoni fiscali. Ciò su cui, piuttosto, vale la pena soffermarsi è il prospettato trend di diminuzione del numero di ricorsi presentati dai contribuenti in Commissione tributaria provinciale.

L’esecutività degli accertamenti, abbinata al mancato potenziamento della giustizia tributaria (che è anzi stata a un passo, quest’estate, dal suo definitivo depotenziamento) rendono infatti decisiva la diminuzione dei contenziosi per la tenuta del sistema. Diversamente, le Commissioni tributarie non saranno in grado di reggere la velocizzazione dei tempi della riscossione che l’esecutività dell’accertamento comporta, concretizzando nei fatti quel solve et repete “a regime” che il Decreto Sviluppo della scorsa primavera ha così definito e attenuato, ma non eliminato.

Per il raggiungimento di questo obiettivo, con percentuali a due cifre, l’Amministrazione finanziaria punta molto sul nuovo istituto della “mediazione”, introdotto dal Legislatore per le cause di valore inferiore a 20.000 euro, ossia quelle che, sempre secondo le medesime statistiche citate in apertura, rappresenterebbero circa il 60% dei ricorsi totali presentati davanti alle Commissioni tributarie.

È noto quanto i commercialisti credano nelle virtù della mediazione come filtro obbligatorio al processo: sono stati tra i principali sponsor e difensori di quella introdotta dall’ex Ministro Alfano in ambito “civile”. Ciò nondimeno, è difficile, anche per loro, appassionarsi a questa versione “tributaria” di “mediazione obbligatoria prima di poter adire il giudice”.

La parola “mediazione” fa infatti pensare, a chi la ascolta, che essa si svolga alla presenza di un mediatore terzo e indipendente rispetto alle parti. Parti che, nel rapporto tributario, sono il contribuente e l’Amministrazione finanziaria. Non sarà però così: la “mediazione obbligatoria prima di adire il giudice tributario” è stata introdotta dal Legislatore attribuendo il ruolo di mediatore a uffici di quella stessa Agenzia delle Entrate di cui altri uffici sono una delle due parti in causa.

Magari funzionerà benissimo lo stesso, magari no. Di certo, il Legislatore sarebbe stato più trasparente se, nel testo normativo, avesse definito questo istituto “ricorso amministrativo”, piuttosto che “mediazione”. Perché, al di là degli abbellimenti semantici di questo si tratta: un ricorso amministrativo obbligatorio, senza aver prima esperito il quale non si può promuovere il ricorso giurisdizionale avanti un giudice terzo.

Forse, però, il Legislatore non lo ha così definito per pura e semplice scaramanzia. Infatti, laddove in passato sono stati previsti, come ad esempio in materia di lavoro, i ricorsi amministrativi, con natura di “filtro obbligatorio prima di poter adire il giudice competente”, non hanno mai prodotto apprezzabili contributi deflazionistici del contenzioso e, in alcuni casi, sono stati anche dichiarati incostituzionali.
Scaramanzia per scaramanzia, incrociamo le dita e auguriamo al nostro sempre vulcanico Legislatore le migliori fortune.

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