Home » News ADR » Mediazione: una riflessione

Mediazione: una riflessione

Mediazione: una riflessione - Mondo Mediazione


Una riflessione sulle possibilità offerte dalla Medizione



Articolo tratto da
Diritto24, visibile direttamente qui.




Avvocati: la mediazione potrebbe non bussare due volte



Domenica 4 luglio 2011
Pasquale Tarricone, Avvocato di Resolutia (Lex24)




Vado convincendomi del fatto che il radicamento, tra noi avvocati, di un diffuso pregiudizio sulla mediazione civile dipenda innanzitutto da una inadeguata conoscenza del suo modello e dalla colpevole sottovalutazione delle potenzialità che può offrire alle parti ed ai loro consulenti.
La storia, d’altra parte, è destinata a ripetersi e solo chi ha sufficiente memoria può ricostruirne le trame.

Correva l’anno 1995 quando, all’introduzione della figura del giudice di pace, noi avvocati preferimmo avversare la nuova figura e chiedere a viva voce la abrogazione della norma che l’aveva istituita, rifiutando quindi di divenire protagonisti della riforma e di offrire colleghi – magari giovani – per le nomine (salvo poi lamentarci per anni dell’età e delle competenze dei non avvocati divenuti neo-giudici sull’onda degli spot televisivi).

Identicamente a quanto accadde nel 1995 (compresi gli spot televisivi), oggi la classe forense sembra in trepida attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sui profili di incostituzionalità del decreto legislativo n. 28/2010 sollevati dal T.A.R. Lazio, quasi che dal giudice delle leggi possa attendersi l’abrogazione integrale dell’intera normativa.

E’ pur vero che, piuttosto che favorire una riflessione pacata e matura sui vantaggi offerti dalla composizione negoziata delle liti, ed invece di incentivare in maniera tangibile l’accesso alla mediazione con un contenimento dei costi, il legislatore italiano ha improvvidamente provocato la deflagrazione del malcontento scegliendo di imporre la mediazione preventiva – per una consistente quanto eterogenea quota del contenzioso civile – come condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria, condendo il tutto con messaggi di chiara sfiducia verso il lavoro degli avvocati (obbligo di informativa su tutti).

Eppure, se si provasse ad uscire fuori dallo schema mentale della contrapposizione aprioristica tra i favorevoli ed i contrari al nuovo strumento, non si tarderebbe a riconoscere come l’introduzione di una disciplina organica della mediazione delle controversie civili e commerciali faccia perno sostanziale sulla figura dell’avvocato, eletto a riferimento e garanzia di una nuova forma di tutela.
Al di là delle numerose asperità giuridiche e logiche da cui è purtroppo tempestato il decreto legislativo n. 28/2010 (ed in certa misura anche il successivo D.M. n.180/2010), è indubbio che con quel provvedimento, e per la prima volta, è stato fissato che il luogo d’elezione per la mediazione delle controversie è l’Ordine degli Avvocati, che può gestirla in locali posti a sua disposizione all’interno di ciascun tribunale.

L’aggregazione territoriale degli avvocati può ottenere l’iscrizione di diritto del proprio organismo di gestione nell’elenco degli enti generalisti.

Agli altri ordini professionali è lasciata la possibilità residuale di istituire organismi di mediazione speciali, destinati cioè ad intervenire per le sole materie di rispettiva competenza, in locali esterni al palazzo di giustizia e sempre previa specifica autorizzazione del Ministero.

Sicché sembra che si pari innanzi un paradosso: da un lato, la classe forense reclama invano da decenni il riconoscimento dell’esclusività della assistenza extragiudiziale, mentre osteggia, dall’altro, la disciplina della mediazione civile e commerciale che pure spiana di fatto, innanzi ai legali, una sostanziale riserva di intervento professionale nel campo della tutela dei diritti e degli interessi in sede alternativa al giudizio ordinario.

Ed è evidente tuttavia come i due ambiti di intervento (assistenza stragiudiziale e mediazione civile) risultino in larga parte sovrapponibili.

D’altra parte è ragionevole prevedere che se la mediazione verrà gestita dagli organismi forensi, sarà difficile che le parti si facciano assistere da professionalità diverse. E comunque resta il fatto che il mediatore nominato da un organismo forense non potrà che essere un avvocato (salvo i casi di nomina di ulteriori mediatori tecnici).

Sotto altro profilo è indubbio che solo l’assistenza di un avvocato adeguatamente preparato potrà garantire alle parti in mediazione la competenza specifica essenziale per la proposizione di una domanda capace di assolvere correttamente la condizione di procedibilità, o per la individuazione di organismi (anche privati) e mediatori che offrano adeguati livelli di terzietà ed imparzialità.

Fuori dal circuito forense queste garanzie potrebbero non essere assicurate allo stesso modo, e con ottima probabilità si ridurrebbero drasticamente le occasioni di intervento degli avvocati, a favore di altre categorie professionali che pur offrendo competenze meno adatte alla tutela dei diritti nel sistema delineato dal decreto legislativo n. 28/2010, appaiono sicuramente più dinamiche (e scaltre).
 



commenti (0)

Contatti

Contatti - Mondo Mediazione

Chi siamo

Chi siamo - Mondo Mediazione

News

News - Mondo Mediazione

Newsletter

Newsletter - Mondo Mediazione