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Mediazione: per i Commercialisti imprescindibile l'obbligatorietà

Mediazione: per i Commercialisti imprescindibile l'obbligatorietà - Mondo Mediazione
Nell'incontro con il Ministro Alfano il Presidente del CNDCEC, Dott. Siciliotti, ha espresso le perplessità dei Commercialisti sugli esiti dell'incontro tra Ministro e Avvocatura
Articolo tratto da Eutekne il quotidiano del commercialista e consultabile direttamente cliccando qui.



MEDIAZIONE: PER I COMMERCIALISTI IMPRESCINDIBILE L'OBBLIGATORIETA'


Lo ha ribadito ieri al Ministro Alfano il presidente del CNDCEC Siciliotti, esprimendo anche perplessità sull’assistenza legale necessaria

Michela DAMASCO
13 Maggio 2011


Dopo l’incontro serale con rappresentanti dell’avvocatura, l’incontro mattutino con il presidente dei commercialisti. Materia: l’obbligatorietà della mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

Ieri, infatti, il Ministero della Giustizia ha diffuso un comunicato stampa con cui ha reso ufficialmente nota la riunione svoltasi nella serata del 10 maggio, nel corso della quale Ministro e rappresentanti del Consiglio nazionale forense (CNF), degli Ordini e delle Unioni forensi hanno sostanzialmente trovato un accordo sull’introduzione dell’assistenza necessaria degli avvocati nei procedimenti di mediazione obbligatoria e sulla costituzione di una cabina di regia per risolvere il problema urgente della riduzione dell’arretrato civile (si veda “Mediazione obbligatoria: verso l’assistenza necessaria degli avvocati” del 12 maggio 2011).

Inoltre, sarebbe allo studio l’introduzione o di limiti per valore alla mediazione obbligatoria o di tariffe graduate:
l’obbligatorietà potrebbe infatti essere attenuata, escludendo tutte le controversie di valore superiore a 5mila euro. Stando alle anticipazioni, il Ministro Alfano starebbe valutando un monitoraggio in merito.

Intanto, ieri mattina, ha invitato il presidente del CNDCEC Claudio Siciliotti, per un ulteriore confronto su una riforma, che – si legge nel comunicata stampa del Consiglio nazionale – ha sempre visto i commercialisti tra i suoi più convinti sostenitori.
Nel corso dell’incontro, Siciliotti ha ribadito il suo “no” a qualsivoglia ipotesi di abrogazione dell’obbligatorietà della mediazione e di sospensione dell’operatività della riforma e ha espresso perplessità anche in relazione all’assistenza legale necessaria.
“È fuori di dubbio – ha commentato – che un numero rilevante di mediazioni si svolgono e si svolgeranno con la partecipazione dei legali delle parti, ma è giusto che ciò sia rimesso alla loro volontà, laddove invece l’obbligatorietà, in una fase che resta pregiudiziale, determinerebbe la percezione da parte del cittadino di una moltiplicazione di oneri imposti e sarebbe davvero un risultato paradossale, atteso che la riforma mira proprio ad abbattere i costi della giustizia per il cittadino, oltre che a snellirne i tempi”.

Da parte sua, il Ministro Alfano, condividendo i punti ritenuti cardine dai commercialisti, ha assicurato che qualsiasi scelta sarà compiuta tenendo conto della necessità di mantenere inalterato lo spirito della riforma, senza aggravi aggiuntivi per i cittadini.

L’apertura del tavolo con i rappresentanti dell’avvocatura e, soprattutto, le prime conclusioni a cui è giunto, non potevano non provocare reazioni. Per il presidente dell’AIDC, Marco Rigamonti, “è deludente constatare che, nonostante i buoni propositi enunciati dal Ministro Alfano, il cammino comune per il bene della giustizia in Italia si sia riattivato sulla base di irricevibili proposte corporativistiche, contraddittorie e snaturanti quell’impianto normativo che avevamo salutato come una buona riforma”. Se la riduzione delle materie soggette alla mediazione ha come unico valore quello di “snaturare completamente la ratio della norma”, l’introduzione di un limite di valore, al di sotto del quale l’obbligatorietà non sussisterebbe, “non può essere considerato un passo avanti”, perché “sono proprio le “piccole” mediazioni che, per i cittadini, nel confronto costo/beneficio/tempi rappresenterebbero quelle maggiormente favorite dal provvedimento”.
Infine, quello che Rigamonti definisce il “paradosso assoluto”: l’assistenza legale per controversie oltre un certo valore. “Intanto la mediazione – ha precisato – è una tecnica dove “teoricamente” l’aspetto giuridico dovrebbe essere quello meno rilevante e il soggetto in mediazione avrebbe comunque la facoltà di avvalersi di un legale; sancirne l’obbligatorietà è un capovolgimento radicale della finalità: una norma di facilitazione e liberalizzazione lascerebbe il posto a un nuovo obbligo oneroso e, forse, inutile”.

Rigamonti: “Discutere miglioramenti, non pretese corporativistiche”

E se i commercialisti erano pronti a “discutere miglioramenti della norma, non basse pretese di corporazione”, il presidente dell’AIDC si augura che il Ministro Alfano “non permetta che il dibattito tecnico sulla norma scada a questo livello”. In attesa, tra l’altro, della sentenza della Consulta, dopo che il TAR del Lazio, con l’ordinanza n. 3202 del 12 aprile 2011, ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di alcuni articoli del DLgs. 4 marzo 2010 n. 28, disponendo, quindi, la sospensione del giudizio, con trasmissione degli atti.



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