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Mediazione: non stravolgere l'istituto

Mediazione: non stravolgere l'istituto - Mondo Mediazione

Camere di Commercio, imprese, professionisti rivolgono al Ministro Alfano la richiesta di non snaturare la Mediazione

Articolo tratto da
Eutekne, il quotidiano dei Commercialisti, visibile direttamente qui.




Mediazione: per cambiare le regole in corsa, bisogna coinvolgere tutti

In una lettera al Ministro Alfano, Camere di commercio, imprese e professioni, tra cui i commercialisti, chiedono di non stravolgere l’istituto

Mercoledì 8 Giugno 2011
Michela Damasco



Non modificare in corsa le regole che disciplinano l’istituto della mediazione, senza prima coinvolgere tutti i soggetti interessati.
Lo chiedono, in una lettera inviata al Ministro della Giustizia Alfano, le Camere di Commercio, il mondo delle imprese e molte professioni, a cominciare dai commercialisti. In merito ai recenti incontri del Ministro con rappresentanti dell’Avvocatura, infatti, i firmatari (oltre al CNDCEC, Unioncamere, Architetti, Confapi, Rete Imprese Italia, Confagricoltuta, Confindustria, Coldiretti, Cooperative italiane, CIA, Ingegneri, Geometri e Compagnia delle opere) ritengono positiva l’apertura con la categoria forense, ma al tempo stesso esprimono preoccupazione per alcune proposte avanzate, che – si legge nella lettera – potrebbero snaturare la mediazione, finendo per disincentivarne l’utilizzo e vanificarne la reale efficacia, anche in termini di deflazione del contenzioso civile.

In particolare, preoccupano la ventilata proposta di stabilire un limite di valore per l’obbligatorietà della mediazione e la previsione dell’assistenza legale necessaria. Sul primo punto, i firmatari della lettera temono che, introducendo un limite, la stragrande maggioranza delle controversie tra imprese sarebbe esclusa dall’applicazione dell’istituto, mentre quest’ultimo dovrebbe proprio essere un servizio per aiutarle a essere più competitive, diminuire i costi e far crescere la loro fiducia nel mercato. Riguardo il secondo punto, l’assistenza legale obbligatoria potrebbe provocare un aumento dei costi per chi si avvale della mediazione, senza contare che tale attività non necessariamente richiede particolari competenze giuridiche, ma la capacità – assicurata dai mediatori – di favorire la composizione amichevole delle liti.

I firmatari, forti degli sforzi fatti finora, si dicono infine a disposizione per partecipare ai lavori per possibili revisioni.

“La lettera – spiega Felice Ruscetta, consigliere del CNDCEC con delega alle funzioni giudiziarie e presidente della Fondazione ADR Commercialisti – è firmata dagli stessi soggetti che a febbraio avevano sottoscritto il documento contro il rinvio, perché gli avvocati, adesso, stanno di nuovo chiedendo una modifica strutturale della legge”. Un conto, infatti, è lavorare a eventuali modifiche in relazione ai profili di incostituzionalità su cui la Consulta deve ancora pronunciarsi, un conto è introdurre l’assistenza tecnica obbligatoria: “L’art. 60 delle L. n. 69/2009 non prevedeva la mediazione obbligatoria, quindi il richiamo alla direttiva europea potrebbe non bastare e potrebbe configurarsi un eccesso di delega, ma l’introduzione dell’assistenza legale necessaria non solo sarebbe un “regalo” agli avvocati, ma si basa anche su un errore di fondo: non c’è niente da difendere nella mediazione, sarebbe tecnicamente sbagliato”. Se, comunque, tale proposta dovesse passare, “chiederemo che l’assistenza tecnica venga limitata alla mediazione obbligatoria e che ci sia un limite sotto il quale non prevederla, oltre a una formazione adeguata degli avvocati. Introdurre l’obbligo potrebbe scoraggiare il ricorso alla mediazione per l’aumento dei costi”.

Considerazioni condivise da Marco Rigamonti e Alessandro Solidoro, presidenti rispettivamente di AIDC e ODCEC di Milano.
“La lettera è un’iniziativa lodevole e doverosa – commenta Rigamonti –. Il Consiglio nazionale fa bene a unirsi alle altre parti della società civile interessate ad attuare forse l’unica vera riforma messa in cantiere nel Paese da alcuni anni. L’assistenza legale obbligatoria è un vero paradosso: non erano gli avvocati i primi a essere preoccupati dei costi? In questo modo, ci sarebbe un aumento ingiustificato. Come AIDC, assieme all’Unione Giovani, siamo fin dall’inizio in prima linea su questo tema e siamo disponibili, con tutti i sindacati interessati, a cercare di fare “pressione” perché non si snaturi o annienti la riforma”.

Si riaggancia alla sua posizione Solidoro, che sottolinea come, in occasione dell’Assemblea annuale del 25 maggio, Alfano abbia giustificato il ricorso all’assistenza tecnica con le prime statistiche, dalle quali risulta che le parti si sono fatte assistere dagli avvocati: “Non è una motivazione convincente – spiega – perché è giusto che venga premiata la facoltà di scelta, non il contrario”. Il punto di partenza in materia è, del resto, “capire la finalità della riforma: se il fine è ridurre il contenzioso civile, gli interventi devono andare in quella direzione. Solo a Milano, a regime, l’istituto dovrebbe intercettare tra 18mila e 28mila procedimenti all’anno, ma questa situazione d’incertezza “blocca” gli attori attivi sul mercato e non considera né gli investimenti di risorse fatti finora, né la fiducia che cittadini, enti formatori ed enti di conciliazione hanno riposto nell’istituto. Al di là dei profili tecnici migliorabili, ci auguriamo che non venga meno la volontà di affrontare questa sfida”.

Vero è che, accanto allo spettro della sentenza della Consulta, il momento di attesa e di “empasse istituzionale”, come la definisce Solidoro, potrebbe essere ulteriormente appensantito dal cambio di Guardasigilli.



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