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Mediazione: libera professione, senza avvocati e organismi?

Mediazione: libera professione, senza avvocati e organismi? - Mondo Mediazione

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....è fondamentale creare un percorso formativo che  valorizzi e prepari adeguatamente alla professione per evitare che l’attività del mediatore sia un ripiego o un completamento di altra attività...

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Articolo tratto da L'AltraPagina, visibile direttamente qui.

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Mediazione: libera professione, senza avvocati e organismi? Partecipa al sondaggio nazionale

di Salvatore Primiceri

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Mercoledì 18 Giugno 2014

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Mediazione sì, ma quale?” Il titolo del convegno organizzato daLaMediazione.euPrimiceri Editore in collaborazione con Simed Cisl Ust Milano Metropoli, lo scorso 3 aprile a Milano, ha avuto come scopo principale quello di dare voce a tutte le idee sulla mediazione, comprese critiche e proposte per migliorarla in futuro, soprattutto dal punto di vista legislativo.

 Un luogo, quello della sala Achille Grandi di Via Tadino a Milano, dove si è potuto parlare liberamente senza timori riverenziali verso questa o quella categoria professionale, con spirito costruttivo.
Per questo sono state ben accette tutte le proposte, come in una sessione di brainstorming, anche quelle più apparentemente inusuali o provocatorie.
L’ospitalità e l’interesse di un sindacato così importante come la CISL ci ha permesso di discutere serenamente di questioni, anche le più spigolose, normalmente non affrontate nei convegni istituzionali o promozionali dei vari Organismi di Mediazione. Le relazioni degli ospiti intervenuti verranno a breve pubblicate in un volume, edito da Primiceri Editore.
La CISL è al lavoro per un progetto che avvicini la mediazione ai cittadini e la renda concretamente conosciuta e fruibile. L’auspicio è che tale progetto vada in porto. Lo scopo di questo convegno, sostanzialmente, altro non è stato che analizzare la mediazione in Italia, immaginare delle soluzioni che permettano proprio la diffusione della conoscenza dell’istituto fra la gente e rendere la professione del mediatore visibile e dignitosa.
In occasione del convegno sono stati intervistati, tra partecipanti e iscritti online, circa cento mediatori professionisti, ai quali sono state rivolte alcune domande circa i temi poi trattati nel convegno stesso.
Non si tratta, certamente, di un campione rappresentativo nazionale, ma ci può permettere di avere delle prime indicazioni utili provenienti in gran parte da un territorio molto attivo dal punto di vista economico e produttivo come la Lombardia e, in particolare, Milano.
In attesa di conoscere i risultati del sondaggio nazionale (partecipa cliccando qui) più completo in modo da arrivare, nei prossimi mesi, a realizzare un nuovo appuntamento nel quale approfondire più nel dettaglio le tematiche ora accennate, andiamo a vedere che tipo di indicazioni sono state prodotte con l’attività di ricerca.

Abbiamo chiesto innanzitutto un parere sull’attuale normativa italiana riguardante la mediazione civile e commerciale. Il 69% degli intervistati ha dichiarato che la legge contiene sia elementi positivi e negativi. Il 21% fa prevalere gli elementi positivi e crede che il suo funzionamento dipenda solo da una questione di rodaggio. Il 10% la ritiene invece totalmente sbagliata e, pertanto, andrebbe ripensata da capo.
In quest’ultimo caso sono due le criticità evidenziate: la prima è quella del “rischio procedurale” della mediazione vista come un mero passaggio anticamera del giudizio civile; il secondo è la norma controversa degli avvocati “mediatori di diritto“.

Proprio in riferimento al rapporto degli avvocati con la mediazione, i continui atteggiamenti ostruzionistici di parte dell’avvocatura nonchè l’approssimarsi di una possibile legge che disciplini la “negoziazione assistita” a favore degli avvocati, inasprisce il dialogo fra le due categorie professionali. La sensazione è che, mentre i mediatori desiderano dialogare e costruire relazioni efficaci con l’avvocatura, questo grazie anche a molti avvocati mediatori che hanno sposato l’istituto della mediazione, dall’altra parte ci siano sì degli spiragli ma semplicemente illusori e poco concreti. Tale sbilanciamento nel rapporto di fiducia tra le due categorie ci ha spinto a chiedere come si vedrebbe un’ipotesi di separazione delle carriere tra avvocati e mediatori. E’ evidente che un tale provvedimento dovrebbe prevedere l’istituzione di un albo dei mediatori.
Il 27% degli intervistati ha risposto positivamente e cioè che vedrebbe bene la separazione delle carriere. Il 12% non si è fatto un’idea chiara in proposito, temendo probabilmente un eventuale scontro con l’avvocatura. Solo il 3% rifiuta nettamente l’ipotesi ma si tratta di avvocati mediatori.

Un altro problema, più sentito di quanto si dichiari pubblicamente, è quello del rapporto tra i Mediatori e gli Organismi di Mediazione. L’aspetto più critico, in attesa di avere dati più specifici, è quello riguardante la dignità della professione. Sostanzialmente i mediatori italiani sono affascinati dall’idea di poter lavorare da liberi professionisti senza la subordinazione all’Organismo, sia per motivi di rapporti economici sia per la visibilità e la spendibilità della propria professione. Inoltre è interessante notare come cresce la richiesta di esercitare la mediazione come “libera consulenza” anche fuori dalla procedura dettata dal d.lgs 28/2010 e succ. modifiche.
Abbiamo pertanto domandato un parere sul ruolo degli Organismi di Mediazione oggi. Il 64% ritiene che l’Organismo di Mediazione sia utile al mediatore quasi esclusivamente per le garanzie che offre dal punto di vista assicurativo (l’assunzione di responsabilità). Il 29%, però, ammette che andrebbe comunque ripensato il loro ruolo, mentre il 7% ritiene che non servano a nulla e vadano pertanto aboliti.

Ma se la strada tracciata da queste prime impressioni è quella di un mediatore professionista libero, che scelga di fare il mediatore fuori da altre professioni e che eserciti la sua professione autonomamente, al quale il cittadino è libero di rivolgersi esattamente come fa con l’avvocato, disciplinato da un registro/albo, è fondamentale creare un percorso formativo che  valorizzi e prepari adeguatamente alla professione per evitare che l’attività del mediatore sia un ripiego o un completamento di altra attività.
Alla domanda di come dovrebbe essere strutturata la formazione del mediatore il 60% ritiene che bisognerebbe migliorare il sistema dei corsi partendo dalla base attuale; il 24% immagina un percorso universitario specifico dedicato alla negoziazione, adr e mediazione; il 7%, invece ritiene che gli attuali corsi vadano bene in quanto è poi il mediatore stesso ad approfondire ed aggiornarsi autonomamente.

Non c’è che dire. Di spunti di riflessione ve ne sono parecchi e gli autorevoli relatori del convegno hanno fornito delle possibili risposte e soluzioni. Ma la discussione prosegue e sarà interessante analizzare i dati del campione d’indagine esteso a tutta Italia, cercando di ottenere scientificità dai dati (partecipa al sondaggio nazionale cliccando qui).

Tra le “proposte libere” venute fuori dal dibattito sono senza dubbio da segnalare le seguenti:
- istituzione nei Comuni di uno sportello di mediazione (o di indirizzo/informazione).
- prevedere una nuova disciplina degli Organismi Pubblici (in particolare quello forense) perchè in posizione di concorrenza sleale con i privati.
- realizzazione di una campagna promozionale su scala nazionale.
- valorizzazione della figura professionale del Mediatore al quale le Parti si possano rivolgere direttamente.
- abolizione dell’obbligo della presenza degli avvocati nelle mediazioni in materie che siano condizione di procedibilità.
- abolizione del primo incontro di programmazione.
- disciplinare l’obbligo di informativa dell’avvocato verso il Cliente stipulando una convenzione obbligatoria con un Organismo/Mediatore.
- liberalizzazione dei corsi anche ad enti non accreditati in quanto mediazione materia multidisciplinare.
- costituzione albo dei mediatori non per fare casta ma per garanzie di professionalità, legalità e imparzialità.
- costituzione di un sindacato/associazione unitario rappresentativo dei mediatori in sede istituzionale diverso da eventuale sindacato/associazione rappresentativo di Organismi.

Insomma la mediazione c’è ma c’è anche molto da migliorare. Continueremo a raccogliere pareri e proposte per discuterne presto in un nuovo appuntamento convegnistico.

 Per partecipare al sondaggio nazionale “Mediazione sì, ma quale?”, cliccare suhttp://sondaggio.lamediazione.eu – Il sondaggio va compilato entro e non oltre il 14 settembre 2014 per consentire l’elaborazione dei dati che verranno discussi in un convegno a ottobre 2014.

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