Home » News ADR » Mediazione, la qualità è la base del successo

Mediazione, la qualità è la base del successo

Mediazione, la qualità è la base del successo - Mondo Mediazione
Tratta dalla rivista PRESS di Aprile, l'intervista all' Avv. Marcella Panucci, Direttore Affari Legislativi di Confindustria.
Articolo tratto dalla rivista PRESS del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, consultabile direttamente da qui.



Panucci: “Mediazione, la qualità è la chiave del successo”

Il nuovo istituto, dice a Press il direttore Affari legislativi di Confindustria, potrà affermarsi solo se sarà garantito dalla qualità degli organismi di mediazione, dei mediatori e degli enti di formazione

di Maria Luisa Campise


Quanto è conosciuto lo strumento della mediazione nel contesto imprenditoriale italiano, alla luce della vostra esperienza?

Nei rapporti quotidiani con le nostre associazioni e con le imprese esistenti sul territorio, fino a qualche tempo fa rilevavamo una scarsa conoscenza e, soprattutto, un utilizzo abbastanza modesto dello strumento della conciliazione. Diversa era la situazione dell’arbitrato, più diffuso, soprattutto tra le imprese più strutturate e con maggiori capacità finanziarie. La conciliazione, nonostante alcune iniziative promosse nel passato, non ha avuto una grande diffusione. Per questo motivo oggi guardiamo con molto favore alla nuova disciplina che, introducendo l’obbligatorietà della mediazione, sicuramente spingerà le parti, i cittadini o le imprese, volenti o nolenti, a venire a conoscenza dello strumento, e, speriamo, ad utilizzarlo.

Confindustria, Unioncamere, Cndcec ed altre sigle nazionali rappresentanti il mondo delle professioni e delle imprese hanno consegnato al Ministro Alfano un manifesto con il quale si chiedeva che non ci fossero rinvii all’entrata in vigore della mediazione obbligatoria, prevista dal 21 marzo 2011. Siete soddisfatti dell'impianto normativo che emerge, della sua obbligatorietà, e convinti della sua necessità?

L’obbligatorietà può pesare per qualcuno, ma era assolutamente necessaria per assicurare una conoscenza ed utilizzo diffusi dello strumento. Non è un caso che sia stata prevista per materie su cui, da un lato, c’è un elevatissimo contenzioso, quali, tra le altre, condomini e infortunistica stradale, e, dall’altro, per materie tipiche di rapporti di durata, quali locazioni, affitto di azienda, patti di famiglia, dove l’obiettivo è di preservare i rapporti amichevoli tra le parti. L’obbligatorietà riguarda, inoltre, alcune materie di grande interesse per le imprese, come i contratti bancari, finanziari e assicurativi su cui c’è una particolare attenzione del nostro mondo. C’è, poi, una serie di altre materie che non sono oggetto di mediazione obbligatoria, quali i contratti commerciali e la materia societaria, ma per le quali riteniamo importante che lo strumento venga utilizzato dalle imprese; siamo del parere, infatti, che l’utilizzo della mediazione consentirà di risolvere i rapporti in maniera bonaria e amichevole tra le imprese, rendendo così possibile una convivenza pacifica per tutta la durata del rapporto negoziale.

Qual è, secondo Lei, il contributo che i commercialisti possono dare all’impresa in materia di mediazione?

La vostra categoria può fare due cose molto importanti per le imprese. È noto che il Commercialista accompagna l’imprenditore nella sua vita, è un consigliere privilegiato e di fiducia, pertanto chi meglio di lui può informare l’imprenditore sulle possibilità del nuovo istituto e fargli utilizzare lo strumento laddove se ne presentino i presupposti. L’imprenditore, che si fida del suo commercialista, utilizzerà tale strumento se il professionista saprà prospettargliene i vantaggi. Il Commercialista può anche svolgere un ruolo importante anche come mediatore, soprattutto nelle controversie di natura societaria e/o in quelle materie che rientrano nell’attività tipica del Commercialista e sulle quali il suo intervento, in qualità di mediatore, può apportare vantaggi in termini di specializzazione nella valutazione della controversia e, di conseguenza, dell’accordo finale.

Cosa sta realizzando Confindustria a livello centrale e sul territorio per diffondere il nuovo istituto della mediazione tra le imprese?

Confindustria sta facendo tanto per far conoscere lo strumento. Come sempre, quando ci sono delle novità normative, noi lanciamo iniziative di informazione e di formazione rivolte ai nostri associati. In questo caso c’è stata anche una grandissima domanda da parte delle nostre Associazioni esistenti sul territorio che, a prescindere dalle nostre attività di informazione e di carattere divulgativo, ci chiedono sempre più spesso cosa possono fare per favorire l’utilizzo della mediazione tra gli associati; soprattutto ci chiedono come interagire con gli altri soggetti attivi sul territorio per garantire una mediazione di qualità destinata alle imprese associate. Quello che noi suggeriamo è di collaborare e interagire con gli Ordini professionali e con le Camere di Commercio, promuovendo la stipula di accordi che favoriscano meccanismi altamente qualificati di selezione dei mediatori e dei relativi organismi. Un invito a fare sistema, perché la mediazione riguarda molte materie - parlo soprattutto della mediazione facoltativa - e quindi è necessario ricercare quelle professionalità che possono accompagnare le imprese nella ricerca di soluzioni efficaci alle controversie, facendo in modo che l’impresa riconosca le potenzialità del nuovo istituto e vi faccia ricorso sempre più spesso.

Sulla base delle Vostre prime esperienze e delle relative risposte, avete riscontrato una certa sensibilità sul territorio nazionale e in quale misura rispetto al Nord, Centro e Sud?

C’è moltissima attenzione e sensibilità su tutto il territorio nazionale. In particolare, molte associazioni confindustriali delle regioni centro-meridionali hanno mostrato una grande attenzione e interesse nel farsi parte attiva sul territorio, attraverso collaborazioni con altri organismi piuttosto che costituendo degli organismi propri di mediazione.

Quali sono i tre pilastri fondamentali per il buon funzionamento della mediazione? In particolare, Confindustria vuole lanciare un messaggio al Ministero e agli operatori, perché non venga meno il risultato?

In questo primo periodo di applicazione dello strumento ci sarà senz’altro una fase di adattamento. Quello che è essenziale però è la qualità degli organismi di mediazione, dei mediatori e degli enti di formazione: questi rappresentano i tre ingredienti essenziali. È vero che la legge lancia un ampio spazio ai soggetti che vogliono entrare in questo campo (correttamente perché è bene stimolare una competizione positiva), però è molto importante l’attività di vigilanza sugli organismi, sui mediatori e sugli enti formatori. È importante non soltanto il ruolo del Ministero della Giustizia, che gestisce il Registro e quindi dovrà fare i dovuti controlli, ma anche l’attività di controllo che tutti noi, associazioni di categoria, imprese e professionisti, dobbiamo svolgere sulla qualità dei servizi erogati, segnalando eventuali anomalie, in modo da escludere dal mercato chi non presta servizi di qualità e non è grado di gestire uno strumento così importante per il Paese.



commenti (0)

Contatti

Contatti - Mondo Mediazione

Chi siamo

Chi siamo - Mondo Mediazione

News

News - Mondo Mediazione

Newsletter

Newsletter - Mondo Mediazione