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Mediazione: inopportune le azioni risarcitorie

Mediazione: inopportune le azioni risarcitorie - Mondo Mediazione

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Tenere accesi i riflettori sull’importanza della mediazione obbligatoria è giusto: bisogna però farlo nei modi giusti e senza arrivare a rotture mediatiche per nulla proficue e giovevoli.

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Articolo tratto da L'AltraPagina, visibile direttamente qui.

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Mediazione: inopportune eventuali azioni risarcitorie

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Venerdì 1 Febbraio 2013

Avv. Mario Tocci

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Da qualche giorno sta circolando, all’interno dell’ormai notissimo social network telematico Facebook, la notizia dell’avvenuta costituzione di un comitato di raccolta delle adesioni all’imminente azione risarcitoria da spiegare, sotto il patrocinio dei professori avvocati Eugenio Picozza e Roberto Nania nonché con la consulenza del professore avvocato Giuseppe Marazzita, nei confronti del Governo innanzi al Tribunale Civile di Roma a cagione e ristoro del danno cagionato agli organismi di mediazione civile e commerciale nondimeno ai mediatori in conseguenza e per l’effetto dell’erronea attuazione della delega contenuta nella Legge 69/2009, recettiva della Direttiva Comunitaria 52/2008/CE, in sede di formazione del Decreto Legislativo 28/2010.

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L’erroneità dell’attività legislativa de qua scaturirebbe dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato, per eccesso di delega e conseguente violazione del disposto dell’articolo 76 della Costituzione, le disposizioni del menzionato Decreto Legislativo previsionali dell’obbligo pregiudiziale, nelle vertenze involgenti determinate materie, di esperimento della procedura di mediazione civile e commerciale.

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Segnatamente, per quanto in questa fase sia dato comprendere, sembra che i promotori dell’iniziativa in questione intendano accusare il Governo di aver indotto – per via dell’introduzione dell’istituto della mediazione obbligatoria pregiudiziale, poi espunto dall’ordinamento giuridico mercé pronuncia della Consulta – imprenditori e semplici cittadini rispettivamente a costituire organismi di mediazione e conseguire il titolo di mediatori civili e commerciali, con enorme – ed ora asseritamente rivelatosi inutile – dispendio di denaro.

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Parrebbe che gli adirati attori (giurisdizionalmente parlando) in pectore rimproverino all’Esecutivo di aver disegnato un istituto che nella propria connotazione obbligatoria ed imprescindibile, in seno alla e nell’ambito della macchina dell’amministrazione della giustizia civile, aveva lasciato intravedere proficue prospettive occupazionali ora dissoltesi per l’intervento della Corte Costituzionale falcidiante del carattere dell’obbligatorietà.

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In via astratta e potenziale, la caratterizzazione economica della pretesa sottesa all’incipiente azione potrebbe essere comprensibile e giustificabile.

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Osta tuttavia alla riuscita giuridica dell’azione di cui si discetta, a sommesso e modesto parere di chi scrive, l’insindacabilità e l’irresponsabilità civile dell’attività legislativa degli organi nomopoietici dello Stato.

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Allorquando detti le norme fondamentali sull’organizzazione e sul funzionamento dello Stato, la Carta Costituzionale regola la funzione legislativa, riportandola tra il Governo e il Parlamento, quale espressione di potere politico, libero cioè nei fini e sottratto perciò a qualsiasi sindacato giurisdizionale. Ne consegue che di fronte all’esercizio del potere politico non sono configurabili situazioni soggettive protette dei singoli, onde deve escludersi che possa farsi derivare, nell’ordinamento italiano, il diritto del singolo all’esercizio del potere legislativo e comunque la qualificazione in termini di illecito da imputare allo Stato – persona, di quella che è una determinata conformazione dello Stato – ordinamento (come sancito dalla Corte Suprema di Cassazione nelle sentenze n. 1067/1995 e n. 4915/2003).

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Né tantomeno potrebbe invocarsi, a sostegno della fondatezza delle ragioni in via di espressione, la presunta inesatta trasposizione interna di norma comunitaria.

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Difatti, la menzionata Direttiva 52/2008/CE lasciava gli Stati membri dell’Unione Europea liberi di adottare un sistema interno di risoluzione stragiudiziale delle controversie civili e commerciali obbligatorio ovvero facoltativo.

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Che, poi, la mediazione obbligatoria sia irrinunciabile ai fini dell’ottimale amministrazione della giustizia civile (in termini di minori costi, più satisfattive tutele e contenimento di tempi) è fuor di dubbio; oggi – registriamo con entusiasmo – simile tesi è propugnata anche dalla magistratura (ne sono felici esempi gli ultimi interventi del primo presidente della Corte Suprema di Cassazione e del vice-presidente del CSM).

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Bisogna allora operare al fine di re-introdurre nel sistema normativo italiano questo importante istituto, nella sua connotazione imprescindibilmente obbligatoria, apportando i correttivi che nella fase precedente alla decisione della Consulta si erano già palesati come necessari: maggiore qualificazione dei mediatori, più efficace vigilanza sull’operato degli addetti ai lavori, incentivi fiscali concretamente incisivi per i cittadini, coinvolgimento effettivo dell’avvocatura. Il tutto in costante e amichevole sinergia col Governo.

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In definitiva, allora, tenere accesi i riflettori sull’importanza della mediazione obbligatoria è giusto, anzi doveroso: bisogna però farlo nei modi giusti e senza arrivare a rotture mediatiche per nulla proficue e giovevoli.

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Prof. Avv. Mario Tocci

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