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Mediazione: il CDS approva le correzioni al Regolamento

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Ulteriore approfondimento sull'approvazione, con riserve, dello schema di modifica del DM 180/2010



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Mediazione: il Consiglio di Stato «approva» la modifica del Regolamento

Espresso parere favorevole, con osservazioni, allo schema di regolamento del Ministero della Giustizia che intende modificare il DM n. 180/2010

Michela DAMASCO
Giovedì 23 giugno 2011



Il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole, con osservazioni, allo schema di regolamento recante modifica al DM n. 180/2010 sulla determinazione dei criteri e delle modalità d’iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’art. 16 del DLgs. n. 28/2010.
Si ricorda che, in base al suddetto articolo, la formazione del registro e la sua revisione, l’iscrizione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, l’istituzione di separate sezioni del registro per la trattazione degli affari che richiedono specifiche competenze anche in materia di consumo ed internazionali, nonché la determinazione delle indennità spettanti agli organismi sono disciplinati con appositi decreti del Ministero della Giustizia, di concerto, relativamente alla materia del consumo, con il Ministro dello Sviluppo economico.

Come si legge nel testo del parere n. 2228/2011 della Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato, con relazione del 20 maggio 2011, pervenuta il 1° giugno, il Ministero della Giustizia aveva chiesto di “valutare” lo schema in materia.
Secondo il Consiglio di Stato – si legge nel parere –, lo schema di modifica del regolamento della mediazione risolve alcune criticità emerse in sede di prima applicazione della disciplina, poiché:
- incrementa il supporto amministrativo dell’autorità di vigilanza sugli organismi di mediazione e sugli enti di formazione, così da consentirne l’effettività;
- incrementa l’aggiornamento formativo biennale dei mediatori;
- incrementa le facoltà regolamentari degli organismi di mediazione, in modo da consentirne l’idonea completezza, imponendo ai predetti regolamenti criteri predeterminati per l’assegnazione degli affari di mediazione, che siano rispettosi della specifica competenza professionale del mediatore designato, desunta anche dalla tipologia della laurea posseduta;
- risolve alcune criticità della disciplina delle indennità, contenendone i costi nelle ipotesi di mediazione obbligatoria e contumaciale;
- proroga i termini per l’adeguamento dei mediatori e formatori di diritto ai requisiti della nuova normativa.

A giudizio del Consiglio di Stato, l’obiettivo dello schema di regolamento è innanzitutto quello di irrobustire la professionalità del mediatore, nelle more del giudizio di costituzionalità. Si ricorda, infatti, che, con l’ordinanza n. 3202, depositata il 12 aprile 2011, il TAR Lazio ha dichiarato “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale degli artt. 5 e 16 del DLgs. n. 28/2010, con riferimento agli artt. 24, 76 e 77 Cost. Il TAR, ha disposto, quindi, la sospensione del giudizio e trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.

Ciò, secondo il Consiglio di Stato, non incide sulla legittimità delle modifiche regolamentari proposte dal Ministero della Giustizia. Il parere è quindi favorevole, non senza, però, alcune osservazioni in relazione alle indennità spettanti al mediatore.

Valutare l’aumento di un terzo dell’indennità in caso di successo

In particolare, il Consiglio di Stato, in relazione all’art. 5 dello schema di regolamento, che modifica l’art. 16 del DM n. 180/2010, chiede al Ministero della Giustizia di valutare, sul piano dell’opportunità, se confermare la regola che rende possibile aumentare di un terzo e non di un quinto le indennità del mediatore in caso di successo della mediazione, perché ciò potrebbe tradursi – si legge ancora nel parere – in un obiettivo aumento dei costi sostenuti dai cittadini per il servizio, in un periodo di crisi economica.
L’art. 16, comma 4, lett. b) del DM n. 180/2010 stabilisce infatti che l’importo massimo delle spese di mediazione per ciascun scaglione di riferimento, determinato dalla Tabella A allegata al decreto, deve essere aumentato in misura non superiore a un quinto in caso di successo della mediazione.
 

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