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Mediazione: i riflessi economici e sociali

Mediazione: i riflessi economici e sociali - Mondo Mediazione
Basandosi sui dati forniti dall'Organizzazione Mondiale "Doing Business", questa pubblicazione suggerisce alcune interessanti riflessioni.


I RIFLESSI ECONOMICO-SOCIALI DELLA MEDIAZIONE


Quello che preme sottolineare con questo articolo non è tanto una questione tecnico-giuridica riguardante la mediazione, bensì fare un breve ma quanto mai dovuto ragionamento su alcuni dati.

Nel rapporto “Doing Business”, che riporta la classifica dei paesi nei quali è più vantaggioso investire, il nostro paese si posiziona al 157esimo posto su 183 economie analizzate (dopo il Sudan, il Ruanda, il Nicaragua e l’Uganda), questo perché in Italia, secondo il rapporto, sarebbe più difficile visti i tempi dei processi civili, recuperare un credito che derivi da una disputa di tipo commerciale: 1.210 giorni in Italia, contro, ad esempio i 331 giorni in Francia e 394 in Giappone. Il costo per le imprese dei ritardi della giustizia è di 2,3 miliardi di euro: 371 euro per azienda.

In particolare gli indicatori utilizzati come criteri per redigere tale rapporto sono tre:

1) Il tempo necessario per risolvere una controversia commerciale
2) Il costo complessivo (per l’esercizio dell’azione, la procedura e l’assistenza legale)
3) Il procedimento (steps necessari per ottenere un’esecuzione giudiziale)

Tali dati sono certamente sconcertanti perché riflettono la situazione economico-sociale del nostro paese ma, più di ogni altra cosa, sono l’ennesima pubblicità negativa che l’Italia, con proprie mani, si fa.

Se la mediazione civile riuscisse definitivamente ad entrare nella cultura italica la situazione sarebbe ben diversa. Infatti, se l’Italia fosse in grado di promuovere presso gli investitori esteri un servizio di recupero crediti più rapido, snello, facile da adire e spogliato dell’eccessiva burocratizzazione tipica dei nostri uffici pubblici, sicuramente il numero di imprese operanti sul territorio nazionale raddoppierebbe e, di conseguenza, verrebbero a crearsi migliaia di posti di lavoro in più.

Tutto questo porterebbe logicamente il tasso di disoccupazione vicino a percentuali mai viste prima d’ora e, soprattutto, il benessere economico sarebbe più diffuso tra la popolazione. Per fini meramente tuzioristici si fa presente, infine, che una popolazione molto laboriosa produce più reddito rispetto ad una con un tasso di disoccupazione più elevato e l’apparato Statale gode quindi di un incremento particolarmente elevato di entrate derivanti dalle imposte.


Questo articolo vuole essere solo un piccolo spunto per far capire quanto la mediazione rappresenterebbe realmente una rivoluzione “copernicana” per il nostro paese. I primi passi sono stati mossi, gli strumenti per far partire questa “rivoluzione” ci sono, è ora che tutti comincino ad informarsi e a ragionare sui benefici che la mediazione potrebbe portare a tutti.

il file scaricabile qui sotto, è il rapporto completo "Doing Business"; da pag. 60 tratta nello specifico l'argomento "Enforcing Contracts", cioè Assicurare il rispetto dei contratti, sezione dalla quale sono tratti i dati sopra citati

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