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Mediazione: Giurisprudenza di settore

Mediazione: Giurisprudenza di settore - Mondo Mediazione


Un articolo interessante che sottolinea lo sviluppo della nuova giusrisprudenza di settore


Articolo tratto da
Il Denaro, visibile direttamente qui.



Si sviluppa una nuova giurisprudenza di settore


Elena Notari
Mercoledì 22 Giugno 2011


La “mediazione della discordia”, che ha portato l’Organismo unitario dell’avvocatura a proclamare lo stato di agitazione della categoria forense, segue il suo iter.
Incominciano a susseguirsi le prime pronunce giurisprudenziali, ormai possiamo affermare con certezza che mentre si discute di questioni di incostituzionalità ed applicazione del D.Lgs. n.28/10, vengono già affidati i primi incarichi ai mediatori professionisti sia da parte degli Enti di formazione che delle Camere di Commercio.
In Campania, in particolare nella provincia di Salerno, fioccano i primi contenziosi. E’ ancora presto per poter fare un bilancio sull’efficacia della procedura, ma un dato è certo: nelle aule dei tribunali si incomincia a prender posizione.

Notevole pregio in tal senso assume la sentenza del Tribunale di Prato del 30 marzo 2011 relativa al mancato esperimento del tentativo di conciliazione prima della proposizione del giudizio, previsto dall’art.5. Rifacendosi a quanto avveniva nel processo del lavoro, cioè che in assenza del preventivo tentativo di conciliazione il giudice sospendeva il giudizio per dare alla parte la possibilità di esperirlo, il giudice rileva l’improcedibilità della domanda, assegnando alle parti un termine per la presentazione della domanda di mediazione.

Segnale importante di applicazione della normativa arriva anche dal Tribunale Varese, sez. I civile, che con ordinanza 01.03.2011 dispone in merito alla violazione degli obblighi di informazione di cui all’art. 4 co, secondo cui l’avvocato é tenuto, all’atto di conferimento dell’incarico, ad informare l’ assistito esplicitamente e per iscritto della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle relative agevolazioni fiscali. Dispone, pertanto, che in caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e il cliente è annullabile.
Va osservato che la versione originaria dell’art. 4 prevedeva che la violazione dell’obbligo di informazione determinasse la nullità del contratto di patrocinio. Tale disposizione era stata fortemente contestata dalla dottrina, in quanto vista in antitesi alle patologie negoziali previste dal nostro ordinamento, con riguardo in particolare alla legittimazione ex art. 1441, comma I, c.c. secondo cui la annullabilità può essere fatta valere solo dall’assistito che non ha ricevuto l’informativa.

Anche nel campo più specifico della tutela dei consumatori ed in particolare delle telecomunicazioni vi sono dei rilievi di notevole interesse, tenuto conto che le direttive della Corte Europea continuano ad essere, come prevedibile, un punto di riferimento. La CGUE valuta la conformità delle norme italiane ai principi fondamentali dell’ordinamento comunitario di equivalenza, effettività e tutela giurisdizionale effettiva e si assicura che non ostino la normativa nazionale e che la procedura non conduca ad una decisione vincolante per le parti, non comporti un ritardo sostanziale per la proposizione di un ricorso giurisdizionale e soprattutto che “la via elettronica non costituisca l’unica modalità di accesso a detta procedura di conciliazione e sia possibile disporre provvedimenti provvisori nei casi eccezionali in cui l’urgenza della situazione lo impone”.
Con tali premesse il Giudice di Pace di Ischia, prima di dichiarare l’improcedibilità di alcuni ricorsi proposti da utenti di servizi di telecomunicazione, in assenza del tentativo obbligatorio di conciliazione, ha chiesto alla Corte di Giustizia di pronunciarsi sulla conformità della procedura con l’art. 234 del Trattato e con i citati principi generali comunitari. La Corte ha, pertanto, richiamato la legittimità e conformità con il diritto dell’Unione del tentativo di conciliazione obbligatorio e pregiudiziale, così come previsto dall’art. 84 del Codice delle comunicazioni elettroniche e dal regolamento sulle procedure di risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazione e utenti, adottato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con delibera n.173/07/CONS.
In particolare, si evidenzia che l’art. 34 della direttiva 2002/22/CE individua le coordinate che dovrebbero guidare i legislatori nazionali nella individuazione delle procedure extragiudiziali: semplicità e snellezza del procedimento, costi contenuti, un’equa e tempestiva risoluzione delle controversie, un sistema di rimborso o di indennizzo. In proposito, la Corte , con sentenza 15.6.2006, causa C-28/05; Corte eur. D.U., sentenza Fogarty c. Regno Unito, 21.11.01, Recueil des arrệts et décisions 2001-XI, § 33, individua i criteri di conformità al diritto comunitario delle normative nazionali di attuazione, tra le quali appunto quella italiana del D. Lgs. 28/2010.
Secondo la Corte, in definitiva, nonostante le raccomandazioni non siano per loro stessa natura vincolanti, devono comunque essere un riferimento per i giudici nazionali nell’ attività di interpretazione conforme del diritto nazionale alla luce della normativa comunitaria.


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