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Mediazione familiare, terza via verso un sano conflitto

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"...la mediazione si configura come luogo in cui imparare non solo a confliggere costruttivamente, ma persino a confliggere..."

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Massimo Silvano Galli, pedagogista e Teresa Laviola, Avvocato

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Estratto dell'articolo tratto da "Diritto 24", visibile nella sua interezza qui

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Giovedì 5 Giugno 2014

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Lungo questo procedere ricopre un'importanza fondamentale il conflitto, cosa che, al primo acchito del neofita, potrebbe sembrare una paradossale contraddizione: contraltare stesso dell'amore. In verità, il conflitto, è elemento vitale di ogni relazione, anzi di più: sostanza evolutiva di ogni vivente. La questione si pone, semmai, su "come confliggere" e la mediazione si configura come luogo in cui imparare non solo a confliggere costruttivamente, ma persino a confliggere laddove, per incapacità, timore o quieto vivere, questo sano condividersi sia stato sedato o censurato.
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Possiamo, infatti, pensare al disaccordo proprio come a un momento di paralisi in cui due o più soggetti, gruppi o organizzazioni, legati da un qualche tipo di relazione, si trovano nell'impossibilità di procedere nella loro evoluzione (potremmo dire: "di operare una scelta"), poiché le loro idee e le loro opinioni, in quel momento, non coincidono, anzi (come spesso accade quando sono coinvolti interessi affettivi e/o materiali) divergono a tal punto da negare persino lo statuto dell'Altro.
Due azioni sembrerebbero a questo punto possibili, entrambe controproducenti: o che una delle parti eserciti una forza persuasiva tale da ridurre l'altra alle sue ragioni; o che le parti accettino la paralisi, decidano, cioè, di "non scegliere", di negare il disaccordo, pur di evitare un conflitto che spaventa, magari perché se ne conosce solo l'esperienza negativa, non controllata e, quindi, si "decide di non decidere", in poche parole: di non evolvere. In entrambi i casi, la mediazione si pone come possibile terza via: laddove il conflitto corre il rischio di essere distruttivo ma anche, aggiungiamo a questo classico intendimento: laddove il conflitto non c'è ma dovrebbe esserci. Insomma, come direbbe Theodor Adorno: "Uno è la solitudine, due è il conflitto, tre salva capra e cavoli" e "tre" ci piace pensare sia proprio la mediazione.

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