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Mediazione e legittimità costituzionale 1

Mediazione e legittimità costituzionale 1 - Mondo Mediazione


Rinvio alla Consulta sulla questione di legittimità costituzionale dal Giudice di Pace di Catanzaro



Articolo tratto da Diritto24, visibile direttamente qui.


Mediaconciliazione, ancora una rinvio alla Corte costituzionale


Mercoledì 14 Settembre 2011


Si allunga giorno dopo giorno l’elenco dei giudizi sospesi a seguito del rinvio della mediaconciliazione alle giurisdizioni superiori al fine di verificarne la legittimità. Dopo il via libera del Tar Lazio alla questione di costituzionalità promossa dall’Oua, sono arrivate l’ordinanza di rinvio, sempre alla Corte costituzionale, del giudice di Pace di Parma, e poi la rimessione alla Corte di giustizia dell’Ue da parte del tribunale di Palermo per la valutazione della compatibilità con la direttiva 2008/52/CE. E ora si ha notizia di un ulteriore rinvio, sempre alla Consulta, da parte del giudice di Pace di Catanzaro.

Una lite "bagattellare"
E questa volta l’intera lite, per la “modestia” della contesa e la qualifica delle parti, entrambi avvocati, potrebbe apparire strumentale proprio alla verifica della costituzionalità della mediaconciliazione obbligatoria. Il caso, infatti, è quello di un legale che in proprio adisce il giudice per la mancata restituzione di due libri concessi in comodato “qualche tempo prima” ad una collega. Quest’ultima eccepisce in via preliminare la improcedibilità della domanda per il mancato esperimento del tentativo di conciliazione. Successivamente, preso atto della impossibilità di trovare un accordo, la parte attrice solleva questione di legittimità costituzionale in relazione all’obbligo della mediazione e al costo legato alla nuova procedura.

Il giudizio di non manifesta infondatezza
Per il giudice di Pace di Catanzaro le censure mosse non appaiono manifestamente infondate. In primis “appare evidente – scrive il giudice – la violazione degli articoli 76 e 77 della Costituzione per contrasto tra la legge delega e il decreto legislativo 28/10”. Infatti, mentre nelle delega vi sarebbe la previsione dell’obbligo di attenersi al principio per cui la mediazione non debba “precludere l’accesso alla giustizia”, l’averla resa una condizione di procedibilità dell’azione giurisdizionale, si rivelerebbe una preclusione di fatto.

Condivisa anche la censura dell’attore riguardante l’articolo 24 della Costituzione, in quanto, se il tentativo obbligatorio ha un costo “non meramente simbolico” allora “nella sostanza il sistema subordina l’esercizio della funzione giurisdizionale al pagamento di una somma di denaro”.

In ultimo, per il giudice “merita adesione” anche l’argomentazione relativa alla violazione dell’articolo 3 della Carta, e dunque del principio di uguaglianza, in quanto il sistema “consentendo solo alla parte convenuta di non aderire al procedimento”, ipotesi non consentita alla parte attrice, graverebbe soltanto quest’ultima dell’obbligo di esercitare il procedimento di mediazione per poter far valere il suo diritto.

Va tuttavia ricordato che con il Dm 145/2011 sono state introdotte delle modifiche al Dm 180/2010 proprio con riguardo ai costi della mediazione obbligatoria, soprattutto quando al procedimento non partecipa anche la parte convenuta. Secondo la nuova tariffa, infatti, l’istante dovrà corrispondere all'organismo la cifra di 40 euro, fino ad un valore delle controversia di mille euro, o 50 euro oltre i mille euro.




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