Home » News ADR » Mediazione e Imposta di Registro

Mediazione e Imposta di Registro

Mediazione e Imposta di Registro - Mondo Mediazione


Approfondimento sul regime fiscale della Mediazione, in particolare comma 3, art.17, D.Lgs. 28/2010



Articolo tratto da Ipsoa, visibile direttamente qui.



RISOLUZIONE ALTERNATIVA DELLE CONTROVERSIE E COSTI

Mediazione senza registro solo sul verbale d'accordo


Giovedì 10 Novembre 2011
di Antonina Giordano



La mediazione civile come condizione di procedibilita' della domanda giudiziale ratione materiae, disciplinata dal Decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010, gode di un regime di favore fiscale anche per quanto riguarda l'imposta di registro. Ai sensi del comma 3 dell'articolo 17 il verbale di accordo e' esente dall'imposta entro il limite di valore di 50.000 euro. La previsione si riferisce al verbale considerato nella sua interezza (cioe' comprensivo dell'accordo); ogni altra eventuale scrittura privata derivante dall'accordo sarà assoggettata alla tassazione prevista dalle norme tributarie ad essa applicabile.

Mentre per l’imposta di bollo l’esenzione è totale, il D.Lgs. n. 28/2010 ha previsto un regime di esenzione fiscale parziale per l’imposta di registro, prevedendo che il verbale di accordo è esente dall’imposta di registro entro la soglia di valore di 50.000 euro e che l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

Il previsto limite di esenzione deve intendersi ovviamente riferito all’importo indicato nel verbale e non al valore della lite indicato nella domanda formulata dalla parte.

E’ ovvio che la previsione si riferisce al verbale considerato nella sua interezza (cioè comprensivo dell’accordo) e che ogni altra eventuale scrittura privata derivante dall’accordo sarà assoggettata alla tassazione prevista dalle norme tributarie ad essa applicabile.

Può accadere, infatti, che l’accordo allegato al verbale contenga adempimenti a carico delle parti rilevanti ai fini delle imposte dirette (Ires, Irpef, Irap) o di Iva.

La disposizione deve essere letta tenendo conto delle disposizioni dettate dall’art. 11 del decreto legislativo n. 28/2010 che con i suoi ponderosi commi disciplina la fase conclusiva (la conciliazione) dell’attività di mediazione la quale, a prescindere dal segno dell’esito, deve comunque essere tradotta in un processo verbale, ossia in un documento scritto, redatto dal mediatore, e sottoscritto dalle parti nel quale trovano espressione le volontà di queste ultime.

E’ evidente che il tetto è stato così fissato, innalzando quello già previsto nella conciliazione societaria, per uniformare la conciliazione stragiudiziale disciplinata dal Decreto legislativo n. 28/2010 alla conciliazione giudiziale.

La natura del tributo, nel tempo si è evoluta da tassa dovuta come corrispettivo per il servizio di certezza pubblica di conservazione degli atti ad imposta sul patrimonio risultante da atti giuridici di una certa evidenza e alla registrazione può essere applicata un’aliquota proporzionale ovvero fissa.

Valgono in tal caso le regole generali in base alle quali se il verbale d’accordo è assimilabile ad un atto di transazione dal quale deriveranno obblighi di pagamento per importi uguali o superiori a alla soglia di esenzione dei 50.000 euro l’imposta si applica con aliquota del 3% (ai sensi dell’art. 9 parte I della Tariffa allegata al TUR) sulla parte eccedente il predetto importo.

Nel silenzio della norma si ritiene, dunque, che, superato il tetto di franchigia, il verbale contenente prestazioni a contenuto patrimoniale sia assoggettato ad imposizione a prescindere dal fatto che sia omologato o meno, con aliquota al 3% (ex art. 9 parte I della Tariffa allegata al TUR) tenendo conto che il versamento dell'imposta per gli atti privati viene effettuato mediante il Modello F23.

Il decreto di omologazione del presidente del tribunale è, comunque, soggetto ad autonoma tassazione in termine fisso e in misura fissa (168 euro ex art. 8, punto g, parte I, tariffa TUR).

L’imposizione ai fini dell’imposta di registro prevista per la mediazione civile di cui al D.Lgs. n. 28/2010 presenta, come si diceva, analogie con le modalità di tassazione del verbale di accordo della conciliazione giudiziale, i cui atti sono però, a differenza di quelli emessi in seno alla prima, equiparati agli atti giudiziari ai sensi dell’articolo 37 del TUR.

Nell’ambito della conciliazione giudiziale, infatti, gli atti concorrono a determinare l’imposta definitivamente dovuta sulle sentenze cui si riferiscono.

Ciò in quanto la tassazione degli atti dell’autorità giudiziaria in materia di controversie civili attiene a quegli atti che, definendo, anche parzialmente il giudizio, hanno la concreta potenzialità di incidere sulla situazione giuridica dei soggetti (cfr. risoluzione 3 giugno 1991, prot. n. 310106 dell’ex ministero delle finanze; circolare 9 maggio 2001, n. 45/E dell’Agenzia delle Entrate).

Viceversa, i provvedimenti che non hanno natura definitoria del giudizio non sono soggetti all’obbligo di registrazione, ai sensi dell’articolo 2 della Tabella, allegata TUR.

In materia di controversie civili, la tassazione degli atti dell’autorità giudiziaria trova applicazione a tutti quegli atti che, definendo, anche parzialmente il giudizio, abbiano la concreta potenzialità di incidere sulla situazione giuridica dei soggetti stessi (cfr. risoluzione 3 giugno 1991, prot. n. 310106; circolare 9 maggio 2001, n. 45/E citate).

La sussistenza dell'obbligo di registrazione inerisce alla natura della questione processuale trattata, che deve riguardare pretese civilistiche (anche se fatte valere nell’ambito del processo penale, come chiarito con circolare del 7 aprile 1997, n. 100 dell’amministrazione finanziaria).

Al di fuori di tale ambito, qualsiasi accordo di natura patrimoniale intervenuto tra le parti non avrà alcuna funzione definitoria del giudizio in corso, rientrando eventualmente nella categoria degli "atti aventi ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale", ai sensi della norma residuale, contenuta nell’articolo 9 della Tariffa, parte I, allegata al TUR.

L’articolo 9, comma 9, della Legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Finanziaria 2000) ha introdotto un particolare regime di esenzione fiscale per gli atti di conciliazione, stabilendo che "Sono esenti dall'imposta di registro i processi verbali di conciliazione di valore non superiore a lire 100 milioni (euro 51.645,69)".

La norma esentativa citata, tuttavia, riguarda i verbali, di carattere giudiziale, che statuiscono la conciliazione tra le parti dinanzi ad un giudice, nell’ambito di un processo.

commenti (0)

Contatti

Contatti - Mondo Mediazione

Chi siamo

Chi siamo - Mondo Mediazione

News

News - Mondo Mediazione

Newsletter

Newsletter - Mondo Mediazione