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Mediazione e cittadini, strategie per una comunicazione diretta

Mediazione e cittadini, strategie per una comunicazione diretta - Mondo Mediazione

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L'intervento al Forum "Conciliare conviene" del Dottor Salvatore Primiceri, Mediatore civile, editore, consulente presso Connet24 Consulting

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Articolo tratto da SalvatorePrimiceri, visibile direttamente qui.

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Mediazione e cittadini, strategie per una comunicazione diretta

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Sabato 1 Dicembre 2012

Dott. Salvatore Primiceri

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Lunedì 26 Novembre ho partecipato al Forum “Conciliare Conviene”, svoltosi presso la Provincia di Milano. Ringrazio il presidente di ICAF, dott. Ivan Giordano, per avermi coinvolto. Ho parlato di comunicazione nell’ambito della mediazione civile. Ecco il testo del mio intervento:

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“Mediazione e cittadini, strategie per una comunicazione diretta”

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Nel corso del II Forum Nazionale dei Mediatori, del 17 settembre scorso, a Roma, sono intervenuto parlando di mediazione come “recupero di una società dialogante e di una giustizia più orientata al buon senso”. Dentro al concetto di “buon senso” ho voluto racchiudere tutti gli aspetti umani, che si traducono in vantaggi, offerti dall’istituto della mediazione. Non è poco. La mediazione non è solo uno strumento deflativo della ingolfata macchina giudiziaria, né solo una possibilità di risparmio per le tasche dei cittadini. La mediazione offre, attraverso i suoi mezzi e finalità, la possibilità di recuperare gli strumenti del buon senso e del vivere civile, ovvero il dialogo fra le parti, il rispetto, l’ascolto, la correttezza, la buona fede e così via. I mediatori e gli organismi di mediazione sono chiamati oggi a diffondere questo insieme di valori, a sviluppare nel nostro Paese, malato di conclamata litigiosità, una cultura della mediazione.

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Il “Valore” della mediazione deve poter giungere alla gente e per questo bisogna abbinare la “Comunicazione”.

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Per comunicazione intendo qui la capacità di diffondere la cultura della mediazione, attraverso tutti i mezzi promozionali idonei e, il più possibile, utilizzando fantasia e creatività.

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La proposta e l’esigenza che sottopongo è quella di ragionare, studiare e applicare forme di comunicazione che portino la mediazione a conoscenza diretta della gente comune puntando non solo sui vantaggi tecnici economici dell’istituto che ne deriverebbero per le parti rispetto alla giustizia civile, ma anche e soprattutto sui vantaggi umani. Solo così la mediazione può rivoluzionare culturalmente il concetto e la percezione di giustizia nel comune cittadino aprendo le porte ad una nuova fase.

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Fino alla sentenza del 24 ottobre della Corte Costituzionale, molti organismi di mediazione avevano basato la propria attività su due pilastri: i corsi di formazione e gli accordi con gli avvocati. Per questo motivo alcuni stessi organismi reagivano con profonda preoccupazione alla notizia del venir meno dell’obbligatorietà della mediazione, in quanto il loro lavoro si alimentava attraverso delle “fonti” interne al circuito degli addetti ai lavori: da una parte gli iscritti ai corsi per mediatori, dall’altra gli studi legali costretti dalla legge ad informare le parti del tentativo di mediazione come condizione di procedibilità.

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Chi aveva posto le basi per una comunicazione esterna a questo filo conduttore, si trova oggi meno preoccupato sul futuro anche se, è chiaro e sono d’accordo, l’obbligatorietà in questo momento aiuterebbe enormemente lo sviluppo e la conoscenza dell’istituto e sono d’accordo con il mio amico avvocato Paolo Fortunato Cuzzola quando dice che si tratta di un “male necessario”, almeno provvisoriamente.

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Ma aldilà della possibilità che l’obbligatorietà venga presto reintrodotta, la “scossa” inferta dalla Corte Costituzionale ha innescato un processo di riflessione e rivalutazione delle strategie comunicative messe in campo dai tanti operatori del settore. Bisognerebbe, a mio avviso, far finta che la mediazione sia solo facoltativa. Se ragionassimo così, per assurdo, saremmo indotti a dover obbligatoriamente studiare le modalità per comunicare l’istituto della mediazione e i suoi vantaggi, direttamente ai cittadini.

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Proviamo a ipotizzare alcune soluzioni. Innanzitutto non bisogna scandalizzarsi di usare le parole “marketing”, “immagine” e “pubblicità”. Siamo in un mercato libero, che per la delicatezza della materia necessita di offrire la massima qualità, efficienza e professionalità. L’economia ci insegna che in un mercato libero emergono i migliori accompagnati dalle migliori strategie di comunicazione.

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Raggiungere la gente significa portare la mediazione nei mezzi che la gente utilizza per informarsi. In primis il web. Internet non è un optional, dotarsi di un sito internet, un ottimo sito internet, è necessario, magari eliminando quella grafica, ancora troppo diffusa, legata agli elementi della giustizia ordinaria e al processo. La mediazione è un’altra cosa. La giustizia italiana non funziona e non può divenire un buon biglietto da visita per chi desidera scoprire informazioni sulla mediazione. Piuttosto rendiamo dinamici i luoghi virtuali attraverso l’interazione con i social network, con “help line” che diventano veri e propri sportelli virtuali per chi desidera informazioni.

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Gli organismi di mediazione e anche le sedi secondarie si dovrebbero dotare di un’area marketing. Gli organismi dovrebbero investire in un profilo professionale quale un manager della comunicazione che possa analizzare e pianificare i messaggi dell’informazione e, perché no, divenire un coordinatore per permettere alle sedi secondarie di uno stesso organismo di entrare in rete e raggiungere i medesimi livelli di efficienza. Devono inoltre dotarsi di un ufficio stampa che curi i rapporti con i media.

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Poi ci sono gli strumenti classici, quali la comunicazione cartacea pubblicitaria, le iniziative come questo lodevole forum. Ma potrebbero esserci anche “sportelli temporanei” allestiti nelle piazze, piuttosto che una “pubblicità progresso” autogestita. Si potrebbe cioè pensare ad una comunicazione sociale sull’utilità della mediazione finanziata da più organismi insieme per poter essere pubblicata sui principali quotidiani o televisioni.

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Ho provato ad offrire qualche spunto, consapevole che molti di voi già si sono attrezzati in questo senso ma consapevole, al tempo stesso, dei costi e degli sforzi che una comunicazione professionale e organizzata comporta. Credo che anche lo Stato debba incentivare la comunicazione per diffondere la cultura della mediazione evitando però di produrre inutili spot come quello che abbiamo visto alcuni mesi fa andare in onda per pochissimo tempo. Oggi più che mai un’attività si regge sulla capacità di comunicare. Qui ci troviamo di fronte ad un grande messaggio, portiamolo ai destinatari con efficaci e opportune strategie.

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Solo così tra qualche anno potremmo dire di aver cambiato il modo di approcciarsi alla giustizia dei cittadini, orientandola sempre di più al “consensuale”.

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Dott. Salvatore Primiceri*

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*(Mediatore Civile e Commerciale, Manager in comunicazione, web ed eventi, Titolare di Connect24 Consulting e Direttore Editoriale del quotidiano online L’AltraPagina.it, www.laltrapagina.it)

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