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Mediazione Civile: i chiarimenti del Ministero

Mediazione Civile: i chiarimenti del Ministero - Mondo Mediazione

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Inidicazioni operative sull'entrata in vigore del d.l. 98/2013

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Articolo tratto da Altalex, visibile direttamente qui.

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Mediazione civile dopo il decreto del fare: i chiarimenti del Ministero

Ministero della Giustizia, circolare 27.11.2013 (Laura Biarella)

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Mercoledì 4 Dicembre 2013

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Il Ministero della Giustizia, in data 27 novembre 2013, ha emanato la circolare sulla nuova mediazione civile, con cui ha fornito indicazioni, di natura ermeneutica ed applicativa, concernenti l'entrata in vigore dell’art. 84 del D.L. n. 69/2013 (c.d. Decreto del Fare), convertito in L. n. 98/2013, il quale ha opportato modifiche alla disciplina dell'istituto contenuta nel D.Lgs. n. 28/2010.
 
Tale provvedimento tiene conto, e si ispira, agli obiettivi dettati dal Ministro Cancellieri nelladirettiva del 05 novembre 2013.

La prima parte del documento ministeriale formisce delucidazioni in merito all’indennità dovuta dalle parti per il primo incontro di mediazione, nonché circa le spese di avvio del relativo procedimento.

Viene pertanto richiamato il principio espresso all’art. 17 comma 5 ter del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, modificato dall’art.84, comma 1 lett. p) n.2) del d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla l. 9 agosto 2013, n. 98, a norma del quale, qualora non si raggiunga alcun accordo all’esito del primo incontro, all’organismo di mediazione non spettano compensi.

Circa il termine “compenso”, utilizzato dal legislatore, la circolare chiarisce che va raccordato alle norme già vigenti ed, in particolare, al disposto di cui all’art. 16, comma 1, del D.M. 180/2010, a norma del quale “l’indennità comprende le spese di avvio del procedimento e le spese di mediazione”, ed altresì al comma 10 del medesimo articolo, il quale recita che “le spese di mediazione comprendono anche l’onorario del mediatore per l’intero procedimento di mediazione”.

Facendo un passo indietro alla circolare 20 dicembre 2011, il documento del 27 novembre 2013  rammenta che le spese “di avvio”, stabilite in misura fissa ed unitaria, ineriscono le spese “di segreteria” sostenute dall’organismo di mediazione per avviare il procedimento. Pertanto l’opera propria di mediazione riguarda il “concreto svolgimento dell’attività” medesima, e comprende altresì l’onorario del mediatore.

Ciò posto, la circolare definisce il vocabolo “compenso”, adoperato dalla legge, come quelle spese concernenti l’attività propria di mediazione, escludendo quindi le spese di avvio del procedimento che, perciò, dovranno continuare ad essere onorate.

A riprova dell’esposta linea interpretativa viene in considerazione la funzione “esplicativa” del cd. “primo incontro”, a seguito del quale, si rammenta, alcun compenso è dovuto all’organismo qualora non sia raggiunto l’accordo: non essendosi svolta l’“attività di mediazione” propriamente detta, non si potrà richiedere un corrispettivo, bensì unicamente, a entrambe le parti e qualora comparse al primo incontro, le “spese di avvio”, determinate nella misura fissa di euro 40,00, in virtù dell’art. 16, comma II.

Viene altresì precisato che, se la parte che ha proposto l’avvio del procedimento non compare al primo incontro, nessuna indennità può essere richiesta alla parte invitata, la quale sia comparsa.

Il Ministro, nella Direttiva del 05 novembre 2013, tra gli obiettivi operativi cui la struttura e l’azione amministrativa dovevano ispirarsi, aveva stabilito che l’accesso al procedimento di mediazione doveva avere quale peculiare caratteristica il “contenimento dei costi per i cittadini”.

Il secondo punto affrontato dalla Circolare in commento riguarda la mediazione “obbligatoria” disposta dal giudice. In particolare, l’art. 84 del d.l. 21 giugno 2013 n.69, convertito dalla l. 9 agosto 2013 n. 98, introduce una forma di mediazione obbligatoria disposta dal giudice durante l’ordinario procedimento giurisdizionale: se il giudice dispone in proposito, l’esperimento del procedimento di mediazione assurge a condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Orbene, a seguito della spiegata novità normativa, è emersa la necessità di determinare l’indennità di mediazione per l’ipotesi ove il procedimento di mediazione sia stato avviato in quanto condizione di procedibilità, ex art. 5, comma 1 bis della menzionata disciplina, ovvero sia stato disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 2.

Sulla considerazione della circostanza che la mediazione disposta dal giudice ha natura obbligatoria, l’identità di natura delle due succitate forme di mediazione assume valenza “al fine di ritenere che anche alla cd. mediazione disposta dal giudice sia applicabile almeno la riduzione dell’importo massimo del compenso (e i divieti di aumenti del compenso), esattamente nei termini di cui all’art. 16 comma 4 lett. d) del D.M. 180/2010, ovvero negli stessi termini dell’analoga previsione già esistente per l’ipotesi di mediazione obbligatoria ex lege di cui all’art. 5 comma 1 (ora reintrodotta all’art. 5 comma 1 bis)”.

In merito al luogo della mediazione, il comma I dell’art. 4 del d.lgs. 28/2010, modificato dal d.l. 69/2013 convertito dalla l. 9 agosto 2013 n.98, statuisce che la domanda di mediazione relativa alle controversie di cui all'articolo 2 viene presentata attraverso il deposito di un’istanza, presso un organismo, nel luogo del giudice territorialmente competente per la lite. Nel caso di più domande concernenti la medesima lite, la mediazione si svolgerà innanzi all'organismo territorialmente competente, e presso il quale è stata depositata la prima istanza. Viene inoltre precisato che per individuare l’organismo di mediazione competente si tiene conto del luogo ove l’organismo medesimo ha la sede principale, ovvero le sedi secondarie, purché la sussistenza di tali sedi sia stata previamente comunicata al Ministero della Giustizia e le stesse siano state iscritte con provvedimento.

Ulteriore argomento concerne il discusso ruolo dell’avvocato nel procedimento di mediazione. Si rammenta, infatti, che il novellato comma VI bis dell’art. art. 16 del d.lgs. 28/2010 statuisce che gli avvocati iscritti all’albo, di diritto, sono “mediatori”.

Nel contempo, l’art. 5, comma 1 bis, nell’elencare le materie oggetto di mediazione obbligatoria, prescrive che chi intende agire giudizialmente deve, prima, esperire il procedimento di mediazione “assistito da un avvocato”.

Orbene, l’assistenza legale risulta obbligatoria soltanto quando ricorrano le fattispecie di mediazione cd. obbligatoria, escludendo quindi tutte le ipotesi di mediazione cd. facoltativa. In quest’ultimo ambito, si chiarisce, le parti restano in facoltà di ricorrere all’assistenza di un avvocato, anche se la procedura di mediazione sia stata già avviata.

Il Ministro, nella richiamata direttiva, aveva confidato in un “elevato livello di preparazione professionale dei mediatori”. Si rammenta che l’art. 16 d.lgs. 28/2010, in tema di obblighi formativi, impone agli avvocati iscritti ad organismi di mediazione, ad essere “adeguatamente formati in materia di mediazione”, nonché a mantenere la propria preparazione con opportuni percorsi di aggiornamento. I percorsi formativi sono organizzati dal consiglio nazionale forense e dagli ordini circondariali.

Le spiegate modifiche devono altresì essere raccordate col disposto di cui all’art. 55 bis, comma 4, del codice deontologico forense, il quale pone divieto, a carico dell’avvocato, di consentire che l’organismo di mediazione abbia sede presso il proprio studio, o viceversa, e ciò nella finalità di escludere ogni eventuale duplicazione di ruoli, nonché a tutela dell’imparzialità del soggetto mediatore-avvocato.

Al Ministero è demandata la vigilanza relativa alla circostanza che l’organismo di mediazione non abbia sede presso lo studio di un avvocato e che lo studio di un avvocato non abbia la propria sede presso un organismo di mediazione.

Qualora sia ravvisata la violazione a siffatto divieto, il Ministero dovrà segnalare l’infrazione al competente consiglio dell’ordine forense e, inoltre, la condotta antigiuridica comporterà la possibile adozione dei consequenziali provvedimenti, ad opera dell’autorità vigilante medesima.

Il penultimo argomento affrontato dal provvedimento ministeriale, ha per oggetto le convenzioni stipulate dagli organismi di mediazione, con le parti ovvero i loro avvocati, e preordinate a stabilire sconti, oppure agevolazioni di ordine economico, a favore di una delle parti, ovvero dei loro patrocinatori.

Siffatti accordi si pongono in contrasto col principio d’imparzialità, nonchè con la posizione di terzietà dell’organismo di mediazione rispetto alle parti, pure se lo sconto, ovvero l’agevolazione, siano circoscritti al mero ambito economico. Il Ministero tuttavia chiarisce che “eventuali agevolazioni o sconti, attuati in concreto, devono essere praticati nei confronti di tutte le parti in mediazione”.

L’ultimo tema della circolare concerne l’attività di monitoraggio: l’art. 5, comma 1 bis, del d.lgs. 28/2010, immesso nell’ordinamento dalla summenzionata riforma, in ambito di mediazione obbligatoria, ha statuito che “la presente disposizione ha efficacia per i quattro anni successivi alla data della sua entrata in vigore. Al termine di due anni dalla medesima data di entrata in vigore è attivato su iniziativa del Ministero della giustizia il monitoraggio degli esiti di tale sperimentazione”.

Viene pertanto ribadito l’obbligo, a carico degli organismi di mediazione, di comunicare i dati statistici concernenti l’opera svolta, nei modi e nei termini imposti dalla relativa circolare della Direzione Generale di Statistica che fa capo al Ministero della Giustizia. L’eventuale inosservanza dello spiegato dovere di comunicazione potrà essere valutato quale “elemento sintomatico della inattività dell’organismo”, ovvero,  ed in ogni modo, dell’incapacità a garantire uno “standard’ minimo di efficienza”, prescritto all’art. 4 del d.m. 180/2010.

(Altalex, 4 dicembre 2013. Nota di Laura Biarella)

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