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Mediazione Civile e conformità fiscale

Mediazione Civile e conformità fiscale - Mondo Mediazione


Intervento del Presidente dell'Ordine dei Commercialisti, Claudio Sicilotti




Articolo tratto da Corriere della Sera, visibile direttamente qui.




LA CRESCITA IL PIANO LE PROPOSTE I COMMERCIALISTI

Mediazione civile e conformità fiscale

Confronti Come il privato paga per il servizio che richiede, così deve imparare a fare lo Stato


Martedì 10 Gennaio 2012
Dott. Claudio Siciliotti



Dopo il commento di Dario Di Vico pubblicato domenica 8 gennaio sul «Corriere della sera» dal titolo «Categorie e professioni, è il momento delle proposte», ecco il primo intervento del presidente dell' Ordine dei commercialisti. Formulare proposte anziché opporre soltanto proteste. L' invito lanciato a categorie e professioni, su queste colonne, da Dario di Vico, è senza dubbio di quelli che non possono essere rifiutati, ma, soprattutto, di quelli che non possono che essere condivisi. Seppur con sfumature diverse al loro interno, le professioni hanno dato prova di questa disponibilità già lo scorso agosto, quando è stata varata, con il loro assenso e fattivo contributo, una riforma degli ordinamenti professionali che hanno avuto il coraggio di definire timida e irrilevante solo coloro i quali non ambivano in realtà ad alcuna riforma delle professioni, perché puntavano alla loro abrogazione pura e semplice. Non è un caso che, nelle novanta pagine diramate in questi giorni dall' Antitrust, minimo sia lo spazio riservato alle professioni e, anche quel poco, sia una sorta di ritocco qua e là all' impianto di riforma già varato. Un impianto che, tra le altre cose, già prevede l' assoluta derogabilità delle tariffe (e, dunque, l' abrogazione delle tariffe minime, posto che qualsiasi professionista è libero di accettare condizioni ad esse inferiori), l' obbligatorietà della formazione continua e dell' assicurazione professionale, nonché la netta separazione tra esercizio della funzione organizzativa e disciplinare all' interno degli Albi. Ora, ciò che davvero conta, è la concreta attuazione di quei principi entro la scadenza inderogabile del prossimo 13 agosto. Giusto chiedere anche alle professioni di essere propositive sul fronte di quello che possono fare per il Paese, svolgendo, più ancora di quello che già oggi fanno, funzioni sussidiarie per la pubblica amministrazione. I commercialisti italiani, in questi anni, hanno più volte rilanciato questo messaggio di utilità al Paese anche con apposite campagne di comunicazione. Abbiamo sostenuto la mediazione civile obbligatoria e sosteniamo tuttora l' opportunità di un suo ulteriore ampliamento, a cominciare dai procedimenti di separazione consensuale che si caratterizzano per l' assenza di figli minorenni e si riducono quindi essenzialmente a sistemazioni di tipo patrimoniale. La revisione legale ed il controllo di legalità che svolgiamo presso le imprese italiane, come revisori e sindaci, può essere meglio valorizzato ai fini della concessione del credito da parte delle banche ed ai fini dell' attività dell' amministrazione finanziaria. Si può pensare a una sorta di certificazione di merito creditizio che produca effetti vincolanti presso le banche, nella priorità di assegnazione del credito e nella determinazione della sua forbice di costo. Allo stesso modo, si può pensare a una sorta di certificazione della conformità alla normativa fiscale che escluda la natura esecutiva dell' accertamento in caso di ricorso pendente: una sorta di presunzione di innocenza per chi è assoggettato a questi pervasivi controlli, in contrapposizione alla presunzione di colpevolezza che caratterizza oggi il rapporto tra il fisco e, indistintamente, tutti i contribuenti. In questo modo, tra l' altro, l' assoggettamento alla revisione legale e l' obbligo di nomina del collegio sindacale cesserebbero di essere erroneamente percepiti da molte imprese come un mero onere privo di valore aggiunto. Anche nella lotta all' evasione, se lo Stato avesse voglia di valorizzare la nostra competenza, potremmo sicuramente svolgere un ruolo non secondario. L' importante, ovviamente, è non pensare di poter attuare un inaccettabile modello di reclutamento obbligatorio del commercialista da parte dello Stato, con addossamento di responsabilità senza contropartita alcuna: come il privato paga per il servizio che richiede, così deve imparare a fare lo Stato. In verità, molte di queste proposte sono già state avanzate e giacciono in qualche cassetto dei competenti Ministeri. Ecco che, pur rimanendo giusto chiedere alle professioni di essere propositive, è probabilmente altrettanto opportuno capire se c' è la volontà politica di premiare chi dimostra disponibilità propositiva. Cosa che, per altro, sarebbe tanto più opportuna se si vuole davvero che l' approccio di chi protesta senza proporre si trasformi da regola in eccezione.

Claudio Siciliotti Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialistie degli Esperti Contabili



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