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Mediazione: ambito di applicazione

Mediazione: ambito di applicazione - Mondo Mediazione
Riflessione sull'ambito di applicazione della Mediazione

Articolo tratto da
Eutekne il quotidiano del Commercialista e visibile direttamente qui.





Esclusa la divisione endoesecutiva dalla mediazione obbligatoria

Il relativo giudizio rientra fra i procedimenti incidentali di cognizione

Roberta VITALE
Lunedì 30 maggio 2011


L’ordinanza del Tribunale di Prato del 9 maggio 2011 offre l’occasione per una riflessione sull’istituto della mediazione obbligatoria e sull’ambito di applicazione del nuovo strumento conciliativo.
Il Tribunale si pronuncia sull’applicabilità della nuova disciplina sulla mediazione civile alle procedure esecutive e, nello specifico, al giudizio incidentale di divisione.

A tal proposito, si ricorda che, ai sensi dell’art. 5 comma 1 del DLgs. 28/2010, le parti sono obbligate a esperire il procedimento di mediazione prima di adire le vie giudiziali per la risoluzione delle controversie relative a determinate materie (fra queste, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende). In questi casi, il tentativo di mediazione è obbligatorio, più precisamente costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza.
A questa norma sono poste dal Legislatore alcune eccezioni. In particolare, le disposizioni sulla mediazione obbligatoria non si applicano “nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata” (art. 5 comma 4 lett. d) del DLgs. 28/2010).

Ed infatti, nella relazione illustrativa al DLgs. 28/2010, viene chiarito che “i procedimenti di cognizione che si inseriscono incidentalmente nell’esecuzione forzata (opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi, controversie in sede di distribuzione, accertamento dell’obbligo del terzo) sono stati esclusi (…) per la loro stretta interferenza con l’esecuzione forzata. Consentire o, peggio, imporre la dilazione nella fase processuale in cui la soddisfazione del singolo diritto è più prossima significherebbe aprire la strada a manovre dilatorie da parte dei debitori esecutati”.

Premesso quanto sopra – ha precisato il Tribunale – sono esclusi dall’ambito di applicazione della mediazione i seguenti procedimenti:
- opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.);
- opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.);
- opposizione di terzo (art. 619 c.p.c.).
Inoltre, restano altresì esclusi i procedimenti aventi ad oggetto:
- l’accertamento dell’obbligo del terzo il quale non si sia presentato in udienza a rendere la dichiarazione di debito, ovvero intorno alla quale sia insorta contestazione, risolubile con sentenza (artt. 548 e 549 c.p.c.);
- la distribuzione della somma ricavata dalla vendita (art. 512 c.p.c.).

Per quanto riguarda, poi, la divisione in sede esecutiva, il Tribunale ha osservato, innanzitutto, che al giudizio divisorio incidentale è attribuita natura di procedimento di cognizione, pur inserendosi all’interno del procedimento esecutivo. Quindi – ha aggiunto il Tribunale – “risponde ad una precisa scelta legislativa che i procedimenti incidentali di cognizione, tra i quali debbono essere ad ogni buon diritto annoverati i giudizi di divisione endoesecutivi, siano sottratti alla nuova procedura in tema di mediazione civile”.

Infatti, “la mediazione in sede esecutiva, ove ritenuta applicabile all’esecuzione forzata, finirebbe con lo scontrarsi con un processo esecutivo, come ridisegnato dalle riforme degli ultimi anni, che, pur conoscendo «parentesi» di cognizione, le delinea e configura come essenzialmente «strumentali» all’esecuzione stessa, onde consentire, nel caso di specie, l’individuazione definitiva dell’oggetto dell’espropriazione forzata”.
 




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