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Mediatore per la pace sociale

Mediatore per la pace sociale - Mondo Mediazione


La Mediazione quale strumento al servizio del cittadino, volto alla pace sociale



Articolo tratto da
Il Denaro, visibile direttamente qui.



Mediatore: protagonista della pace sociale


Mercoledì 27 Luglio 2011
Anna Ruggiero, Barbara Basco, Armando Acerra


La mediazione prevista e disciplinata dal d. lgs n. 28/2010 e dal D.M. n.180/2010 è uno strumento al servizio dei cittadini e volto al raggiungimento della pace sociale.
L’obbiettivo auspicato dal legislatore è di salvaguardare i rapporti e le relazione tra le parti.
In quest’ottica, il mediatore è chiamato a svolgere un ruolo importante e per questo molto spesso impervio: condurre le parti attraverso incontri congiunti e riservati (caucuses) al raggiungimento di un accordo che sia soddisfacente per entrambe.
Una delle difficoltà riscontrate, nella nostra esperienza di mediatori e dovuta essenzialmente ad un’errata o parziale conoscenza del nuovo istituto, è quella di far comprendere alle parti le importanti potenzialità della mediazione e dei vantaggi economici per coloro che raggiungono un accordo: esenzione dall’imposta di bollo, esenzione dall’imposta di registro entro il limite di valore di € 50.000,00 e credito di imposta fino a € 500,00 (riconosciuto, in misura ridotta, anche alle parti che non raggiungono l’accordo).
I partecipanti alla procedura di mediazione manifestano rancore, rabbia e desiderio di punire l’altra parte. La convinzione di aver subito un torto alimenta la conflittualità e la contrapposizione che emergono preponderanti soprattutto nel primo incontro.
Tale stato d’animo, che rischia di compromettere il successo della mediazione, deve essere superato con l’ausilio del mediatore che deve comprendere e far comprendere i reali interessi delle parti, sottesi alle posizioni assunte nell’istanza e nell’adesione alla procedura di mediazione. Una fase importante, e talvolta indispensabile, del procedimento di mediazione è rappresentata dagli incontri separati ovvero dai colloqui riservati che consentono al mediatore di instaurare un rapporto di fiducia e alla parte di aprirsi e comunicare i propri reali interessi, nella consapevolezza che tutto quanto rivelato al mediatore rimarrà riservato.
Il più ampio obbligo di riservatezza, previsto dall’art. 9, comma 1 del d. lgs. n. 28/2010, si estende a chiunque (parti, i loro assistenti, mediatori, esperti, segretari e operatori dell’ente) presta la propria opera o il proprio servizio nell’organismo o comunque nell’ambito del procedimento di mediazione, rispetto alle dichiarazione rese e alle informazioni acquisite durante il procedimento stesso.
Il successivo comma 2 del predetto articolo, prevede un obbligo limitato al ruolo del mediatore che è tenuto alla riservatezza nei confronti delle parti rispetto alle dichiarazioni rese e alla informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate salvo il consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni.
Il vincolo della riservatezza costituisce uno dei punti di forza del nuovo istituto della mediazione che tutela e garantisce alle parti di poter liberamente esprimere i propri bisogni e interessi al di là della logica della contrapposizione tipica di ogni controversia innanzi all’autorità giudiziaria. Il mediatore attraverso la sua professionalità ed esperienza deve infondere alle parti positività rispetto alla possibile risoluzione della lite, dimostrare apertura e comprensione nei confronti dei litiganti, esprimendo empatia e attenzione per i loro interessi.
Il mediatore professionista stimola le parti ad interagire tra di loro, impegnandole a risolvere i propri problemi, prospettando possibili proposte di accordo attraverso l’utilizzo delle più avanzate ed efficaci tecniche di comunicazione.
La procedura di mediazione consente alle parti di poter essere gli autori del proprio accordo risolvendo il conflitto, attraverso una negoziazione assistita e facilitata dal mediatore.
Sarà dunque il mediatore che dovrà condurre i litiganti verso il superamento del conflitto con il raggiungimento dell’equilibrio e del senso di responsabilità per la realizzazione della pace sociale.
L’esigenza di un profondo mutamento socio culturale, manifestata dal nostro legislatore, è stata evidenziata dal Vice Presidente del Parlamento Europeo, Diana Wellis che, nel suo discorso di apertura dei lavori del convegno “Mediazione: tra efficienza e competitività”, tenutosi il 25 maggio u. s. a Roma, con il patrocinio del Ministero della Giustizia, ha espresso “l’auspicio di usare la mediazione quale emblema della nostra società in questo secolo”.
 

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