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Limiti incerti per il ricorso all'arbitrato

Limiti incerti per il ricorso all'arbitrato - Mondo Mediazione

 Tratto da Eutekne, il quotidiano del Commercialista, l'articolo prende in esame la recente sentenza del Tribunale di Napoli relativa all'arbitrato
Articolo tratto da Eutekne.info il quotidiano del commercialista del giorno 13 Aprile 2011 e consultabile direttamente qui

Limiti incerti per il ricorso all’arbitrato

A giudizio del Tribunale di Napoli, la compromettibilità in arbitri è esclusa solo in ipotesi residuali


Maurizio MEOLI
Mercoledì 13 aprile 2011



Il Tribunale di Napoli, nella sentenza del 9 giugno 2010, ha sottolineato come, nonostante le generiche indicazioni fornite dalla legge delega per la riforma del diritto societario (art. 12 comma 3 della L. 366/2001), il Legislatore delegato abbia ritenuto opportuno specificare che sono arbitrabili le controversie relative a diritti disponibili (art. 34 comma 1 del DLgs. 5/2003), inerenti al rapporto sociale (art. 34 comma 1 del DLgs. 5/2003) e per le quali la legge non prevede l’intervento obbligatorio del Pubblico Ministero (art. 34 comma 5 del DLgs. 5/2003); limitazioni che si applicano anche rispetto alle controversie che abbiano ad oggetto la validità di deliberazioni assembleari. Peraltro, nel sistema delle invalidità delle deliberazioni assembleari risultante dall’esercizio della delega (DLgs. 6/2003), la figura della nullità non consente più di ritenere, quasi meccanicamente, che le ipotesi di nullità identifichino tutte le fattispecie in cui vengono in considerazione interessi indisponibili.

Il Legislatore della riforma, infatti, ha “destrutturato” la fisionomia della nullità, introducendo, in luogo di un unico paradigma di nullità della delibera, più paradigmi diversamente disciplinati. Sono state, quindi, contemplate le seguenti ipotesi:
- nullità sanabili (art. 2379-bis c.c.);
- nullità insanabili ma soggette, quanto all’impugnazione, al termine triennale decorrente dall’iscrizione o dal deposito della delibera nel Registro delle imprese, se si tratta di delibere soggette ad iscrizione o deposito, ovvero dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea, ove si tratti di deliberazioni non soggette né ad iscrizione né a deposito (art. 2379 c.c.);
- nullità insanabili ed imprescrittibili (art. 2379 comma 1 ultima parte c.c., ai sensi del quale possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili).

A fronte di ciò, è probabilmente eccessivo ritenere che alla ripartizione dell’invalidità nelle categorie dell’annullabilità e della nullità non corrisponda più la distinzione tra disponibilità e indisponibilità degli interessi che le categorie medesime sono chiamate a presidiare. Sembra, però, che la persistente attualità della distinzione debba essere “graduata trasversalmente sulla gravità delle ipotesi contemplate”. Vale a dire, osserva il Tribunale di Napoli, che soltanto le ipotesi di nullità costruite come assolutamente insanabili ed imprescrittibili tenderebbero a salvaguardare interessi indisponibili.

Solo in relazione alle deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili, quindi, sembrano configurabili ipotesi che salvaguardano interessi indisponibili. Ciò in quanto la sanabilità riconosciuta ad alcuni casi di nullità e il termine triennale d’impugnazione previsto per altre lasciano emergere l’intenzione del Legislatore di far prevalere, in tali casi, l’esigenza di stabilità degli atti societari. L’aver lasciato alle parti la facoltà di far sfumare, sino a renderle irrilevanti, le ragioni di nullità tramite il ricorso a condotte sananti ovvero attraverso il mancato esercizio del potere di impugnativa entro il termine triennale, rappresenterebbe una spia inequivocabile della natura “disponibile” degli interessi in questione.

In definitiva, quindi, soltanto le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili (nullità insanabili e imprescrittibili ex art. 2379 comma 1 c.c.) sarebbero poste a presidio di interessi indisponibili e, di conseguenza, soltanto queste deliberazioni “non” sarebbero compromettibili in arbitri.

La sentenza che ha offerto lo spunto per il presente commento conferma, indirettamente, quanto sostenuto da Trib. Napoli 8 marzo 2010: la possibilità di affidare alla cognizione degli arbitri anche le controversie aventi ad oggetto l’invalidità delle deliberazioni di approvazione del bilancio seppure si deduca la violazione delle norme poste a presidio della verità, chiarezza e precisione del bilancio stesso.

Questa soluzione, peraltro, risulta minoritaria in giurisprudenza. Nel senso della non arbitrabilità di tali controversie si vedano: Trib. Lucca 11 gennaio 2005, Trib. Milano 12 gennaio 2010, Trib. Milano 10 marzo 2010, Trib. Roma 6 dicembre 2010 e Trib. Milano 10 dicembre 2010 n. 4079. In tali decisioni si osserva come le norme dirette a garantire chiarezza, precisione e verità al bilancio intendano tutelare un interesse pubblico superindividuale che “intercetta” quello del singolo socio senza esaurirsi in esso. Circostanza che spiega perché il socio può rinunziare all’azione eventualmente proposta senza che ciò presenti alcuna conseguenza sull’interesse di altri soci o terzi a far valere la medesima violazione. Di conseguenza, l’arbitrato non può riguardare controversie sul bilancio poiché l’interesse protetto dalla legge è un interesse pubblico, che, in quanto tale, non è nella disponibilità né del socio, né della società.
Si evidenzia, infine, che la questione risulta discussa anche in dottrina.




 
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