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La Mediazione: un treno in corsa non più arrestabile

La Mediazione: un treno in corsa non più arrestabile - Mondo Mediazione

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Non si puo’ tornare indietro sull’obbligatorietà, cardine di un processo culturale che abbisognerà di anni per il consolidamento della cultura ADR in Italia.

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Articolo tratto da Altalex, visibile direttamente qui.

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La mediazione: un treno in corsa non piu’ arrestabile

Avv. Andrea Ceccobelli

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Giovedì 1 Novembre 2012

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Stiamo oramai ragionando da giorni sugli ipotetici sviluppi e conseguenze in merito alla ben nota decisione della Corte Costituzionale del 23 ottobre 2012, sull’istituto della mediazione civile. Tale decisus è stato reso noto con uno scarno comunicato stampa.

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Su questo si sono innestati commenti più e meno obiettivi, manifestazioni di giubilo in gran parte del mondo forense, smarrimento e senso di vuoto nei responsabili degli Organismi di Mediazione , che hanno visto in questa decisione la fine o la probabile fine di una scommessa lavorativa , di un impegno e di sacrifici profusi negli ultimi anni, insieme a tantissimi mediatori che si sono accreditati presso il Ministero della Giustizia.

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Anni molto difficili, comunque, per divulgare questo Istituto, che ho sin dall’inizio ritenuto una vera e propria rivoluzione culturale e sociale per il nostro paese e di un’utilità estrema per contenere e ridurre il carico giudiziario dei nostri Tribunali.

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Il Ministro della Giustizia Avv. Severino a caldo, ha commentato che l’Istituto stava cominciando a funzionare. E del resto le ultime statistiche pubblicate dal Ministero della Giustizia confermano tale affermazione. Stava aumentando il numero delle adesioni da parte dei soggetti convenuti in mediazione, e come volevasi dimostrare anche il numero delle liti conciliate di fronte al mediatore, sino a giungere ad una percentuale vicina e in alcuni casi superiore al 50%.

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Tali percentuali non sono una sorpresa del sistema italiano, ma sono perfettamente in linea con i dati anche di altri paesi, ove i sistemi di Adr sono in vigore da molti anni (se non decenni) e stanno dando i loro frutti in termini di composizione di liti e riduzione del carico giudiziario che perviene in Tribunale.

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Dunque i sistemi di Adr funzionano da sempre, e sicuramente il nostro Paese si stava incamminando su una strada giusta e foriera di ottimi risultati.

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Verrebbe da dire che la Consulta ha interrotto questa strada riportando la mediazione nel suo ambito classico, e cioè quello della sua volontarietà, perfettamente inutile (a mio modesto avviso) in un contesto culturale e sociale come il nostro, che conosce la mediazione volontaria da decenni, ma la quale ha portato scarsissimi risultati , come dimostrano le statistiche pubblicate.

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E’ scarsa la propensione da parte dei soggetti privati e pubblici di inserire nei contratti clausole di mediazione, è praticamente inesistente nella maggioranza del mondo forense la cultura della mediazione , intesa nel senso di vagliare con il cliente, prima di intraprendere una causa, strade alternative di composizione delle controversie , tra cui su tutte, quella di rivolgersi ad un mediatore.

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Del resto non poteva non essere così. Nelle Università italiane non esistono corsi in tecniche di mediazione o in Adr , ai praticanti avvocati e agli avvocati italiani nessuno ha mai insegnato cosa sia in realtà la mediazione e quali potenzialità abbia in termini di potere risolutivo delle vertenze, né il rispetto per la figura professionale del mediatore, vista da molti avvocati come una sorta di negoziatore , un paciere inutile e costoso.

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Tutto cio’ non credo sia mala fede, ma semplicemente ignoranza. Tutto cio’ che non si conosce spaventa e del resto parla chiaro la nostra storia giudiziaria, che ha visto l’avvocatura sempre refrattaria a qualsivoglia riforma che potesse intaccare posizioni di supposto privilegio e che tentasse di migliorare la giustizia e la qualità del servizio al cittadino.

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Tutto, è bene dirlo, sempre a danno dei giovani professionisti e delle nuove figure professionali emergenti, tra cui anche quella del mediatore. Non a caso la stragrande maggioranza dei mediatori sono avvocati, per lo più giovani (al di sotto dei quarant’anni) che avevano visto nel nuovo istituto un’occasione di lavoro e di professionalizzazione.

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Ora, di fronte ad un comunicato stampa di due righe, possono farsi alcune riflessioni.

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La decisione della Corte Costituzionale che ha rilevato l’eccesso di delega potrà essere (come mi auguro che sia) una decisione approfondita che esamini ogni singola censura di contrasto alla nostra Carta Costituzionale, dunque comprensiva dell’esame della compatibilità della normativa in materia di mediazione con gli articoli 3 e 24 della Costituzione; e dunque se solo ha rilevato un vizio formale, basta un intervento del Parlamento con un emendamento apposito (magari alla legge di stabilità) per fornire compatibilità all’impianto legislativo della mediazione obbligatoria con la Costituzione.

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Se viceversa la medesima, con decisione frettolosa, ha ritenuto assorbente la questione dell’eccesso di delega (con decisione cd. “neutra”), senza entrare nel merito delle altre censure, ci vorrà un impegno più approfondito di tutti gli operatori del settore, nonché del Parlamento, al fine di approvare una normativa impeccabile che possa risolvere le piccole storture emerse in questi “quasi due anni” di applicazione, e restituisca finalmente la serenità e il giusto riconoscimento agli operatori del mondo delle ADR .

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Dico questo perché ritengo fortemente che sia nel primo caso , che nel secondo non si possa e non si debba tornare indietro, vuoi per il corollario stringente della normativa comunitaria, e delle sue istituzioni che più volte hanno plaudito alla normativa italiana, in tema di mediazione, vuoi per i risultati che con molta fatica gli Organismi di Mediazione e i mediatori sono riusciti ad ottenere.

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Non si puo’ tornare indietro sull’obbligatorietà, cardine di un processo culturale che abbisognerà di anni per il consolidamento della cultura ADR in Italia.

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De Iure condendo, quindi, potrà essere prevista un’obbligatorietà a tempo, ma non su tutte le materie , ma su quelle ove , tramite le statistiche ministeriali, si sarà ravvisato un suo scarso utilizzo o una sua scarsa riuscita (mi riferisco a materie già individuate dall’articolo 5 del D.lgs. 28/2010).

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La scarsa riuscita, pur tuttavia, non dovrà essere intesa, nel senso di mancata adesione della controparte al tentativo, altrimenti nelle vertenze di Responsabilità Civile Automobilistica l’avranno vinta le società di Assicurazione le quali hanno mostrato sin da subito un atteggiamento totalmente ostico alla mediazione; ma analizzando i dati per comprendere le motivazioni, e se del caso rendere ancora più stringete l’obbligo.

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Potrà essere prevista, invece del credito d’imposta (non percepito come un vantaggio economico immediato), una contropartita all’utente, compensando il contributo unificato della causa con quanto da lui speso in mediazione, nel caso di un suo insuccesso; cosicché il tentativo di mediazione non sia visto come una spendita di denaro inutile (togliendo il credito d’imposta e compensando il contributo unificato si potrebbero arginare, con i dovuti correttivi, anche i problemi di copertura finanziaria).

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Potrà essere anche contemplata la necessaria assistenza legale obbligatoria per le materie in cui il tentativo di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Questo non cambierebbe nulla rispetto alla prassi attuale ove nel 90% delle mediazioni le parti sono state assistite dal proprio legale.

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Dovrà darsi il via ai controlli stringenti sugli Organismi di mediazione e sul curriculum formativo e di aggiornamento dei mediatori, per mantenere sempre alto lo standard qualitativo del “servizio mediazione”.

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Infine occorrerà formare e impegnare la magistratura affinché invii le parti sempre più spesso dal mediatore , non potendosi pensare che questo strumento funzioni e funzionerà senza il contributo di tutti gli operatori della giustizia .

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Detto cio’ non rimane che attendere le motivazioni, speriamo approfondite della Consulta , ricordando che nelle more vige il principio cristallizzato nell’articolo 136 della Costituzione il quale sancisce che “quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Ad oggi nulla è stato pubblicato, e nulla sappiamo sul reale contenuto della decisione, per cui anche commenti a caldo su fantomatiche abrogazioni di sanzioni e di obblighi di informativa da parte del legali sul procedimento di mediazione avanzate da taluno, appaiano fuori luogo e errate, vuoi solo per la fretta redazionale in cui sono state confezionate.

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Ritengo dunque che la mediazione sia un treno in corsa non più arrestabile, utile , moderno , sicuramente perfettibile , ma non certo sopprimibile a discapito di tutti gli operatori Mediatori, Avvocati e Giudici.

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(Fonte: AltaMediazione.it, 1 novembre 2012. Avv. Andrea Ceccobelli)

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