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La Mediazione nelle controversie in materia di condominio

La Mediazione nelle controversie in materia di condominio - Mondo Mediazione

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Estratto di un ebook di Giulio Spina, pubblicato in occasione dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà in materia di condominio

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News inserita il 26 Marzo 2012

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Articolo tratto da Altelex, visibile direttamente qui.

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La mediazione nelle controversie in materia di condominio

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Riportiamo un estratto del nuovissimo eBook "La mediazione in materia di condominio" di Giulio Spina, pubblicato in occasione dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà della mediazione in materia di responsabilità civile auto e condominio.

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Paragrafi estratti

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2. L’entrata in vigore della mediazione obbligatoria in materia condominiale

Le disposizioni di cui al decreto legislativo in parola, salvo quelle in tema di mediazione obbligatoria, sono entrate in vigore il 20 marzo 2010, con la conseguenza che qualunque controversia in materia civile o commerciale più da tale data essere oggetto, a norma dell’art. 2, primo comma D.Lgs. n. 28 del 2010, del procedimento di mediazione come ivi disciplinato, ad eccezione, alla luce del secondo comma del medesimo art. 2, dei diritti indisponibili[1].

La disciplina della mediazione obbligatoria, invece, ai sensi del primo comma dell’art. 24. D.Lgs. n. 28 del 2010, avrebbe dovuto trovare piena applicazione a decorrere dal 21 marzo 2011 (con riferimento quindi ai processi iniziati a partire da tale data). Tuttavia, in seguito all’ampio dibattito nato intorno all’obbligatorietà del procedimento di mediazione, tale disciplina è entrata in vigore solo parzialmente: come previsto infatti dal richiamato art. 24, D.Lgs. n. 28 del 2011, dal 20 marzo 2011 sono entrate in vigore anche le disposizioni in tema di mediazione obbligatoria ad eccezione, però, delle controversie vertenti in tema di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione dalla circolazione di veicoli e natanti, il cui assoggettamento alle norme sulla mediazione obbligatoria è stato prorogato di 12 mesi ad opera della L. n. 10 del 2011[2].

Pertanto, a decorrere dal 21 marzo 2012, le controversie in materia di condominio soggiacciono alla disciplina della mediazione obbligatoria di cui all’art. 5, comma 1, D.Lgs. n. 28 del 2010, con la conseguenza che l’esperimento del procedimento di mediazione in tali controversie è condizione di procedibilità della domanda giudiziale[3].

3. La questione della litispendenza e dell’improcedibilità della domanda

Ciò considerato, occorre chiedersi, in concreto, in base a quali parametri si determina il momento in cui una controversia va considerata iniziata (e, dunque, una causa regolarmente incardinata innanzi ad un giudice). La questione pratica, quindi, è quella di determinare il momento in cui una lite va considerata pendente davanti all’organo giudiziario adito ai sensi dell’applicazione della disciplina della mediazione obbligatoria di cui al richiamato art. 5, primo comma D.Lgs. n. 28 del 2010; ciò al fine di comprendere per quali cause:

dal punto di vista dell’attore, risulta necessario esperire il procedimento di mediazione, anche al fine di non vedersi eccepire l’improcedibilità della domanda a causa del mancato esperimento del procedimento di mediazione;

dal punto di vista del convenuto, risulta possibile eccepire, con presumibile accoglimento dell’eccezione da parte del giudice, il mancato esperimento del procedimento di mediazione.

Da quando, dunque, una lite in materia condominiale va considerata pendente ai fini della disciplina della mediazione obbligatoria?

In particolare, poi, la disciplina di cui all’art. 5, co. 1, D.Lgs. n. 28 del 2010, si applica anche alle cause in materia condominiale il cui atto introduttivo sia stato inviato al destinatario prima del 21 marzo 2012 ma da questi ricevuto in data successiva? Ovvero, di contro, l’obbligo al previo esperimento del procedimento di mediazione a pena di improcedibilità della domanda vige solo per le cause la cui citazione sia giunta a conoscenza del convenuto prima del 21 marzo 2012?

In via generale, l’atto di citazione redatto a norma dell’art. 163 c.p.c. avrà efficacia giuridica solo in seguito alla sua notificazione al convenuto[4]; è infatti solo da tale momento che prende vita il processo[5]. La citazione è difatti un atto (doppiamente) recettizio, la cui finalità, nei confronti del convenuto, è quella della chiamata di questi in giudizio da parte dell’attore allo scopo della costituzione del rapporto processuale nel contraddittorio delle parti[6].

La notificazione dell’atto di citazione, instaurando il rapporto processuale, produce alcuni effetti, sia sul piano sostanziale, sia su quello processuale. Quanto agli effetti sostanziali, le principali conseguenze della proposizione della domanda sono l’interruzione della prescrizione[7] e l’impedimento della decadenza[8]. Sul punto, la giurisprudenza ha osservato che gli effetti della notificazione si verificano, per il notificante, dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario (Corte Cost. n. 477 del 2002), con la conseguenza, in particolare, che l’effetto interruttivo della prescrizione si produce sin dal momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

Gli effetti processuali dell’atto di citazione, invece, possono sostanzialmente essere identificati nella litispendenza, connessa, tra l’altro, all’individuazione del momento cui deve farsi riferimento la verifica dei presupposti processuali (giurisdizione, competenza, etc.) nonché all’identificazione delle parti formali del processo con riferimento all’instaurazione del contraddittorio ex art. 101 c.p.c. Tali effetti, invero, coinvolgendo direttamente il destinatario della notificazione, potranno verificarsi solo quando questi avrà legale conoscenza dell’atto.

Pertanto, al fine di stabilire l’inclusione o l’esclusione di una controversia condominiale iniziata a cavallo del 21 marzo 2012 nella disciplina della mediazione obbligatoria, dovrà farsi riferimento al momento in cui l’atto introduttivo si considera notificato dal punto di vista dell’attore o del convenuto? Dunque, dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario o dal ricevimento della citazione da parte del destinatario che, quindi, acquista la qualifica di convenuto (anche se sceglie di non costituirsi in giudizio, restando contumace)?

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[1] I diritti indisponibili sono particolari diritti soggettivi con riferimento ai quali al titolare non è consentito disfarsene, trasferirvi o rinunziarvi. Torrente, Schlesinger, Manuale di diritto privato, Giuffrè, Milano, 1999, p. 74. 
[2] Legge 26 febbraio 2011 n. 10, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie” (in Gazzetta Ufficiale 26 febbraio 2011, n. 47 - Supplemento Ordinario n. 53).
[3] La conferma istituzionale di tale termine è giunta a margine del secondo incontro tra il ministro della Giustizia Paola Severino e l’Avvocatura sul tema delle professioni e delle liberalizzazioni tenutosi lo scorso mercoledì 14 marzo 2012, nel quale, con riferimento alla mediazione civile, il ministro ha ribadito che non ci saranno rinvii rispetto alla data del 21 marzo. Così il comunicato stampa dell’incontro pubblicato sul sito web istituzionale del Ministero della giustizia, incontro al quale hanno partecipato le sigle più rappresentative dell’Avvocatura che hanno partecipato all’incontro: Consiglio Nazionale Forense (CNF), Unione Camere Penali Italiane (UCPI), Unione Nazionale Camere Civili (UNCC), Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), Associazione Nazionale Forense (ANF), Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) e Unione Giovani Avvocati Italiani (UGAI).
[4] G. Spina, Commento all’art. 163 c.p.c., in L. Viola (a cura di), Codice di procedura civile, Cedam, 2011, art. 163 c.p.c., p. 229 e ss.
[5] C. Mandrioli, Diritto Processuale Civile, Giappichelli Editore, 2009, p. 24 e ss.
[6] E’ lo stesso art. 163 c.p.c. a disporre che l’atto di citazione, sottoscritto a norma dell’art. 125 c.p.c., va consegnato dalla parte o dal procuratore all’ufficiale giudiziario, il quale lo notifica a norma degli artt. 137 e ss. c.p.c. 
[7] A norma infatti dell’art. 2943 c.c., la prescrizione è interrotta «dalla notificazione dell’atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo» (art. 2943 c.c.).
[8] L’impedimento della decadenza in conseguenza della proposizione della domanda giudiziale è connesso all’instaurandosi un rapporto processuale; difatti, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale l’inizio dell’azione giudiziaria non vale a sottrarre alla decadenza il diritto esercitato nel caso in cui il giudizio si estingua, facendo venire meno il rapporto processuale instaurato (si veda Cass. civ. n. 7801 del 2000, Cass. n. 3505 del 1994 e Cass. civ. n. 2813 del 1993).

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