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La Mediazione Civile per il cambiamento della Giustizia italiana

La Mediazione Civile per il cambiamento della Giustizia italiana - Mondo Mediazione
Sintesi dell'intervento del Ministro Alfano al Convegno sulla Mediazione Civile tenutosi lo scorso 25 Marzo a Torino.
Articolo tratto dal sito del CNDCEC e consultabile direttamente cliccando qui.




La mediazione civile per il cambiamento della giustizia italiana


Non c’è una via al riformismo che passi per il mantenimento dell’esistente...


Angelino Alfano, Ministro della Giustizia *


Non c’è una via al riformismo che passi per il mantenimento dell’esistente. Il mantenimento dell’esistente ha il vantaggio di non creare proteste e lo svantaggio della inutilità. Il riformismo ha lo svantaggio di creare proteste, ma di provare a migliorare le cose.

È esattamente quello che stiamo facendo per far funzionare al meglio il sistema giustizia in Italia. In questo senso, chiunque dà una mano d’aiuto per provarci - ed è questo il complimento che rivolgo al Presidente dei commercialisti italiani, Claudio Siciliotti - dà una mano all’Italia, non solo alla propria categoria professionale. In un sistema come il nostro, con un arretrato di cause fino allo scorso anno di 6 milioni, nel quale ogni anno ne entrano 5 milioni e ne escono 4,7, qualsiasi manager avrebbe adottato una strategia per diminuire l’input e rendere più efficace, quantitativamente, l’output. È proprio quello che abbiamo fatto.

Per diminuire l’input abbiamo previsto due pilastri: un contributo unificato per le opposizioni alle sanzioni amministrative. Invero, partendo dal presupposto che la giustizia è un servizio che tutti devono potersi permettere ma allo stesso tempo è un costo per il sistema, abbiamo cercato di limitarne l’uso improprio ed inutile. Il risultato è che sono diminuite significativamente le opposizioni a sanzioni amministrative. Secondo pilastro, la mediazione civile, che riteniamo sia il mezzo più moderno ed efficace di risoluzione delle controversie, oltre che uno strumento fondamentale per migliorare il servizio giustizia.
In tre anni abbiamo in pratica messo in campo la riforma del Codice di Procedura Civile per modificare e velocizzare l’iter del processo, per creare misure alternative delle controversie, per introdurre un filtro per i ricorsi davanti la Corte di Cassazione e per varare un Piano straordinario per la digitalizzazione, che prevede di centrare l’obiettivo investendo 50 milioni di euro nei prossimi 18 mesi.
Certamente nessuna riforma della giustizia può funzionare avendo sulle spalle lo zaino di piombo di 5 milioni di processi arretrati. Per questo era necessario un piano straordinario ed i risultati già si vedono: l’applicazione delle prime misure ha fatto sì che l’ultima statistica, risalente al dicembre 2009, ci segnalava 6 milioni di cause; nel giugno 2010, ad un anno dall’approvazione della riforma, con l’entrata in vigore della norma sulle opposizioni alle sanzioni amministrative, con l’incremento del 70% degli avvocati informatizzati, la curva dell’arretrato, che è stata crescente dal 1950 al 2010, per la prima volta ha segnato un punto di flesso e ha cominciato a ridiscendere giù con 200mila cause in meno rispetto all’attesa statistica di 200mila cause in più, quindi con un saldo rispetto all’attesa statistica di 400mila, cioè dell’8%. Se si mette in efficienza il sistema, si eliminano gli sprechi, e ciò che risparmi lo reinvesti per una maggiore efficienza, i risultati si ottengono. Ma sia chiaro, anche questo non basta: se non vi è una svolta culturale, alla quale tutti dobbiamo contribuire, ogni strumento innovativo è destinato a fallire.
Noi abbiamo il dovere oggi di assumere delle decisioni ed è quello che abbiamo fatto con la mediazione. Ciò ha determinato in questi primi giorni dei risultati positivi da tutti i punti di vista: numero delle pratiche avviate, assistenza degli avvocati, protagonismo di altri Ordini professionali a cominciare da quello dei commercialisti.

È troppo presto per le statistiche, però il punto di fondo è che noi contrapponiamo la prospettiva di una causa in meno che dura dieci anni e con un costo incerto alla prospettiva di una possibile soluzione della controversia senza fare la causa, entro quattro mesi e con un costo certo. Queste sono le due prospettive. Senza mai privare il cittadino della possibilità di rivolgersi al proprio giudice. Il cittadino è sempre arbitro sovrano: chiusa la mediazione, fallita la conciliazione, può comunque andare davanti al giudice. Se ci mettiamo nella logica dell’attendismo faremo peggiorare le cose in Italia; se ci mettiamo nella logica del riformismo non è detto che migliorino, ma è certo che avremo giocato una carta per il miglioramento. Questa è la prospettiva in questo nostro tempo della storia, un tempo di incertezze economiche, in cui è difficile dire con esattezza quando la crisi mondiale si chiuderà.

Oggi siamo chiamati, ciascuno per le proprie responsabilità, ad assumere delle decisioni, e allora la prospettiva riformatrice è la prospettiva come la nostra, quella di chi dice vogliamo provarci, abbiamo la responsabilità di governare un sistema complesso, un paese difficile come l’Italia e vogliamo provarci anche con uno strumento innovativo, a costo di qualche impopolarità. Chi sostiene che la nostra riforma costituzionale della giustizia non accelera i tempi del processo, dice il vero, poiché noi non abbiamo atteso il terzo anno della legislatura per accelerare i tempi del processo: abbiamo cominciato a farlo già con il decreto legge 112 del 2008. La riforma costituzionale della giustizia serve non a rendere rapido il processo, ma a renderlo giusto. Questa è la nostra prospettiva: processo giusto e processo rapido. E allora, governare un paese significa fare delle scelte e noi abbiamo fatto una scelta non a favore di uno o dell’altro o dell’altro ancora. Per ciascun comparto e per ciascun ambito stiamo provando a fare una scelta che sia a favore dei cittadini, che sia a favore degli italiani. Spero che la forza di opinione dei commercialisti italiani, di tutti gli Ordini professionali e anche dei singoli avvocati che stanno lavorando sulla mediazione, sostenendo quella che è forse la più grande frattura culturale rispetto alla prospettiva del processo che pende, processo che rende, possa essere il carburante migliore per un cambiamento vero di cui gli italiani hanno bisogno: il cambiamento della giustizia italiana.


* Sintesi dell’intervento del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, al Convegno “Mediazione civile: strumento giuridico e percorso di unione. Il ruolo dei commercialisti”, tenutosi lo scorso 25 marzo a Torino, organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli Esperti contabili con l’Ordine di Ivrea, Pinerolo e Torino.
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