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La Mediazione a confronto di altre forme alternative di ricorso alla giustizia

La Mediazione a confronto di altre forme alternative di ricorso alla giustizia - Mondo Mediazione
Un sintetico sommario e un raffronto fra la Mediazione e altri Istituti alternativi al ricorso al Tribunale.

 

Il “Sistema Giustizia” italiano versa in condizioni critiche ormai da qualche anno e gli attuali tempi lunghi per ottenere un giudizio nelle forme tradizionali ne rappresentano solo il più eclatante sintomo.

Sin dagli anni Novanta del XX secolo, numerosi sono stati gli interventi legislativi aventi lo scopo di snellire, rendere più agevole e più efficiente la Giustizia, tutti accomunati dal principio della cosiddetta "degiurisdizionalizzazione".
La recente introduzione dell’Istituto della Mediazione Obbligatoria, prosegue in questa direzione, essendo la Mediazione un mezzo alternativo al consuetudinario iter di soluzione della lite giudiziaria.

Volendo fare un sintetico sommario delle forme, già disciplinate dal legislatore o riconosciute dalla prassi, degli Istituti alternativi al ricorso alle aule dei tribunali, possiamo così sintetizzare:

Transazione: è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro (art. 1965 c. 1 cod. civ.).
Conciliazione (stragiudiziale e giudiziale): è l'accordo con il quale le parti decidono di definire una controversia, di regola mediante l'intervento di un terzo (il conciliatore).
Arbitrato (rituale e irrituale): cosiddetto procedimento speciale mediante il quale le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte (art. 806 cod. proc. civ.).
Negoziazione: trattative, di norma mediante un terzo in qualità di negoziatore, per giungere ad un accordo cosiddetto negoziato. Le trattative sono presenti nella Mediazione, ne rappresentano una fase e pertanto non possono essere confuse con essa.
ADR (Alternative Dispute Resolution): risoluzione alternativa delle controversie con cui ci si può riferire tanto ai mezzi suindicati, tanto a nuovi mezzi idonei al medesimo scopo.

Un’analisi comparata dei diversi istituti rispetto alla Mediazione, può essere utile per meglio sottolineare le peculiarità di quest’ultima.

La Mediazione è diversa dalla Transazione.
Partendo proprio dalla definizione su riportata dell’art. 1965 cc, è possibile notare che i due istituti in esame sono differenti per NATURA, in quanto la Mediazione non è un contratto mentre la Transazione sì; per OGGETTO, poiché la Mediazione non si occupa di liti ma di stati di conflittualità; per le MODALITA’, in quanto la Mediazione mira a un reciproco riconoscimento di diritti e doveri fra le parti, mentre la Transazione ha come fine reciproche concessioni.
Anche l’etimologia dei termini rispecchia la differente natura: Transazione deriva dal verbo latino transigere che significa “spingere oltre”, mentre Mediazione deriva dal verbo latino mediare, cioè “stare a metà”.

La Mediazione è diversa dalla Conciliazione.
I due Istituti differiscono tra loro per lo SCOPO; infatti la Conciliazione ha come fine il raggiungimento di un accordo, la Mediazione si occupa invece di rielaborare la comunicazione interrottasi fra le parti in conflitto e quindi favorire la ripresa del dialogo fra di esse cosicchè possano tornare in possesso di una attiva e responsabile capacità decisionale.
Le persone che utilizzano la Mediazione, devono poter passare da soggetti passivi, che subiscono la decisione presa da altri in merito alla causa del conflitto, a soggetti attivi, arrivando ad elaborare e proporre esse stesse una costruttiva proposta di soluzione del conflitto stesso.
Volendo ancora analizzare l’etimologia dei termini, Conciliazione deriva dal latino cum calare, cioè “chiamare insieme”, con il significato di riunire, legare insieme, rendere amici; mentre lo “stare a metà” proprio della Mediazione mira a favorire una ripresa del dialogo tra persone che pacificamente possano riconoscersi differenti.
Inoltre, dato che il Mediatore si occupa specificatamente dell’ambito relazionale fra le parti, che spesso sono persone che devono continuare a mantenere rapporti reciprochi (si pensi all’ambito familiare o di condominio, oppure ancora a rapporti commerciali tra clienti e fornitori), da un punto di vista deontologico nella Mediazione il dovere di segretezza ha un peso ancora maggiore di quanto ne abbia nella Conciliazione.

La Mediazione è diversa dall’Arbitrato.
Questi due Istituti differiscono tra loro da vari punti di vista: dal lato dell’AUTORITA’, poichè l’Arbitro è un giudice privato e in quanto tale ad egli è riconosciuta una forte autorità, mentre il Mediatore in quanto facilitatore della ripresa comunicativa non ha un’autorità specifica, ma esclusivamente l’autorevolezza del ruolo svolto.
Dal punto di vista GIURIDICO, poiché l’Arbitrato si fonda sul compromesso (clausola compromissoria o convenzione, artt. 806 e segg. cpc), non può avere per oggetto le relazioni fra le parti ma esclusivamente la controversia ed è finalizzato alla soluzione di essa.
L’Arbitro decide per le parti, il Mediatore accompagna le parti a rimpossessarsi della propria capacità decisionale.
Volendo ulteriormente porre l’accento sulla differenza della materia relazionale fra i due Istituti, la terzietà dell’Arbitro può essere definita come “equidistanza” dalle parti mentre per il Mediatore è più corretto intendere “equivicinanza”alle parti.


Infine, volendo ripercorrere sinteticamente l’origine e il vero senso dei termini legati alla Mediazione, è possibile definire tale Istituto come un intervento (dal latino inter venire, venire in mezzo) per interpretare (dal latino inter partes, tra le parti) un conflitto (dal latino confligere, in Cicerone “mettere a confronto”) su un interesse (dal latino inter esse, essere in mezzo).


Dato che, con il ricorso alla Mediazione le parti in conflitto possono comunque ricorrere al Giudice, più che di "degiurisdizionalizzazione" si può concludere che la riforma recentemente entrata in vigore tende a favorire lo sviluppo di una nuova forma di intendere la giustizia; una cultura che possa permettere al “Sistema Giustizia” italiano di risolvere alcuni aspetti ormai patologici, tenendo conto non solo dei diritti sanciti dalla Legge, non esclusivamente degli pseudo-interessi spesso rappresentati nel processo, ma e soprattutto dei reali bisogni delle parti in conflitto.


  26 Aprile 2011, Dott. Marco F. Parola

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