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La libertà della Mediazione

La libertà della Mediazione - Mondo Mediazione

 

 

 

Un gradito contributo dell'Avvocato Carlo Alberto Calcagno

 

 

 

 

 

Direttamente da un post in Facebook, per gentile concessione dell'Autore.

 

 

La libertà della Mediazione

di Carlo Alberto Calcagno

 

 

Giovedì 16 Luglio 2015

 

 

Nel 1897 nasce la Wiener Secession il cui presidente si chiamava Gustav Klimt.

 Klimt non aveva alcuna ragione per mettersi contro un potere che gli commissionava i quadri e gli dava una vita agiata.

 Ma di fronte all'idea di libertà dell'arte saltò lo steccato.

 E così le città si riempirono di natura e dell'arte del bello e dell'Art nouveau.

 Fondarono una rivista che intitolarono Ver sacrum.

 Tito Livio ci spiega che Ver sacrum era una festa romana nella quale tutti gli animali nati in primavera venivano tolti "ai bisogni degli uomini per essere consumati sugli altari degli Dei".

Gli artisti nuovi che nascono dalla secessione si immolarono volontariamente sull'altare della libertà.

All'epoca c'era una istituzione che si chiamava "Casa degli artisti": chi voleva esporre i suoi dipinti doveva essere autorizzato, il suo lavoro dipendeva da funzionari che in omaggio all'apparenza di una tradizione ormai lontana decideva che arte doveva vivere e che arte doveva morire.

Gustav Kimt e Otto Wagner decisero che il loro mondo non dovesse più passare per la "Casa degli artisti" ed il primo passo fu appunto la pubblicazione di Ver Sacrum che non era una rivista che era stata autorizzata dal regime.


I mediatori e gli organismi di mediazione sono in una posizione deteriore rispetto agli artisti viennesi: non possono fare nulla che il Ministero non voglia e lo devono pure fare secondo criteri antieconomici.

Ma non vedo nessuno saltare lo steccato ed affermare che la mediazione è libertà e che non c'è legge né controlli che la possano ingabbiare, che le circolari non valgono per gli organismi che non sono dipendenti del Ministero.

Che ogni controllo ministeriale è un abuso anche se è scritto in una legge, in un decreto ministeriale o in una circolare, perché lo Stato non può e non deve controllare gli accordi dei cittadini, a meno che non si riscrivano i principi del diritto civile e dell'art. 2 della Costituzione.

Che ogni accordo su diritti disponibili è meritevole di essere garantito dallo Stato, senza che debba per forza essere il prodotto rivestito da circolari e regolamenti.

Che i mediatori sono autonomi e indipendenti dagli organismi e dallo Stato e dai giudici perché diversamente davvero la loro imparzialità va a farsi benedire.

Che il legislatore italiano ed i magistrati dovrebbero andare a studiare le legislazioni straniere più avanzate prima di pontificare; e da ultimo quella brasiliana secondo cui "può funzionare come mediatore extragiudiziale qualsiasi persona capace che ha la fiducia delle parti ed è in grado di svolgere la mediazione, indipendentemente dal fatto di essere parte qualsiasi tipo di consiglio, di classe o di associazione o di qualsivoglia iscrizione" ( Poderá funcionar como mediador extrajudicial qualquer pessoa capaz que tenha a confiança das partes e seja capacitada para fazer mediação, independentemente de integrar qualquer tipo de conselho, entidade de classe ou associação, ou nele inscrever-se).

Stessi concetti li ritroviamo del resto nella mediazione statunitense ove il mediatore è solo una persona che conduce una mediazione (non importa che professionista sia o se sia professionista!) o nella mediazione giudiziaria francese fin dal 1995.


La mediazione è libertà!


Gli organismi si sono illusi che avrebbero guadagnato dall'attività e nello stesso tempo che avrebbero reso un buon servizio.

Ma non hanno pensato che l'idea della mediazione strutturata non è poi stata messa tanto in pratica da chi l'ha tirata fuori.

E che in Italia è stata ripresa solo perché si voleva controllare un sistema senza concedere alcuno spazio.

 

 

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