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In Italia si può fare

In Italia si può fare - Mondo Mediazione

 Un confronto tra Argentina e Italia sulla Mediazione, suggerito dal Dottor Leopoldo Bruzzone



Dottor Leopoldo Bruzzone
Mercoledì 27 Luglio 2011






IN ITALIA SI PUO’ FARE



La mediazione civile e commerciale continua imperterrita la faticosa marcia della sua promozione nella società italica.
Sono sempre più numerose le persone che dedicano il proprio tempo a promuovere la cultura della mediazione civile e commerciale all’interno di una società per certi versi difficile nell’accettare il “nuovo”.
Ma, se concentriamo l’attenzione sul momento centrale del procedimento di mediazione, cioè l’accordo, scopriamo che noi italiani abbiamo una marcia in più. Per quanto le statistiche dicano che noi italiani siamo la popolazione più litigiosa, non si può negare la nostra propensione a trovare facilmente accordi: l’italiano è fantasioso, l’italiano vuole risolvere le cose nel minor tempo possibile e col minor dispendio economico e di energie possibili, l’italiano non vuole “grane”.

La mediazione è lo strumento che potrebbe realmente adattarsi al nostro Paese. La difficoltà principale è quella di creare una cultura della risoluzione alternativa delle controversie; utilizzare il “modello argentino” è, a mio modo di vedere, la via più corretta per rendere questo strumento alla portata di tutti. Realmente di tutti!

Da questo punto di vista, risulta illuminante quanto detto dall’Avv. Ana Maria Uzqueda, Direttore del Centro ADR Ombudsman di Buenos Aires, al convegno tenutosi a Faenza più di dieci anni fa.

Mi sembra utile in questa sede riportarne le parole:

Le ragioni che hanno portato all’introduzione legislativa della mediazione sono identificabili nei tempi lunghi della giustizia civile e nella notevole quantità di giudizi in corso.
Il legislatore si trovava, di conseguenza, davanti ad una alternativa molto forte: o si procedeva alla nomina di un maggior numero di giudici, adeguato alla quantità di lavoro, per sveltire i tempi dei processi, oppure si dovevano adottare le procedure alternative.
Il postulato tradizionale secondo il quale ogni danno merita la tutela giudiziaria si era dimostrato insufficiente a soddisfare i criteri di benessere individuale e sociale e gli obiettivi in materia di giustizia.
Tali obiettivi sono perseguibili tramite due strade:
a) o lo Stato assicura la possibilità che ci sia una causa per ogni conflitto e quindi la possibilità di accesso alla tutela giudiziaria;
b) o, invece, per soddisfare i criteri di benessere individuale e sociale, dà agli utenti la possibilità di un procedimento effettivo e la possibilità di arrivare ad una soluzione efficiente del conflitto.
Il legislatore ha quindi scelto la seconda alternativa, perché la conciliazione offre la possibilità di dare agli utenti del sistema giudiziario una possibilità di una giustizia efficace. Efficace perché tutti gli accordi che si raggiungono nella mediazione vengono adempiuti perché sono le stesse parti che hanno deciso, sono gli avvocati delle loro cose, non è stato un terzo che lo ha imposto.
E’ inoltre prevista da molto tempo nell’ordinamento giuridico argentino la conciliazione giudiziale; essa è chiamata “mediata” e costituisce un nuovo sistema nel quale si instaura una procedura di comunicazione tra le parti
”.

I presupposti dell’introduzione della mediazione in Argentina sono incredibilmente identici a quelli che stiamo trattando da tempo in Italia.

A tale convegno l’Avv. Uzqueda aggiungeva altresì un primo dato statistico inerente gli effetti dell’introduzione della mediazione in Argentina che riporto qui di seguito:

L’introduzione della conciliazione non ha riscosso immediati consensi. Gli operatori del diritto erano scettici, sia perchè pensavano che tale strumento avrebbe loro sottratto lavoro, sia perché vedevano la conciliazione come un sistema di giustizia di second’ordine, poco seria, cui si univa una certa diffidenza per la figura del mediatore, immaginato come una sorta di medium.
Invece adesso si è formata una vera professionalità del mediatore che deve conoscere le tecniche di comunicazione, l’economia, la teoria del conflitto, la teoria sociologica.
Questa legge dell’aprile ’96 ha fatto diminuire del quaranta per cento le liti giudiziarie. Inoltre, le parti che hanno partecipato ad una procedura di mediazione, di solito tornano a chiedere la stessa procedura per un altro conflitto, la raccomandano ai loro colleghi e conoscenti.
Tali considerazioni in Argentina hanno indotto la decisione di organizzare un corso post universitario presso la facoltà di giurisprudenza. Esiste una carriera post universitaria per gli avvocati, per i sociologi, per gli psicologi
”.

La testimonianza offerta in questo articolo è utile per tutti coloro che vivono nel dubbio della riuscita della mediazione in Italia.

In Argentina ce l’hanno fatta. In Italia si può fare.
 

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