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I processi lenti pesano sul PIL - 3

I processi lenti pesano sul PIL - 3 - Mondo Mediazione


Una riduzione del 10% della lunghezza dei processi "aggiungerebbe lo 0,8% al PIL"



Articolo tratto da
Rai Giornaleradio, visibile direttamente da qui.



Confindustria: economia italiana a rilento riviste al ribasso le stime sulla crescita

"Riforme strutturali credibili, come quella del fisco oppure servirà una ulteriore manovra da 18 miliardi, oltre ai 39 già previsti, per centrare gli obiettivi europei". Questo il monito all'esecutivo che arriva dal Centro studi di Confindustria nel rapporto di metà anno. L'Italia, per gli industriali, continua a crescere troppo lentamente. Corrette in senso negativo le previsioni sull'andamento dell'economia: quest'anno al +0,9%, +1,1% nel 2012


ROMA - 23 Giugno 2011


"La stella dell'economia italiana non sta brillando", avvertono gli economisti di Confindustria nel rapporto di metà anno sulle previsioni economiche. Così, spiegano, hanno dovuto "rivedere un'altra volta all'ingiù la crescita", tagliando le stime sul Pil al +0,9% nel 2011 ed al +1,1% nel 2012, in entrambi i casi due decimi in meno rispetto alle previsioni diffuse lo scorso dicembre. Per Confindustria è stato "un errore di previsione fidarsi, con ottimismo superiore alla media, dei primi segnali di rilancio". Sul fronte dei Conti pubblici, il Centro studi di Confindustria "considera pienamente efficace la manovra effettuata". Così "il disavanzo calerà quest'anno al 3,9% del Pil, dal 4,6% del 2010. e poi al 2,8% l'anno prossimo. Quando il debito inizierà a scendere in rapporto al Pil: 119,8%,dal 120,1% nel 2011".

I consumi - Per gli economisti di viale dell'Astronomia "quest'anno i consumi segneranno una crescita dello 0,8%, rispetto all'1% del 2010, mentre nel 2012 si tornerà al punto percentuale. Mentre l'inflazione, spinta da energia e alimentari, per quest'anno è prevista al rialzo al 2,6%, rispetto all'1,5% dello scorso anno, per poi scendere al 2% nel 2012.

L'occupazione - Il centro studi di Confindustria prevede inoltre un tasso di disoccupazione pari all'8,4% quest'anno, stabile rispetto al 2010 e all'8,3% nel 2012. Cassa integrazione e strumenti di flessibilità dell'orario di lavoro hanno "molto attenuato la perdita di posti di lavoro, che tra l'avvio della recessione (inizio 2008) e l'inizio del 2011 ha riguardato 582mila persone, mentre la diminuzione della domanda di lavoro ne avrebbe di per se coinvolte 1,1 milioni". Gli industriali avvertono che a fine 2012 la domanda di lavoro "sarà ancora inferiore di 840mila unità rispetto all'avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila".

Cosa fare? - "Per centrare gli obiettivi ambiziosi ma obbligati di azzeramento del deficit e di evitare la stagnazione" è necessario "varare subito misure strutturali", avverte il Centro studi di Confindustria, che rilancia l'invito a fare riforme, a partire dal fisco. Confindustria chiede "misure che siano credibili" e, citando "i documenti dello stesso governo" avverte: senza riforme "diverrebbero necessarie manovre aggiuntive" per l'1% del Pil al 2014, "cioè altri 18 miliardi oltre ai 39" previsti. Ed anche "la modesta crescita verrebbe dimezzata allo 0,6% già nel 2012".

L'energia - L'aumento dei costi dell'energia peserà sui bilanci delle famiglie italiane con un aumento delle spese del 2011 di 681 euro. Mentre l'aumento dei tassi costerà in media 1.022 euro alle famiglie che devono pagare le rate di un mutuo variabile. Lo stima il centro studi di Confindustria, calcolando in 75,5 miliardi, in aumento di 18,7 miliardi, la bolletta energetica italiana del 2011, legata alle importazioni di petrolio, gas e carbone.

Il rischio del contagio greco - "Ristrutturazione del debito greco? No grazie", dice il Centro studi degli industriali che avverte: "Sul piano economico la recisione del nodo gordiano della 'solidarietà con rigore' attraverso una qualunque forma di ristrutturazione delle obbligazioni emesse dalla Repubblica Greca avrebbe effetti sistemici che si trasmetterebbero in ogni angolo della finanza e dell'economia reale con la stessa velocità con cui ciò accadde dopo l'inatteso crack di Lehman Brothers, perché passerebbe attraverso il crollo della fiducia ed il diffondersi della paura". Ma, sostengono gli economisti di viale dell'Astronomia nel rapporto di metà anno sulle previsioni economiche, "avrebbe una intensità e una potenza molto maggiori, il cui assaggio si è avuto in questi giorni nelle reazioni sui mercati dei titoli di stato, dentro e fuori dall'Eurozona, alle notizie riguardanti i tentennamenti di Atene ed in altre capitali circa il da farsi".

La giustizia lenta pesa sul Pil - Una riduzione del 10% della lunghezza dei processi in Italia "aggiungerebbe lo 0,8% al Pil". Mentre "abbattendo i tempi del processo del 60% il Pil sarebbe cresciuto del 2,4% in più tra il Duemila ed il 2007". Lo calcola il centro studi di Confindustria. "Sul sistema economico ricadono costi enormi" per il cattivo funzionamento della Giustizia: è uno "snodo cruciale" da affrontare "per rilanciare lo sviluppo del Paese", avvertono gli economisti di viale dell'Astronomia, che oggi ospitano il ministro della Giustia Angelino Alfano alla presentazione del rapporto di metà anno sulle previsioni economiche. Per Confindustria sul fronte della Giustizia "carenze dell'offerta ed eccesso di domanda interagiscono in un circolo vizioso che mina la certezza del diritto ed impedisce al mercato di funzionare correttamente". Pesa "la sfiducia nel mutuo rispetto delle regole" che "scoraggia crescita delle imprese e investimenti". Mentre "I Tribunali" appaiono "utilizzati per perpetuare la violazione degli obblighi contrattuali e delle norme anziché per farli rispettare".
Gli industriali chiedono di "rivedere la geografia degli uffici giudiziari"; di puntare su 'specializzazione dei magistrati" e "informatizzazione dei procedimenti"; di improntare la carriera economica dei magistrati "al merito ed alla competenza" e non più sull'automatismo dell'anzianità. Per Confindustria è poi "indispensabile eliminare i numerosi incentivi alla litigiosità: controversie seriali e di massa, meccanismi di calcolo slegati dall'esito delle cause, opacità della remunerazione degli avvocati, e applicazione del principio chi perde paga sono alcune delle aree su cui agire". Da rivedere anche il sistema dei tre gradi di giudizio per evitare di "portare fino in Cassazione qualunque tipo di causa" perché ciò "va contro il buon senso e rischia di compromettere la risorsa più scarsa, quella della Giustizia percepita come giusta".
 


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