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Grafologi al servizio della giustizia

Grafologi al servizio della giustizia - Mondo Mediazione


Congresso di Grafologia Giudiziaria "Mediazione civile e consulenza: il DM 180/2010"



Articolo tratto da Il Denaro, visibile direttamente qui.


Grafologia: scienza al servizio della giustizia e della legge


Giovedì 27 Ottobre 2011
di Gennaro Mazza
*


Stamani, nella sede di Napoli dell’Unione Italiana Forense all’interno del Nuovo Palazzo di Giustizia, si terrà il secondo incontro di studi organizzato dall’Agragi-Associazione Grafologi Giudiziari nell’ambito del XIII congresso nazionale di Grafologia Giudiziaria [ v. articolo A Napoli il 13° Congresso nazionale dei Grafologi Giudiziari ], sul tema “Mediazione civile e consulenza: il D.M. 180/2010”.
Chi scrive terrà una relazione sul tema “Il consulente e la mediazione”, delineando il protocollo procedurale che ogni esperto deve osservare in caso di partecipazione alla mediazione.
L’incontro odierno s’inserisce in una più ampia attività organizzativa di studio ed aggiornamento svolta quest’anno dall’Associazione grafologi giudiziari con la collaborazione e partecipazione ad incontri di studi già organizzati in tutta Italia, con il convegno del 29 settembre sul tema della “Grafologia Criminalistica” e che, nell’ambito del XIII congresso nazionale di Grafologia Giudiziaria, prosegue dal 24 al 26 novembre sul tema della valutazione dell’idoneità delle “Scritture comparative” e della interpretazione grafica delle varie lingue nazionali, tema, quest’ultimo, di attualità sempre crescente, considerato il diffuso multiculturalismo.
Da sempre la scrittura con il significato simbolico dei suoi segni ha destato l’interesse degli studiosi, ma solo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento si comincia a studiare la relazione esistente tra i “caratteri” della scrittura e la personalità di chi scrive. Tuttavia la nuova disciplina troverà un supporto scientifico e un nome, grafologia, solo nella seconda metà dell’Ottocento, quando in Francia l’abate Jean-Hippolyte Michon formula un vero e proprio metodo (Systheme de graphologie, 1875 e Methode pratique de graphologie, 1878). Egli può considerarsi davvero il padre della grafologia, che troverà poi nel successore Jules Crépieux-Jamin, (L’écriture et le caractère, 1888 e successivi studi), una sistematizzazione più organica. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in Germania si sviluppano studi paralleli che legano la scrittura al carattere e alla personalità dell’individuo soprattutto attraverso l’analisi del dinamismo grafico.
Così il fisiologo Wilhelm Preyer e poi lo psichiatra Georg Meyer e il filosofo Ludwig Klages danno impulso ad una scuola grafologica che cerca di fornire spiegazione più profonda del movimento della scrittura. Fra i grafologi di questo ultimo indirizzo emerge per profondità e capacità di sintesi lo psicologo svizzero Max Pulver, con il suo “Simbolismo della scrittura” pubblicato a Zurigo nel 1931. Oggi la grafologia in Germania per lo più si riconosce nella sintesi operata da Wilhelm Helmut Müller e Alice Enskat, che raccoglie e valorizza i contributi migliori dell’area tedesca.
In Italia lo sviluppo della grafologia si ha invece con Padre Girolamo Moretti (1879-1963), che ponendosi all’altezza dei grandi della grafologia internazionale porta un contributo risolutivo alla scientificità della grafologia. La sua ricca bibliografia è pari alla sua intensa attività di consulenza e perizie grafologiche. Il metodo grafologico morettiano viene ad occupare un posto di prim’ordine nell’evoluzione scientifica della grafologia almeno per tre ordini di motivi:
a) l’impostazione oggettiva, il metodo morettiano è caratterizzato dai due momenti dell’analisi e della sintesi, analisi con individuazione grafometrica dei segni e della combinazioni e sintesi dove prevale l’elemento psicologico cogliendo nel contesto il significato globale;
b) L’impostazione strutturale, supera definitivamente la teoria dei segni fissi;
c) L’impostazione idiografica, che ha in comune con la moderna psicologia, il rifuggire dalle logiche delle classificazioni e delle tipologie per andare al cuore dell’individualità unica di ciascuna personalità.
Altra scuola italiana che va ricordata è quella di Marco Marchesan e poi di suo figlio Rolando che ha fondato a Milano l’Istituto di Psicologia della scrittura, personalizzando un metodo ripreso dai grandi capiscuola, Moretti in particolare.
 

* presidente Agragi,
associazione grafologi giudiziari italiani


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