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Giustizia sotto processo

Giustizia sotto processo - Mondo Mediazione
I vertici della categoria, riuniti a Siracusa, ribadiscono il loro parere contrario alla recente normativa che ha introdotto l'obbligatorietà del nuovo rito nel contenzioso civile.

Articolo tratto da
Il Denaro.it e visibile direttamente qui.



Giustizia sotto processo: No a questa mediazione

Riccardo La Franca
VENERDÌ 3 GIUGNO 2011


Gli avvocati italiani mettono sotto processo il sistema-giustizia del nostro Paese: accade in Sicilia, a Siracusa, al forum sul tema “Gli avvocati e il sistema giustizia”, iniziato ieri e che si conclude domani.
Sul banco degli imputati anzitutto il nuovi rito della mediazione obbligatoria in materia civile.
La posizione dell’avvocatura è chiara: l’opposizione non è alla mediazione in sé come sistema alternativo di soluzione delle controversie “ma a questa mediazione”, osserva il vice presidente del Consiglio nazionale forense Ubaldo Perfetti. “A parte la erraticità di un legislatore – sottolinea il numero due del Cnf – che prima abroga il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle cause del lavoro e subito dopo la introduce per un numero rilevante di cause ordinarie, l’obbligatorietà sancita dal decreto legislativo 28/2010 non è accettabile: non trova giustificazione né nella direttiva comunitaria, né nella legge delega 69/2009”.
A ribadire il no all’obbligatorietà della mediazione è anche l’Organismo unitario dell’avvocatura (in sigla Oua), ossia il braccio politico della categoria forense, guidato dal napoletano Maurizio de Tilla.

RICORSO AL TAR
Attualmente sulla nuova normativa pende un giudizio dinanzi alla Corte costituzionale, a cui il Tar del Lazio ha rinviato un ricorso di numerosi Ordini forensi locali e anche di singoli professionisti. “Ben altro ruolo – osserva Perfetti – può svolgere l’avvocatura nella giurisdizione, manifestando adesione ad altri sistemi alternativi come la negoziazione assistita o il potenziamento dell’arbitrato irrituale”.
L’Oua, inoltre, rilancia la sua proposta per il riconoscimento costituzionale del ruolo dell’avvocato nell’ambito della giurisdizione, come previsto da un disegno di legge presentato dal senatore Gaetano Pecorella.
Quanto alla riforma del titolo IV della Costituzione, attualmente all’esame del Parlamento (il cui relatore è lo stesso Gaetano Pecorella) i rappresentanti degli avvocati sottolineano che “il progetto deve evitare la dipendenza del pubblico ministero dall’esecutivo e che si ponga in pericolo l’indipendenza della magistratura”.
Dunque: al pubblico ministero non può essere sottratto il compito di garantire la legalitaà delle indagini.

LA RESPONSABILITA’
Desta perplessità anche la norma sulla obbligatorieta’ dell’azione penale secondo “criteri stabiliti” che darebbe vita – secondo i legali – a un sistema di selezione dei reati da perseguire, a seguito del quale la “giustizia perderebbe il suo carattere di imparzialità”.
Quanto alla questione della responsabilità dei magistrati, osservano ancora i vertici della classe forense, pur nella necessità di renderla effettiva, “non può perdere l’ancoraggio al dolo o alla colpa grave”.
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