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Giustizia: rapporto ISTAT 2012

Giustizia: rapporto ISTAT 2012 - Mondo Mediazione

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Troppi tribunali e processi civili ancora lunghi

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Articolo tratto da Diritto24, visibile direttamente qui.

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Rapporto Istat 2012: troppi tribunali e processi civili ancora lunghi

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Martedì 22 Maggio 2012

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Troppi tribunali e sedi giudiziarie troppo piccole. Processi civili ancora lunghi, con l’Italia fanalino di coda tra i paesi occidentali. Criminalità e sicurezza ancora in testa alla classifica delle principali preoccupazione degli italiani, benché si registri un calo dei reati, anche di quelli più gravi. Questi alcuni dei dati più rilevanti contenuti nel rapporto annuale 2012 sulla situazione generale del paese diffuso oggi dall’Istat, che disegna una società in continua evoluzione, con un numero sempre crescente di immigrati e un modello familiare che si discosta dalla tradizione. 


Uffici giudiziari - Tribunali «troppo diffusi sul territorio» e «di dimensione troppo contenuta». L'Istat spiega anche così, con la mancata revisione della distribuzione geografica delle sedi giudiziarie, il deficit di efficienza lamentato dalla giustizia italiana. Il paese – si legge nel rapporto - dispone di un numero di magistrati (quasi 9mila) e di risorse non inferiore, e talvolta superiore, a nazioni che nel settore vantano performance migliori. Dunque «le principali inefficienze non appaiono dovute alla scarsità di risorse quanto a problemi di natura organizzativa». 

Processi civili - Il rapporto segnala che i tempi e i costi della giustizia civile sono ancora troppo elevati, con un Italia «in particolare difficoltà» nel confronto internazionale. L'Istat, che inserisce questo tema tra i fattori critici per la crescita. sottolinea che il nostro paese «si caratterizza per un tasso di litigiosità anomalo». Nel 2008 in materia civile e commerciale sono stati avviati 4.768 processi ogni 100.000 abitanti, quasi il doppio rispetto alla Francia, cinque volte di più che in Danimarca, quasi dieci volte più della Svezia. Nel 2011 la durata media nei giudizi di appello è stata di 1.032 giorni (+9% rispetto al 2010); 470 giorni nei tribunali (+3,1%); 353 giorni per i giudici di Pace (+11,3%).

Criminalità - Criminalità e insicurezza restano tra le principali preoccupazioni degli italiani, benché negli ultimi 20 anni si sia registrata, secondo i dati del ministero dell'Interno, una significativa riduzione dei reati.  Il calo più significativo è quello riguardante gli omicidi che nel 2010 sono stati un terzo del 1992, con una forte contrazione per quelli di mafia: si è passati dai 2,6 a 0,9 ogni 100mila abitanti. Calano gli omicidi, (circa 1/3 rispetto a 20 anni fa) ma non quelli in cui le vittime sono donne: ne viene uccisa quasi una ogni due-tre giorni. Lo afferma l'Istat sottolineando che nel 2010 le donne uccise sono state 156. Nel 2009 erano state 172; nel 2003 il picco del decennio  scorso con 192 vittime. Aumenta però il tasso di omicidi che avvengono in ambito familiare o sentimentale; circa il 70% di questi omicidi sono compiuti da partner o parenti, dato che è del 15% nei casi in cui la vittima è un uomo.
In decremento anche scippi (da 100,2 a 23,5 ogni 100mila abitanti), le rapine (da 55,9 a 55,8), i furti in abitazione (da 341,2 a 279,7) e i reati legati alla droga (da 74,2 a 54,2); in aumento le estorsioni (da 5,9 a 9,9 ogni 100mila abitanti), le violenze sessuali (da 1,4 a 8,0). In controtendenza  soprattutto le truffe, più che raddoppiate, passando da 62 reati per 100mila abitanti nel 1992 a 159 nel 2010. Oltre all'incidenza, a cambiare sono state soprattutto le modalità di esecuzione: i truffatori hanno appreso le innovazioni tecnologiche e le modifiche nel sistema di circolazione del denaro e ora le sfruttano con la clonazione di carte di credito e bancomat, con le truffe telefoniche  e il “phishing” per i servizi di home banking. 
In Italia un imputato su quattro è straniero. Secondo l’Istat gli stranieri che nel 1990 rappresentavano il 2,5% degli imputati sono aumentati fino a rappresentare il 24% del totale: il 20,7% è però imputato solo per l'irregolarità della presenza sul nostro territorio. L'11,5% sono donne.  Gli stranieri rappresentano il 32,6% del totale dei condannati, il 36,7% dei detenuti presenti nelle carceri e il 45% del totale degli entrati negli istituti penitenziari: i reati più frequenti sono quelli legati allo spaccio di droga e allo sfruttamento della prostituzione.  Molte comunità contribuiscono al fenomeno in percentuale trascurabile: le prime dieci rappresentano il 68,2% del totale, e le prime tre (Romania, Marocco e Albania) il 47,1 per cento. 

Immigrazione - I nati in Italia da almeno un genitore straniero sfioravano i 105mila nel 2010, quasi un quinto del totale delle nascite, dieci volte di più rispetto al 1992. Contemporaneamente aumentano le «seconde generazioni»: sempre nel 2010, infatti, i minori stranieri residenti erano 993mila (il 21,7 per cento del totale dei cittadini stranieri residenti). Complessivamente, gli stranieri residenti sono 3 milioni 770mila, metà dei quali proviene da soli cinque paesi: Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina. Una presenza sempre più consistente, che appare ormai radicata in Italia: quasi la metà degli oltre tre milioni e mezzo di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti ha un permesso a tempo indeterminato. In forte crescita sono anche i matrimoni con almeno un coniuge straniero: più che raddoppiati dal 1992, hanno superato quota 25mila nel 2010 (l'11,5 per cento di tutte le celebrazioni). Parallelamente, le acquisizioni di cittadinanza per naturalizzazione e matrimonio (circa 40mila nel 2010) sono decuplicate rispetto al 1992.  Cresciuta esponenzialmente anche la presenza di bambini stranieri, figli di immigrati residenti, nelle scuole italiane. Se nell'anno scolastico 1994-1995 risultavano iscritti meno di 44mila stranieri, un valore inferiore a sei studenti ogni mille, nel 2010-2011 si è arrivati a quasi 711mila, cioè 79 su mille. 

Famiglia -  Aumentano le nuove forme familiari: single non vedovi, genitori single non vedovi, libere unioni e famiglie ricostituite coniugate. L'Istat le stima in oltre sette milioni, (il 20% del totale del 2010-2011), circa il doppio rispetto al 1993-1994, per un totale di 11 milioni e 807 mila individui. Le libere unioni sono quadruplicate in meno di vent'anni: nel 2010-2011 sono 972mila. Le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili, in tutto 578 mila, hanno fatto registrare gli incrementi più sostenuti, 8,6 volte in più di quelle del 1993-94. 

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