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Gioco..lare con le parole

Gioco..lare con le parole - Mondo Mediazione

 

 

 

Il linguaggio oltre al parlare

 

 

 

 

 

Articolo tratto da Logopaideia.

 

 

 

Gioco..lare con le parole: il linguaggio oltre al parlare

di Stella Raimondi

 

Martedì 26 Maggio 2015

 

In queste poche righe ci tenevo ad approfondire un aspetto del disturbo del linguaggio che spesso viene messo in secondo piano rispetto al “parlato” vero e proprio e viene un po’ trascurato dai non addetti al settore. Quello di cui sto parlando sono le cosiddette competenze metà fonologiche. 
 
Effettivamente il nome appare complicato e spesso, se non viene ben spiegato, i genitori difficilmente possono capire di che cosa stiamo parlando e di conseguenza proporre giochi che possano aiutare il bimbo nello sviluppo di queste capacità.
 
L’obiettivo che mi sono posta in questo articolo, quindi, è quello di spiegare cosa noi logopediste intendiamo quando parliamo di metafonologia e dare qualche consiglio, qualche proposta o qualche spunto rispetto ad alcuni giochi e attività che possano coinvolgere vostro figlio.
 
La competenza metafonologica non è altro che la capacità di riflettere sui suoni che compongono la parola indipendentemente dal suo significato: è la capacità alla base della lettura e della scrittura, perché è quella che permette di manipolare la parola, riconoscendo in essa tutti i suoni (o lettere) che la costituiscono e di conseguenza di scomporla e ricomporla a nostro piacimento.
 
Questa competenza inizia a svilupparsi durante la scuola dell’infanzia, intorno ai 4 e 5 anni: dapprima in modo più superficiale, quindi i bambini spontaneamente iniziano a rendersi conto che le parole sono formate da pezzi (che noi comunemente chiamiamo “sillabe”) e successivamente in modo sempre più profondo, arrivando intorno ai 6/7 anni ad analizzare la stringa della parola in pezzi molto più piccoli, cioè i fonemi, e a capire che questi suoni devono rispettare una sequenza ben precisa.
Non in tutti i bambini queste competenze si sviluppano spontaneamente ed è per questo che è importante stimolarle e rinforzarle, perché sono indispensabili per il futuro apprendimento della letto-scrittura.
 
Per questo motivo che nell’articolo di oggi ci tenevo a esporre alcuni giochi e attività che tutti noi possiamo proporre ai noi bambini, per aiutarli ad entrare e scoprire il magico mondo dei suoni e delle parole.
 
  •  Prima di tutto abbiamo i giochi di divisione in sillabe, che per renderli più divertenti e coinvolgenti possono essere svolti con il pongo (per esempio dividere la palla di pongo in tante palline quante sono le sillabe della parola). L’uso del pongo o comunque di oggetti che il bambino possa vedere e toccare con le proprio mani è importante non solo per l’aspetto più ludico, ma anche perché gli permette di manipolare la parola e trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto e visibile.
  • Un altro gioco che si può proporre ai bambini è “Indovina la parola”, che consente nel rinforzare le capacità di fusione sillabica (per i più piccoli) e fonemica (per i più grandicelli): in questo caso si propone al bambino la parola già divisa in sillabe (o, eventualmente, in fonemi) e il bambino deve indovinare di cosa si tratta. Ovviamente se queste attività vengono proposte in gruppo oppure come gioco che coinvolge tutta la famiglia, il bambino sarà molto più motivato e partecipe.
  • Un’altra attività molto conosciuta ma spesso sottovalutata è il gioco “Arriva un treno carico carico di parole che iniziano con la sillaba/la lettera..”. Questo compito è molto importante perché non rinforza solo le competenze metafonologiche, che in questo caso consistono nel riconoscere il suono iniziale della parola, ma implica anche un lavoro sull’accesso lessicale e sul lessico del bambino, che oltre a ripescare dalla sua memoria parole che iniziano in un determinato modo, apprende contemporaneamente nuovi vocaboli detti dagli altri partecipanti.
  •  Una variante un po’ più complessa di questo gioco è il “trenino delle parole”: la differenza è che, partendo da una determinata parola (es: CANE), il bambino deve trovarne un’altra che inizi con la sillaba finale (in questo caso NE) e così via. Questo presuppone una capacità maggiore in quanto il riconoscimento della sillaba finale implica prima una divisione sillabica della parola e successivamente l’identificazione del suono finale.
  •  Ci sono poi i giochini del “Indovina cosa resta se tolgo..”: in questo caso si chiede ai bambini di indovinare cosa resta se alla parola data si toglie la sillaba iniziale o quella finale. Anche questo è un compito complesso per i bambini quindi inizialmente è consigliabile usare le palline di plastilina o comunque dei materiali che permettano ai bambini di visualizzare con i proprio occhi e successivamente di manipolare loro stessi le parti che compongono la parola, togliendo, aggiungendo, invertendo e così via, per scoprire cosa rimane o quali parole nuove si vengono a creare.
  •  Infine molto importanti sono anche i giochi di rime e le filastrocche che aiutano il bambino a prestare attenzione ai suoni finali delle parole, alla lunghezza delle frasi, al ritmo tipico delle filastrocche per bambini.
 
Tutti questi esercizi sviluppano le due fondamentali abilità metafonologiche che sono:

- la capacità di fusione: riconoscere una parola dopo averne ascoltato i fonemi o le sillabe in modo separato. Capacità utilissima ed indispensabile nella fase di sviluppo della lettura, in cui il bambino trasforma in fonema ciascun grafema o gruppo di grafemi per poi riuscire a fonderli insieme e leggere la parola per intero;

- la capacità di segmentazione: scomporre una parola nei suoni che la costituiscono (sillabe prima e fonemi dopo). Capacità fondamentale per imparare a scrivere.

Visto lo stretto rapporto tra competenza metafonologica e il successivo apprendimento della scrittura e della lettura, si vuole sottolineare la notevole importanza della scuola dell’infanzia e dell’ambiente circostante nello stimolare il bambino in età prescolare in questo processo di avvicinamento al “mondo delle parole”, facilitando la sua riflessione metafonologica.

Questo non significa insegnare ai bambini a leggere e scrivere, ne tantomeno chiedergli di imparare le lettere dell’alfabeto, ma significa potenziare le loro riflessioni spontanee e stimolare un normale percorso evolutivo di avvicinamento alla letto-scrittura, attraverso attività di gioco metafonologico.

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