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Eppur si muove

Eppur si muove - Mondo Mediazione
Considerazioni sugli ultimi avvenimenti.



EPPUR SI MUOVE

 

In queste ultime settimane stiamo assistendo all’ennesimo terremoto che investe la mediazione civile e commerciale in Italia.

I fautori di questa “controrivoluzione”, dico così perchè la vera rivoluzione è l’introduzione della cultura della mediazione civile e commerciale come strumento di risoluzione alternativa delle controversie, sono sempre gli Avvocati i quali considerano la mediazione obbligatoria come strumento inutile e contrario a quanto stabilito dalla Costituzione circa il libero accesso alla giustizia ordinaria da parte del cittadino.

Pochi giorni fa il Ministro Alfano ha ascoltato le tesi dei rappresentanti dell’Avvocatura i quali hanno proposto l’introduzione dell’obbligatorietà dell’assistenza degli avvocati per le parti che intendono partecipare al procedimento di mediazione e la fissazione di limiti per valore alla mediazione obbligatoria.

Per gli addetti ai lavori tale notizia è stata una vera e propria doccia fredda posto che l’introduzione della presenza obbligatoria dell’avvocato snatura completamente la ratio della informalità della disciplina della mediazione civile e commerciale e, in secondo luogo, perché andrebbe contro il principio di economicità dell’istituto. Un cittadino si troverebbe quindi a dover pagare, oltre le spese della mediazione, anche quelle dell’avvocato, il quale, avrà tutto interesse a non fare andare in porto la mediazione stessa al fine di portare il proprio cliente in giudizio per una decina d’anni.

Il cavallo di battaglia utilizzato dall’Avvocatura da tempo riguarda l’obbligatorietà della mediazione per svariate materie del codice civile. Tale tesi prende le mosse dal fatto che la nostra Costituzione all’art. 24 asserisce che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”, mentre l’art.25 prevede che “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”.

Secondo l’Avvocatura dunque obbligare una persona a “passare per la mediazione” obbligatoria violerebbe tali principi della Costituzione.

Tale argomentazione risulta però essere errata posto che ci “si dimentica che la Corte Costituzionale ha più volte affermato che se la conciliazione viene considerata come mera condizione di procedibilità della domanda, e non come condizione di ammissibilità della stessa, non vi è alcun contrasto con i princìpi costituzionali. In tal caso infatti l’azione giudiziaria viene solo temporaneamente bloccata. Non totalmente preclusa”[1].

Detto ciò il paradosso più grande a cui sto assistendo è una frenetica corsa da parte degli Avvocati per iscriversi ai corsi abilitativi alla professione di mediatore. Si pensi che l’ordine degli Avvocati di Genova ha letteralmente bruciato le iscrizioni al corso tenuto presso il loro organismo nel giro di un quarto d’ora.

Successivamente all’incontro con i rappresentanti dell’Avvocatura, il ministro Alfano ha convocato il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti il quale, fermamente favorevole all’introduzione della mediazione civile e commerciale in Italia, ha ribadito il suo no a qualsivoglia ipotesi di abrogazione della obbligatorietà della mediazione e a qualsivoglia ipotesi di sospensione dell’operatività della riforma. La critica si è inoltre estesa anche alla possibilità di introdurre l’assistenza tecnica legale obbligatoria. In tal senso, lo stesso Siciliotti ha così affermato:“è fuori di dubbio che un numero rilevante di mediazioni si svolgono e si svolgeranno con la partecipazione dei legali delle parti, ma è giusto che ciò sia rimesso alla loro volontà, laddove invece l’obbligatorietà, in una fase che resta pregiudiziale, determinerebbe la percezione da parte del cittadino di una moltiplicazione di oneri imposti e sarebbe davvero un risultato paradossale, atteso che la riforma mira proprio ad abbattere i costi della giustizia per il cittadino, oltre che a snellirne i tempi”.

La mediazione civile e commerciale sta, nonostante le proteste gli scioperi e i ricorsi a tutte le Corti esistenti, muovendo importanti passi verso la sua affermazione. Infatti, sono molto incoraggianti i dati forniti da Unioncamere. Con un comunicato stampa del 10 maggio 2011 infatti il presidente di Unioncamere ha così asserito: “In poco più di un mese di operatività della riforma le Camere di commercio hanno ricevuto quasi duemila richieste di conciliazione, la metà delle quali nelle materie per le quali è ora prevista l’obbligatorietà. E sebbene la legge ponga un limite massimo di 4 mesi per concludere la procedura, in soli 40 giorni il 17,2% di quelle avviate si sono già definite e, di queste, quasi un quarto con un accordo ritenuto soddisfacente dalle parti. In alcune Camere, il tasso di conclusione positiva è addirittura superiore al 50%. Se pensiamo che solo nell’ultima settimana abbiamo registrato un raddoppio delle richieste arrivate nelle quattro precedenti messe insieme – ha detto ancora il presidente di Unioncamere - ci aspettiamo che la mediazione obbligatoria potrà dare già entro l’anno un contributo visibile di alleggerimento del lavoro dei tribunali e, soprattutto, dei costi e dei tempi dei contenziosi per le imprese.”

I numeri sembrano parlare chiaro: la mediazione sta funzionando!!

Le proteste e le denigrazioni nei confronti di questo istituto continuano a imperversare, eppur qualcosa si muove.

 
 
 
 



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