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Direttiva 21/05/2008, n°52 (in fondo al testo il file PDF per download)

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Direttiva 21/05/2008, n°52 del Parlamento UE

Parlamento UE
Consiglio CE
Direttiva 21/05/2008, n.52

Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa a
determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea del 24 maggio 2008, L136

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
 
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 61, lettera c), e l’articolo
67, paragrafo 5, secondo trattino,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo [1],
deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato [2],
considerando quanto segue:
(1) La Comunità si è prefissa l’obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e
giustizia nel quale sia garantita la libera circolazione delle persone. A tal fine, la Comunità deve
adottare, tra l’altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile necessarie
al corretto funzionamento del mercato interno.
(2) Il principio dell’accesso alla giustizia è fondamentale e, al fine di agevolare un miglior accesso
alla giustizia, il Consiglio europeo nella riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato gli
Stati membri ad istituire procedure extragiudiziali e alternative.
(3) Nel maggio 2000 il Consiglio ha adottato conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione delle
controversie in materia civile e commerciale, sancendo che l’istituzione di principi fondamentali in
questo settore è un passo essenziale verso l’appropriato sviluppo e l’operatività dei procedimenti
stragiudiziali per la composizione delle controversie in materia civile e commerciale così come per
semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia.
(4) Nell’aprile del 2002 la Commissione ha presentato un Libro verde relativo ai modi alternativi di
risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, prendendo in esame la situazione
attuale circa i metodi alternativi di risoluzione delle controversie nell’Unione europea e
intraprendendo consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri e le parti interessate sulle
possibili misure per promuovere l’utilizzo della mediazione.
(5) L’obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia, come parte della politica dell’Unione
europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dovrebbe comprendere l’accesso ai
metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbecontribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la
disponibilità dei servizi di mediazione.
(6) La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle
controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze
delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati
volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali
benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata
transfrontaliera.
(7) Al fine di promuovere ulteriormente l’utilizzo della mediazione e per garantire che le parti che
vi ricorrono possano fare affidamento su un contesto giuridico certo è necessario introdurre un
quadro normativo che affronti, in particolare, gli elementi chiave della procedura civile.
(8) Le disposizioni della presente direttiva dovrebbero applicarsi soltanto alla mediazione nelle
controversie transfrontaliere, ma nulla dovrebbe vietare agli Stati membri di applicare tali
disposizioni anche ai procedimenti di mediazione interni.
(9) La presente direttiva non dovrebbe minimamente impedire l’utilizzazione di tecnologie moderne
di comunicazione nei procedimenti di mediazione.
(10) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai procedimenti in cui due o più parti di una
controversia transfrontaliera tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione
amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in
materia civile e commerciale, ma non ai diritti e agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà di
decidere da sole in base alla pertinente legge applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente
frequenti in materia di diritto di famiglia e del lavoro.
(11) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle trattative precontrattuali o ai procedimenti di
natura arbitrale quali talune forme di conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami
dei consumatori, l’arbitrato e la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da persone od
organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per
la risoluzione della controversia.
(12) La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai casi in cui un organo giurisdizionale deferisce le
parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale prescrive la mediazione. La presente direttiva
dovrebbe inoltre applicarsi, per quanto un giudice possa agire come Mediatore ai sensi della
legislazione nazionale, alla mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di un
procedimento giudiziario relativo alla questione o alle questioni oggetto della controversia.
Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai tentativi dell’organo giurisdizionale o del
giudice chiamato a risolvere la controversia nel contesto del procedimento giudiziario concernente
tale controversia, ovvero ai casi in cui l’organo giurisdizionale o il giudice adito richiedano
l’assistenza o la consulenza di una persona competente.
(13) La mediazione di cui alla presente direttiva dovrebbe essere un procedimento di volontaria
giurisdizione nel senso che le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo
come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento. Tuttavia, in virtù del diritto nazionale, l’organo
giurisdizionale dovrebbe avere la possibilità di fissare un termine al processo di mediazione. Inoltre,
l’organo giurisdizionale dovrebbe, se del caso, poter richiamare l’attenzione delle parti sulla
possibilità di mediazione.(14) La presente direttiva dovrebbe inoltre fare salva la legislazione nazionale che rende il ricorso
alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad incentivi o sanzioni, purché tale legislazione non
impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario. Del pari, la presente
direttiva non dovrebbe pregiudicare gli attuali sistemi di mediazione autoregolatori nella misura in
cui essi trattano aspetti non coperti dalla presente direttiva.
(15) Ai fini della certezza del diritto, la presente direttiva dovrebbe indicare la data pertinente per
determinare se una controversia che le parti tentano di risolvere con la mediazione sia una
controversia transfrontaliera o meno. In mancanza di un accordo scritto, si dovrebbe ritenere che le
parti concordino di ricorrere alla mediazione nel momento in cui intraprendono un’azione specifica
per avviare il procedimento di mediazione.
(16) Al fine di garantire la fiducia reciproca necessaria in relazione alla riservatezza, all’effetto sui
termini di decadenza e prescrizione nonché al riconoscimento e all’esecuzione degli accordi
risultanti dalla mediazione, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare, in qualsiasi modo essi
ritengano appropriato, la formazione dei mediatori e l’introduzione di efficaci meccanismi di
controllo della qualità in merito alla fornitura dei servizi di mediazione.
(17) Gli Stati membri dovrebbero definire tali meccanismi, che possono includere il ricorso a
soluzioni basate sul mercato, e non dovrebbero essere tenuti a fornire alcun finanziamento al
riguardo. I meccanismi dovrebbero essere volti a preservare la flessibilità del procedimento di
mediazione e l’autonomia delle parti e a garantire che la mediazione sia condotta in un modo
efficace, imparziale e competente. I mediatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza del
codice europeo di condotta dei mediatori, che dovrebbe anche essere disponibile su Internet per il
pubblico.
(18) Nell’ambito della protezione dei consumatori, la Commissione ha adottato una
raccomandazione [3] che stabilisce i criteri minimi di qualità che gli organi extragiudiziali che
partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo dovrebbero
offrire agli utenti. Qualunque mediatore o organizzazione che rientri nell’ambito di applicazione di
tale raccomandazione dovrebbe essere incoraggiato a rispettare i principi in essa contenuti. Allo
scopo di agevolare la diffusione delle informazioni relative a tali organi, la Commissione dovrebbe
predisporre una banca dati di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie che
secondo gli Stati membri rispettano i principi di tale raccomandazione.
(19) La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un’alternativa deteriore al procedimento
giudiziario nel senso che il rispetto degli accordi derivanti dalla mediazione dipenda dalla buona
volontà delle parti. Gli Stati membri dovrebbero pertanto garantire che le parti di un accordo scritto
risultante dalla mediazione possano chiedere che il contenuto dell’accordo sia reso esecutivo.
Dovrebbe essere consentito a uno Stato membro di rifiutare di rendere esecutivo un accordo
soltanto se il contenuto è in contrasto con il diritto del suddetto Stato membro, compreso il diritto
internazionale privato, o se tale diritto non prevede la possibilità di rendere esecutivo il contenuto
dell’accordo in questione. Ciò potrebbe verificarsi qualora l’obbligo contemplato nell’accordo non
possa per sua natura essere reso esecutivo.
(20) Il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione reso esecutivo in uno Stato membro
dovrebbe essere riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della
normativa comunitaria o nazionale applicabile, ad esempio in base al regolamento (CE) n. 44/2001
del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento
e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale [4], o al regolamento (CE) n.2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e
all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale [5].
(21) Il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che, per essere esecutivi in un altro
Stato membro, gli accordi fra le parti debbano essere esecutivi nello Stato membro in cui sono stati
conclusi. Conseguentemente, se il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia di
diritto di famiglia non è esecutivo nello Stato membro in cui l’accordo è stato concluso e in cui se
ne chiede l’esecuzione, la presente direttiva non dovrebbe incoraggiare le parti ad aggirare la legge
di tale Stato membro rendendo l’accordo in questione esecutivo in un altro Stato membro.
(22) La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme vigenti negli Stati membri in materia
di esecuzione di accordi risultanti da una mediazione.
(23) La riservatezza nei procedimenti di mediazione è importante e quindi la presente direttiva
dovrebbe prevedere un grado minimo di compatibilità delle norme di procedura civile relative alla
maniera di proteggere la riservatezza della mediazione in un successivo procedimento giudiziario o
di arbitrato in materia civile e commerciale.
(24) Per incoraggiare le parti a ricorrere alla mediazione, gli Stati membri dovrebbero provvedere
affinché le loro norme relative ai termini di prescrizione o decadenza non impediscano alle parti di
adire un organo giurisdizionale o di ricorrere all’arbitrato in caso di infruttuoso tentativo di
mediazione. Gli Stati membri dovrebbero assicurarsi che ciò si verifichi anche se la presente
direttiva non armonizza le norme nazionali relative ai termini di prescrizione e decadenza. Le
disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza negli accordi internazionali resi
esecutivi negli Stati membri, ad esempio nella normativa in materia di trasporto, dovrebbero essere
fatte salve dalla presente direttiva.
(25) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la divulgazione al pubblico di informazioni su come
contattare mediatori e organizzazioni che forniscono servizi di mediazione. Dovrebbero inoltre
incoraggiare i professionisti del diritto a informare i loro clienti delle possibilità di mediazione.
(26) Conformemente al punto 34 dell’accordo interistituzionale "Legiferare meglio" [6] gli Stati
membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio e della Comunità,
prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di
attuazione.
(27) La presente direttiva cerca di promuovere i diritti fondamentali e tiene conto dei principi
riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
(28) Poiché l’obiettivo della presente direttiva non può essere realizzato in misura sufficiente dagli
Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni o degli effetti dell’intervento, essere realizzato
meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà
sancito dall’articolo 5 del trattato; la presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire
tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(29) A norma dell’articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell’Irlanda, allegato
al trattato sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e
l’Irlanda hanno notificato l’intenzione di partecipare all’adozione e all’applicazione della presente
direttiva.(30) A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca, allegato al trattato
sull’Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa
all’adozione della presente direttiva e non è vincolata da essa, né è soggetta alla sua applicazione,

 
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
 

Articolo 1
Obiettivo e ambito di applicazione

1. La presente direttiva ha l’obiettivo di facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle
controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso
alla mediazione e garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario.
2. La presente direttiva si applica, nelle controversie transfrontaliere, in materia civile e
commerciale tranne per i diritti e gli obblighi non riconosciuti alle parti dalla pertinente legge
applicabile. Essa non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né
alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell’esercizio di pubblici poteri (acta iure
imperii).
3. Nella presente direttiva per "Stato membro" si intendono gli Stati membri ad eccezione della
Danimarca.

Articolo 2
Controversie transfrontaliere

1. Ai fini della presente direttiva per controversia transfrontaliera si intende una controversia in cui
almeno una delle parti è domiciliata o risiede abitualmente in uno Stato membro diverso da quello
di qualsiasi altra parte alla data in cui:
a) le parti concordano di ricorrere alla mediazione dopo il sorgere della controversia;
b) il ricorso alla mediazione è ordinato da un organo giurisdizionale;
c) l’obbligo di ricorrere alla mediazione sorge a norma del diritto nazionale; o
d) ai fini dell’articolo 5, un invito è rivolto alle parti.
2. In deroga al paragrafo 1, ai fini degli articoli 7 e 8 per controversia transfrontaliera si intende
altresì una controversia in cui un procedimento giudiziario o di arbitrato risultante da una
mediazione tra le parti è avviato in uno Stato membro diverso da quello in cui le parti erano
domiciliate o risiedevano abitualmente alla data di cui al paragrafo 1, lettere a), b) o c).
3. Ai fini dei paragrafi 1 e 2, il domicilio è stabilito in conformità degli articoli 59 e 60 del
regolamento (CE) n. 44/2001.

Articolo 3
Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:
a) per "mediazione" si intende un procedimento strutturato, indipendentemente dalla
denominazione, dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di
raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di un mediatore. Tale
procedimento può essere avviato dalle parti, suggerito od ordinato da un organo giurisdizionale o
prescritto dal diritto di uno Stato membro.
Esso include la mediazione condotta da un giudice che non è responsabile di alcun procedimento
giudiziario concernente la controversia in questione. Esso esclude i tentativi messi in atto
dall’organo giurisdizionale o dal giudice aditi al fine di giungere ad una composizione della
controversia in questione nell’ambito del procedimento giudiziario oggetto della medesima;
b) per "mediatore" si intende qualunque terzo cui è chiesto di condurre la mediazione in modo
efficace, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di
questo terzo nello Stato membro interessato e dalle modalità con cui è stato nominato o invitato a
condurre la mediazione.

Articolo 4
Qualità della mediazione

1. Gli Stati membri incoraggiano in qualsiasi modo da essi ritenuto appropriato l’elaborazione di
codici volontari di condotta da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono servizi di
mediazione nonché l’ottemperanza ai medesimi, così come qualunque altro efficace meccanismo di
controllo della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.
2. Gli Stati membri incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di
garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle
parti.

Articolo 5
Ricorso alla mediazione

1. L’organo giurisdizionale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato e tenuto conto di
tutte le circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la
controversia. Può altresì invitare le parti a partecipare ad una sessione informativa sul ricorso alla
mediazione se tali sessioni hanno luogo e sono facilmente accessibili.
2. La presente direttiva lascia impregiudicata la legislazione nazionale che rende il ricorso alla
mediazione obbligatorio oppure soggetto a incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l’inizio del
procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il diritto di
accesso al sistema giudiziario.

Articolo 6
Esecutività degli accordi risultanti dalla mediazione

1. Gli Stati membri assicurano che le parti, o una di esse con l’esplicito consenso delle altre,
abbiano la possibilità di chiedere che il contenuto di un accordo scritto risultante da una mediazionesia reso esecutivo. Il contenuto di tale accordo è reso esecutivo salvo se, nel caso in questione, il
contenuto dell’accordo è contrario alla legge dello Stato membro in cui viene presentata la richiesta
o se la legge di detto Stato membro non ne prevede l’esecutività.
2. Il contenuto dell’accordo può essere reso esecutivo in una sentenza, in una decisione o in un atto
autentico da un organo giurisdizionale o da un’altra autorità competente in conformità del diritto
dello Stato membro in cui è presentata la richiesta.
3. Gli Stati membri indicano alla Commissione gli organi giurisdizionali o le altre autorità
competenti a ricevere le richieste conformemente ai paragrafi 1 e 2.
4. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica le norme applicabili al riconoscimento e
all’esecuzione in un altro Stato membro di un accordo reso esecutivo in conformità del paragrafo 1.

Articolo 7
Riservatezza della mediazione

1. Poiché la mediazione deve avere luogo in modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri
garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, né i mediatori né i soggetti
coinvolti nell’amministrazione del procedimento di mediazione siano obbligati a testimoniare nel
procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale riguardo alle informazioni
risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui:
a) ciò sia necessario per superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato,
in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per
scongiurare un danno all’integrità fisica o psicologica di una persona; oppure
b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria ai fini
dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo.
2. Il paragrafo 1 non impedisce in alcun modo agli Stati membri di adottare misure più restrittive
per tutelare la riservatezza della mediazione.

Articolo 8
Effetto della mediazione sui termini di prescrizione e decadenza

1. Gli Stati membri provvedono affinché alle parti che scelgono la mediazione nel tentativo di
dirimere una controversia non sia successivamente impedito di avviare un procedimento giudiziario
o di arbitrato in relazione a tale controversia per il fatto che durante il procedimento di mediazione
siano scaduti i termini di prescrizione o decadenza.
2. Il paragrafo 1 lascia impregiudicate le disposizioni relative ai termini di prescrizione o decadenza
previste dagli accordi internazionali di cui gli Stati membri sono parte.

Articolo 9
Informazioni al pubblico

Gli Stati membri incoraggiano, in qualsiasi modo ritengano appropriato, la divulgazione al
pubblico, in particolare via Internet, di informazioni sulle modalità per contattare i mediatori e le
organizzazioni che forniscono servizi di mediazione.

Articolo 10
Informazioni sugli organi giurisdizionali e sulle autorità competenti

La Commissione mette a disposizione del pubblico, tramite qualsiasi mezzo appropriato, le
informazioni sugli organi giurisdizionali o sulle autorità competenti comunicate dagli Stati membri
ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 3.

Articolo 11
Revisione

Entro il 21 maggio 2016 la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al
Comitato economico e sociale europeo una relazione sull’attuazione della presente direttiva. La
relazione esamina lo sviluppo della mediazione nell’Unione europea e l’impatto della presente
direttiva negli Stati membri. Se del caso, la relazione è corredata di proposte di modifica della
presente direttiva.

Articolo 12
Attuazione

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
necessarie per conformarsi alla presente direttiva anteriormente al 21 maggio 2011, fatta eccezione
per l’articolo 10, per il quale tale data è fissata al più tardi al 21 novembre 2010. Essi ne informano
immediatamente la Commissione.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente
direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le
modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle principali disposizioni di diritto
interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 13
Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 14
Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.Fatto a Strasburgo, addì 21 maggio 2008.



Per il Parlamento europeo
Il presidente
H.-G. Pöttering


Per il Consiglio
Il presidente
J. Lenarčič



[1] GU C 286 del 17.11.2005, pag. 1.
[2] Parere del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 (GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 129),
posizione comune del Consiglio del 28 febbraio 2008 (non ancora pubblicata nella Gazzetta
ufficiale) e posizione del Parlamento europeo del 23 aprile 2008 (non ancora pubblicata nella
Gazzetta ufficiale).
[3] Raccomandazione della Commissione 2001/310/CE, del 4 aprile 2001, sui principi applicabili
agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia
di consumo (GU L 109 del 19.4.2001, pag. 56).
[4] GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n.
1791/2006 (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 1).
[5] GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2116/2004
(GU L 367 del 14.12.2004, pag. 1).
[6] GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.

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