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Danno da vacanza rovinata

Danno da vacanza rovinata - Mondo Mediazione

Ormai in procinto di partire per le sospirate ferie, 
può essere una lettura interessante questo veloce riassunto, a cura del Dottor Leopoldo Bruzzone, dei diritti del consumatore/viaggiatore.



Dott. Leopoldo Bruzzone
Martedì 12 Luglio 2011



IL DANNO DA VACANZA ROVINATA


Essendo tempo di vacanze estive e di ferie è utile, a parere di chi scrive, trattare un argomento che ha trovato importante riscontro giurisprudenziale e non negli ultimi anni.
Sempre più spesso il lavoratore o lo studente affidano l’organizzazione completa della propria vacanza alle agenzie di viaggio le quali offrono quelli che vengono comunemente definiti “pacchetti turistici”. La regolamentazione di questi tipi di servizi è rinvenibile all’interno del codice del consumo ed in particolare agli artt. 82-100.

Il pacchetto turistico ha ad oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti “tutto compreso”, risultanti dalla prefissata combinazione di almeno due degli elementi di seguito indicati venduti od offerti in vendita ad un prezzo forfettario, e di durata superiore alle 24 ore o comprendente almeno una notte:

1) TRASPORTO
2) ALLOGGIO
3) SERVIZI TURISTICI NON ACCESSORI AL TRASPORTO O ALL’ALLOGGIO, CHE COSTITUISCONO PARTE SIGNIFICATIVA DEL PACCHETTO TURISTICO

Si tenga altresì presente che il contratto di vendita di servizi turistici deve essere redatto in forma scritta ed in termini chiari e precisi.
Il danno da vacanza rovinata può essere definito come quel danno risentito dal turista per non aver potuto godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di svago e/o di riposo.

Diverse sono le tesi circa la qualificazione giuridica del danno da vacanza rovinata:

a) DANNO PATRIMONIALE: ai sensi dell’art. 2043 c.c. tale danno, si identifica nella mancata soddisfazione delle aspettative ricreative sorte a seguito della stipulazione del contratto di viaggio, costituendo così un vero e proprio inadempimento di una prestazione, suscettibile di valutazione patrimoniale.
Questa tesi non è tuttavia condivisibile posto che il benessere che ci si aspetta dalla vacanza non può, infatti, configurarsi come una prestazione dedotta nel contratto e alla quale è obbligato il venditore: questi infatti è tenuto unicamente ad eseguire puntualmente gli obblighi specificamente previsti nel contratto di viaggio; altrimenti al viaggiatore sarebbe sufficiente asserire che “non si sia divertito”, per configurare un inadempimento della controparte.

b) DANNO ESISTENZIALE: ai sensi del disposto dell’art. 2059 c.c. , posto che il bene “vacanza” è tutelato dall’art. 2 Cost., e sarebbe, pertanto, una di quelle attività nelle quali si svolge la personalità dell’individuo. Il diritto alle ferie non è il mero corrispettivo del lavoro, ma, proprio ai sensi dell’art. 2 Cost., permette di svolgere attività ricreative, di coltivare rapporti familiari ed amicali; è quindi fondamentale per lo svolgersi della personalità dell’individuo. Stesso discorso deve quindi ritenersi valido anche per le vacanze, che rappresentano il modo più consueto con il quale viene esercitato il diritto alle ferie.

Per concludere questa disamina occorre dire che ad oggi è risarcibile il danno non patrimoniale di tipo esistenziale richiesto in via equitativa dal viaggiatore in quanto si ritiene oggettivamente giustificabile il suo riconoscimento a titolo di ristoro del danno da vacanza rovinata, riconoscibile anche in mancanza di un’ipotesi di reato, per l’indubbio disagio sopportato dal viaggiatore conseguente alla forzata rinuncia al viaggio programmato, e quindi, all’occasione di svago e divertimento, a cui deve aggiungersi il ristoro del fastidio e del malumore procuratogli dall’eventuale interruzione del viaggio.

È in questi termini che, a mio modo di vedere, potrebbe facilmente utilizzarsi lo strumento della mediazione. Partendo dal presupposto che tramite tale istituto è possibile raggiungere accordi di qualsiasi tipo, purchè non contrari a norme imperative e di ordine pubblico, potrebbe configurarsi la possibilità per l’eventuale responsabile dell’agenzia di viaggio, di ristorare il danno subito dal cliente offrendogli gratuitamente o a metà del prezzo di listino una nuova vacanza oppure ancora offrire un buono sconto per una futura vacanza del malcapitato viaggiatore.

Una caratteristica della mediazione infatti è quella di far si che tramite un accordo raggiunto amichevolmente dalle parti e non imposto, vengano preservati i rapporti commerciali tra i litiganti. Nel caso specifico quindi il responsabile dell’agenzia di viaggio avrebbe la possibilità di dimostrare la sua professionalità e la qualità dei pacchetti da lui offerti al pubblico e recuperare quindi un cliente potenzialmente perso, evitando pertanto il rischio di “cattiva pubblicità” posta in essere dalla controparte e preservando, infine, la propria attività lavorativa.

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