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Cresce la voglia di Conciliazione. per ISDACI + 72%

Cresce la voglia di Conciliazione. per ISDACI + 72% - Mondo Mediazione

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I dati del Sesto Rapporto Isdaci sulla diffusione della Giustizia Alternativa in Italia

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Articolo tratto da Diritto24, visibile direttamente qui.

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Mediazione civile: cresce la voglia di conciliazione. Per l'Isdaci: più 72% di Adr

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Guida al Diritto

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Giovedì 21 Novembre 2013

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Cresce la domanda di giustizia  “alternativa”, + 72% Adr, in un anno più 154% per mediazione civile. A rilevarlo è il Sesto Rapporto Isadaci sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia presentato ieri a Milano. La mediazione obbligatoria – rivista dopo la decisione della Corte costituzionale di un anno fa, sentenza che aveva sospeso di fatto per molti mesi l’attività degli organi di conciliazione – è ripartita alla fine di settembre con risultati che sembra incoraggianti. Resta, però, sullo sfondo il problema della partecipazione delle due parti all’incontro di mediazione. La “diserzione” si combatte con la “cultura” della composizione degli interessi e con la costruzione di maggiori incentivi per la partecipazione. Nel frattempo, i tribunali  sono stati  a dare una prima risposta sulle questioni giurisprudenziali più calde. Particolarmente impegnato in questa opera di chiarimento dei problemi interpretativi è il tribunale di Roma, che si è espresso sulla questione del termine per aderire alla proposta transattiva.

 

Il rapporto Isdaci

Sono state 243.281 le domande di ADR (Alternative Dispute Resolution) depositate nei Centri di risoluzione italiani nel 2012, in crescita del +72% rispetto al 2011. A fare la parte del leone la mediazione civile e commerciale, che ha registrato un numero di domande pari a154.879, addirittura +154,7% rispetto all'anno precedente.

 

 Crescono anche le conciliazioni presso i Corecom, arrivate a quota 70.000 (+25,7% rispetto al 2011), mentre rimangono stabili le altre forme di giustizia alternativa, quali ad esempio la negoziazione paritetica, con ben 17.626 domande e l'arbitrato amministrato, con 735 domande.  Sono solo alcuni dei dati emersi dall'indagine di Isdaci che,insieme a Unioncamere, Camera di Commercio di Milano e Camera Arbitrale di Milano, per il sesto anno consecutivo ha presentato ieri a Milano nella sede della Camera di commercio, il Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia.

 

L'evento – hanno spiegano i promotori - si situa in un momento storico di importanza cruciale per il futuro degli Adr nel nostro Paese, a due mesi di distanza dall'entrata in vigore delle disposizioni del c.d. Decreto del Fare che reintroducono la mediazione quale condizione di procedibilità per una serie molto ampia di materie.

 

 "La capacità di tornare a crescere per l'Italia dipende anche dalla possibilità per le sue imprese di contare su una giustizia veloce ed efficiente - ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano, tra i relatori -. In un contesto economico globalizzato e competitivo il contenzioso deve essere gestito in modo sempre più imprenditoriale". 

 

Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano, ha spiegato che "il Decreto del Fare ci ha restituito una mediazione ulteriormente arricchita di contenuti e protagonisti. L'importanza di questo Istituto non è però quella di essere strumento deflattivo delle attività del Tribunale quanto quello di contribuire alla diffusione di una cultura della mediazione che riconosca la capacità dei cittadini di risolvere, in modo autonomo e con strumenti diversi, le proprie controversie con altri cittadini o imprese". 

 

Le prime verifiche giurisprudenziali: le decisioni di Roma

Prima la proposta transattiva del giudice poi la mediazione extragiudiziale. Così, in estrema sintesi, si possono descrivere i passaggi che la recente riforma attuata con il decreto “del fare” (Dl 69/2013,convertito dalla legge 98/2013) suggerisce per raggiungere un risultato conciliativo in tempi brevi.

 

E in questa direzione si stanno orientando i tribunali, i quali, nell’applicare l’articolo 185-bis del Cpc, seguono il seguente iter: durante la prima udienza, ovvero fino a quando è esaurita l’istruzione, il giudice comunica alle parti una proposta transattiva o conciliativa e in via subordinata, qualora non si dovesse pervenire all’accordo, le parti dovranno tentare con la mediazione in sede stragiudiziale.

 

Il  tribunale di Roma, dopo le ordinanze “gemelle” del 23 settembre scorso è tornato di recente sul tema affrontando controversie in tema di risarcimenti.

 

Con la prima sentenza della sezione XIII civile (giudice Moriconi), datata 30 settembre, il magistrato dispone che il potere di formulare una proposta giudiziale sia applicabile ai processi pendenti in virtù del principio del “tempus  regit  actum” dal giorno della sua entrata in vigore. E inoltre, benché la legge non preveda che in questa fase i provvedimenti siano motivati, l’ordinanza dichiara che possono essere indicate alcune fondamentali direttrici utili a orientare le parti nella riflessione sul contenuto della proposta e nella opportunità e convenienza di farla propria, ovvero di svilupparla autonomamente.

 

La pronuncia del 21 ottobre 2013 (sempre della sezione XIII civile)  - incentrata su una richiesta di ristoro per una lesione derivante da circolazione di veicoli - chiarisce che la caratteristica principale di questo tentativo iniziale è l’equità: una proposta conciliativa formulata in una fase nella quale l’istruttoria pur avanzata non è ancora conclusa postula uno spirito equitativo senza rinunciare a una implicita valutazione prognostica basata sull’esperienza.

 

 

La terza e ultima ordinanza pubblicata è dello scorso 24 ottobre e tocca il settore della pubblica amministrazione: una lite per malpractice medico-sanitaria. Secondo il giudice del foro romano se una delle parti è una Asl, non vi sono ostacoli a che il funzionario delegato possa gestire la procedura e, nell’ambito dei poteri attribuitigli, concludere un accordo e ciò, ricorrendone i presupposti, anche osservando le indicazioni contenute nelle linee guida in materia di mediazione di cui alla circolare del dipartimento della funzione pubblica del 10 agosto 2012.

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