Home » News ADR » Conciliazione obbligatoria bocciata troppo presto

Conciliazione obbligatoria bocciata troppo presto

Conciliazione obbligatoria bocciata troppo presto - Mondo Mediazione

.

Chi ha paura della Giustizia Mite?

.

.

.

.

.

Articolo tratto da Oggi24, visibile direttamente qui.

.

.

.

Conciliazione obbligatoria bocciata troppo presto. Chi ha paura della ‘giustizia mite’?

.

.

.

Lunedì 17 Dicembre 2012

Antonella Giordano

.

.

La giustizia italiana, soprattutto quella civile, è da tempo intasata e schiacciata dal numero e dalla lunghezza dei processi. Un cittadino che vuole fare causa a un‘azienda o, semplicemente al vicino di casa (il nostro Paese è famoso per l’elevata litigiosità condominiale) sa bene che dovrà aspettare diversi anni prima di vedere una risposta di “giustizia” ai suoi diritti violati. Per risolvere in parte questo problema, cercando di snellire la macchina della giustizia civile riducendo il numero dei processi in entrata, il governo Berlusconi ha introdotto la mediazione civile obbligatoria: una riforma che avrebbe dovuto dare un aiuto concreto al cittadino e avvicinare l’Italia all’Europa che da qualche anno sta cercando di far affermare la cultura delle ADR, Alternative Dispute Resolution, ovvero la strada della soluzione alternativa (a quella giudiziale) dei contenziosi. Il 21 marzo 2011 è entrato, infatti, in vigore il decreto legge 28/2010, che ha previsto il tentativo obbligatorio di mediazione in molte delle controversie civili e commerciali.

Mediazione obbligatoria. L’obbligo di fare un tentativo di mediazione tra le parti, con la speranza di evitare la causa, è stato previsto per i diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio ecc.), le successioni ereditarie, le locazione, i risarcimenti danni da responsabilità medica e diffamazione a mezzo stampa, i contratti assicurativi, bancari e finanziari. Per le controversie di condominio e per quelle legate ai risarcimenti danni da incidente stradale, l’obbligo di mediazione è stato posticipato di un anno (al 20 marzo 2012) per consentire un avvio graduale del meccanismo. 

Chi rema contro. Fin dalla sua genesi, però, questa riforma ha diviso tra favorevoli e contrari e, come tutte le innovazioni, è stata osteggiata proprio dagli addetti ai lavori, ovvero dagli avvocati che si sono opposti all’obbligatorietà della mediazione con una serie di scioperi. Viene da pensare che le ragioni della protesta degli avvocati stiano nella difesa degli interessi di categoria. Il ruolo dell’avvocato viene, infatti, messo in secondo piano, o comunque rimandato ad un secondo momento, a favore di una nuova figura: quella del mediatore. Ma gli avvocati hanno sempre sostenuto che la loro protesta avesse altre ragioni, quali un’ulteriore lunghezza dei processi e un aggravio di costi per il cittadino. Infine, si è aperto il dibattito rispetto all’incostituzionalità della legge, nella parte in cui introduce un nuovo obbligo per il cittadino. Ad esprimere dubbi di incostituzionalità della legge sono stati anche i magistrati, che però hanno condiviso lo spirito della riforma, considerandola un passo avanti verso la deflazione dell’enorme carico arretrato pendente sui Tribunali (5,5 milioni di processi).

La mediazione ‘assistita’. A questo punto l’allora Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha iniziato a mischiare un po’ le carte proponendo un doppio obbligo: quello dell’assistenza legale nei procedimenti di conciliazione. Ovviamente questa proposta non è piaciuta ad altri soggetti, in primis le Associazioni dei consumatori che lo hanno giudicato nefasto, in grado di vanificare gli effetti della mediazione, imponendo costi ulteriori per pagare l’avvocato, anche per quelle controversie dove il costo dovrebbe essere soltanto di 40 euro, che è il costo fisso della mediazione. Secondo molte Associazioni dei consumatori questo accordo era una sorta di concessione governativa agli avvocati che sono una “lobby forte e presente in Parlamento”.

La formazione. Un altro problema, posto dall’entrata in vigore della mediazione obbligatoria,è stato quello della formazione dei mediatori e del’accreditamento degli organismi di mediazione. Per gli organismi di mediazione il Ministero ha istituito un Registro apposito, mentre per i mediatori sono nati una serie di corsi di formazione, rivolti a diverse categorie di professionisti: dai commercialisti agli amministratori di condominio.

Per un accordo ci voglio in media 43 giorni. Nonostante queste difficoltà, comunque, la mediazione obbligatoria è diventata legge e, nei primi 6 mesi, ha generato un risparmio di 80 milioni di euro. Sono i dati forniti da Unioncamere, in occasione della Settimana nazionale della conciliazione delle Camere di Commercio, che si tiene ogni anno a fine ottobre: tra marzo e 30 settembre 2011 sono arrivate quasi 9 mila richieste alle Camere di commercio, risolte in media in 43 giorni, con un costo pari al 3,5% del valore della controversia e 10 volte inferiore rispetto a una stessa causa finita davanti a un giudice ordinario. Nel 44% dei casi la controparte ha accettato di presentarsi davanti al mediatore e 4 volte su 10 la mediazione si è conclusa con un accordo ritenuto soddisfacente da entrambe le parti. Considerando che il valore medio delle conciliazioni gestite dalle Camere di commercio tra la fine di marzo e la fine di settembre è stato pari a 73.700 euro, si può concludere che il ricorso alla conciliazione presso le Camere abbia generato un risparmio effettivo di oltre 21 milioni di euro. Applicando gli stessi parametri sulle mediazioni, (secondo il Ministero della Giustizia sono stati 33.685 i procedimenti dal 21 marzo a fine di settembre), si può stimare che il risparmio realizzato a livello complessivo si avvicini a 80 milioni di euro.

Più efficace per le piccole controversie. E’ stato facile arrivare ad un accordo soprattutto per vertenze di importo più modesto: in quelle fino a 1.000 euro, la probabilità che la mediazione si concluda con un accordo tra le parti raggiunge quasi il 90% dei casi. Se il valore sale a 5.000 euro, la probabilità di un accordo si attesta al 75%, mentre se si sposta l’asticella fino a 10.000 euro (valore entro il quale si colloca il 53% di tutte le procedure gestite dalle Camere) la probabilità di raggiungere un accordo soddisfacente si mantiene vicina al 70%. Su cosa si è dibattuto? Quasi una controversia su sei (il 16,2%) tra quelle sottoposte alle Camere di commercio ha avuto a che fare con la proprietà o l’uso di beni immobili; il 10,2% con i contratti di locazione; l’8,8% con i contratti bancari e il 7,5% con quelli assicurativi. Infine il 5,7% sul risarcimento danni da responsabilità medica, il 5% sulle divisioni di beni e il 4,8% sulle successioni ereditarie.

Nel 2012 isparmiati 123 milioni. E un anno dopo, considerando che il 20 marzo 2012 la mediazione è diventata obbligatoria anche nelle liti condominiali e nelle controversie da incidente stradale, di cui i Tribunali italiani sono pieni? Nel primo anno e mezzo della mediazione obbligatoria sono stati 30.331 i procedimenti depositati presso le 101 Camere di commercio iscritte al Registro del Ministro della Giustizia, con oltre 60.000 persone, tra imprese e consumatori, che hanno risolto un contenzioso civile al di fuori delle aule dei tribunali, trovando soluzioni convenienti per entrambe le parti in soli 47 giorni lavorativi. Il risparmio complessivo è stato di 123 milioni di euro (solo con la mediazione gestita dalle Camere di commercio, che costituiscono il 12% dei 931 organismi iscritti al Registro. Anche in questo caso, se si estende la stima a tutti gli organismi di mediazione il risparmio sale a 480 milioni.

La giustizia ‘mite’. Secondo il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “la riforma della mediazione civile e commerciale ha dato vita ad un diritto mite, conseguenza di un nuovo contesto culturale prima ancora che giuridico”. In questo anno e mezzo i mediatori sono diventati circa 40.000, attivi soprattutto in organismi di ordini professionali, con in testa l’avvocatura (che gestisce 115 organismi di mediazione). Nel 58% dei casi, infatti, il mediatore è un avvocato, nel 21% è un dottore commercialista. Se le imprese si rivolgono alla mediazione per avere un risparmio di costi e tempo, per i consumatori la giustizia alternativa costituisce un modo per affermare la democrazia partecipativa ed esercitare il proprio diritto di cittadinanza.

Lo stop della Consulta. Insomma, dopo una partenza difficile e piena di ostacoli, la mediazione si stava affermando nella nostra cultura e sembrava stesse avvero dispiegando i suoi effetti positivi (risparmio di costi e tempi per le “parti in causa” e alleggerimento del lavoro dei Tribunali). Ma, mentre sembrava filare tutto liscio, arriva il colpo di teatro: a fine ottobre 2012 la Corte costituzionale ha deciso per la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del decreto 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Non si tratta di un giudizio sulla mediazione obbligatoria, ma è comunque un giudizio che censura l’operato del Governo in relazione a quanto deliberato dal Parlamento con la legge delega (articolo 60 della legge 69/2009) in attuazione della direttiva europea n. 52/2008 (proprio quella sulle ADR).

I dubbi dell’Europa. La pronuncia della Corte non è però una sorpresa: la legge italiana era già finita nel mirino della Commissione Europea che aveva sollevato alcune perplessità sull’obbligatorietà della mediazione, che andava in un’altra direzione rispetto allo spirito volontario della direttiva europea. Le pesanti sanzioni poi comminate al consumatore in caso di non accoglimento delle scelte del mediatore inficiano la libera scelta del consumatore di proseguire o meno nella trattativa, precludendogli anche la possibilità di adire le vie giudiziarie tradizionali.

Le nuove frontiere della conciliazione. Le Associazioni dei consumatori non hanno accolto male la pronuncia della Consulta, anzi hanno colto la palla al balzo per rilanciare un loro cavallo di battaglia: la conciliazione paritetica, che non prevede la figura del mediatore, ma soltanto la presenza di un rappresentante dei consumatori e uno dell’impresa. Questo tipo di conciliazione è molto utilizzata dalle Associazioni dei consumatori che hanno stretto diversi accordi con le principali aziende di servizio, dall’energia elettrica, alle telecomunicazioni, dalle compagnie aeree alle banche. Volontarietà, gratuità, e possibilità di interrompere il procedimento in qualunque fase, rivolgendosi ad altre vie, comprese quelle giudiziarie tradizionali, sono gli elementi principali della conciliazione paritetica. E questo è stato riconosciuto anche in sede europea, dove è stata utilizzata come esempio di best practice.

.

commenti (6)

Contatti

Contatti - Mondo Mediazione

Chi siamo

Chi siamo - Mondo Mediazione

News

News - Mondo Mediazione

Newsletter

Newsletter - Mondo Mediazione