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Class Action come tutela del Consumatore e suo rapporto con la Mediazione

Class Action come tutela del Consumatore e suo rapporto con la Mediazione - Mondo Mediazione


Pubblichiamo l'importante contributo ricevuto con estremo piacere dal Professor Luca Possieri




Estratto dell'articolo scritto dal Professor Luca Possieri, scaricabile interamente in fondo alla pagina. Questo contributo, già pubblicato sul sito di AMCI, è estratto da " Temi di Mediazione, Arbitrato e Risoluzione Alternativa delle controversie (A.D.R.) Vol. 2" edito dalla Università degli Studi E-Campus, Coordinamento scientifico Avv. Prof. Damiano Marinelli.





L’Azione di Classe (ex art.140 bis Cod. Cons.) come azione a tutela dei consumatori e suo rapporto con la mediazione finalizzata alla conciliazione



Prof. Luca Possieri



l’Azione di Classe, così come concepita ai sensi dell’art 140-bis del Codice del Consumo, segna un controverso passo in avanti verso una più efficiente risoluzione delle controversie seriali di modico valore, sollevando interessanti riflessioni anche in rapporto alle procedure conciliative che, nel corso del 2010, hanno visto importanti sviluppi normativi nel nostro Paese. In particolare si pone forte l’esigenza di valutare la effettiva capacità di incidere, in termini di giustizia civile, di un procedimento che, nell’aggregazione processuale delle pretese individuali, vorrebbe dare una risposta giudiziaria a quei tanti, ancora troppi, casi di rinuncia del consumatore o utente a far valere i propri diritti nei confronti di comportamenti plurioffensivi delle imprese, quando i costi in termini di tempo e denaro sono potenzialmente sproporzionati rispetto all’entità del danno. Ci si interroga inoltre anche sulla presunta o effettiva efficacia di “deterrenza” di questo strumento in forza di una potenziale reazione compatta dei consumatori, alternativa anche a tentativi di conciliazione adottati “ in ordine sparso” nel vasto campo delle controversie seriali di modico valore. Una riflessione merita anche il rapporto tra l’Azione di Classe e la mediazione volta alla conciliazione in riferimento alle novità normative come il D.lgs. 4 marzo 2010 n 28 ( art. 5 e art. 15), nonché agli altri ambiti di composizione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo a norma dell'articolo 141 del Codice di Consumo. In questo contesto una nuova visione del fare impresa, improntata alla costruzione di una “comunità morale”, può svolgere la vera funzione di deterrenza nell’anticipare, evitandola, la nascita di conflitti e controversie verso i portatori di interessi e la comunità tutta nel suo complesso.

Parole chiave : Azione di Classe, Class Action, deterrenza dell’illecito civile, consumatore/utente, azione collettiva, opt-in e opt-out, mediazione, composizione extragiudiziale , controversie di consumo, impresa, portatori di interesse. 
1. introduzione

La funzione di deterrenza delle condotte illecite, svolta dalla giustizia civile, ormai da decenni è un processo acquisito negli Stati Uniti e recentemente introdotto, con tutte le differenze del caso, che brevemente cercheremo di analizzare, anche nel nostro Paese.
Vale la pena ricordare la profonda differenza in termini di impianto giuridico tra un sistema di common law, come quello americano, ed il nostro, tradizionalmente basato sulla netta separazione tra tutela penale e tutela civile, a cui, forse per molto tempo, è stata attribuita anche una funzione compensativa.
Va altresì detto che nei sistemi come il nostro, in funzione dell’ampiezza del potere giurisdizionale e della limitata gamma degli strumenti di tutela civilistica esistenti, la funzione di deterrenza potrebbe apparire depotenziata ab origine.
Il processo evolutivo non sembra però arrestarsi, anche e soprattutto in funzione della globalizzazione economica e dei suoi inevitabili effetti uniformatori delle discipline vigenti nei diversi ordinamenti. La class action o azione collettiva risarcitoria è il più efficace degli strumenti con funzione di deterrenza delle condotte illecite vigenti nell’ordinamento americano e di recente introdotti, anche su sollecitazione degli organismi comunitari, nel nostro ordinamento, unitamente ai punitive damages, non ammessi, questi, dalla giurisprudenza italiana e sui quali anche la Suprema Corte degli Stati Uniti si è recentemente pronunciata nel senso di circoscriverne l’utilizzo e la portata applicativa.


 
2. L’evoluzione normativa

La Legge 23 luglio 2009 n. 997 rappresenta un nuovo intervento riformatore del legislatore italiano in materia di class action.
In precedenza l’art.2 comma 446 della legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007 n.244) aveva inserito nel Codice del Consumo un nuovo art.140-bis, prevedente l’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori. Si trattava di un’azione giudiziale di gruppo, proponibile da associazioni rappresentative di consumatori e di utenti nei confronti di imprese per specifici illeciti contrattuali ed extracontrattuali.
L’azione mirava ad ottenere una pronuncia di accertamento della lesione degli interessi di una determinata categoria di persone con la conseguente dichiarazione dell’esistenza del diritto al risarcimento della stessa categoria. Subordinatamente all’esito positivo della sentenza di accertamento, seguiva una fase conciliativa finalizzata alla quantificazione del risarcimento individuale. 
Così, accanto alla tradizionale, ed insufficiente, tutela inibitoria già prevista a tutela dei consumatori dall’originario art.140 del codice del consumo, l’ordinamento italiano aveva introdotto, seppur in modo alquanto carente dal punto di vista dell’efficienza applicativa, una prima forma di tutela risarcitoria modellata sulla scorta del modello nord-americano, anche se caratterizzata da profonde differenze rispetto ad esso.
In realtà quella prima forma di azione di classe non ha mai trovato applicazione, in quanto il relativo termine di entrata in vigore è stato per ben due volte prorogato.

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