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Cause civili più veloci

Cause civili più veloci - Mondo Mediazione
Al Tribunale di Sondrio la proposta di affidarsi ai Mediatori della Camera di Commercio


Articolo tratto da
Il Giorno edizione di Sondrio e visibile direttamente qui.



Cause civili più veloci Tribunale e avvocati spaccati a metà


La proposta del presidente Gianfranco D'Aietti di affidarsi ai mediatori della Camera di commercio non piace


Susanna Zambon
Sondrio, 5 giugno 2011

La mediazione obbligatoria ormai è una realtà, da oltre un mese anche in provincia di Sondrio si deve scegliere questa strada in materia di diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo stampa, contratti assicurativi, bancari e finanziari, subfornitura e telefonia. Su quella facoltativa, invece, non si trova l’accordo.

La proposta del presidente del Tribunale di Sondrio, Gianfranco D’Aietti, di affidarsi ai mediatori della Camera di commercio per le cause civili ferme ormai da mesi a causa della malattia del giudice a cui erano state assegnate, il dottor Pietro Paci, che non si sa se e quando tornerà in servizio, non piace agli avvocati provinciali, che avevano osteggiato anche quella obbligatoria.

«Nell’attesa della valutazione del dottor Paci circa la ripresa in servizio (non prima della fine di ottobre), potrebbe essere utilmente praticata una fase incidentale di “mediazione” che potrebbe risolvere, auspicabilmente in senso conciliativo, una parte del contenzioso e contestualmente mettere alla prova, con un campione significativo di contenzioso, dell’organo di mediazione appena costituito nel territorio della provincia di Sondrio – si legge nella lettera aperta ai legali del Foro di Sondrio e affissa davanti alle cancellerie civili -. La proposta prevede che i difensori delle parti costituite nei procedimenti già pendenti possano presentare al presidentedel Tribunale un ricorso (congiunto) nel quale dichiarano la disponibilità a praticare il procedimento di mediazione».
«Al termine del procedimento di mediazione le cause (qualora non sia stata raggiunta l’auspicabile conciliazione) verranno riassegnate ad altro giudice con priorità rispetto a quelle per cui non è stato richiesta la mediazione. Una tale procedura avrebbe vari vantaggi:la possibilità di avere una soluzione conciliativa per un numero adeguato di casi; una movimentazione del ruolo del dottor Paci che è rimasto “fermo” per troppo tempo; la verifica della capacità di gestione della mediazione da parte dell’Ufficio appena costituito; la partecipazione al procedimenti di mediazione dei difensori delle parti (la mediazione sarebbe riservata, infatti, ai procedimenti in cui tutte le parti sono già costituite)». Sono 150 i fascicoli che potrebbero in questo modo “sbloccarsi”, a cui si aggiungono ulteriori 200 fascicoli in carico al magistrato in malattia.

Una proposta, però, che è stata bocciata dagli avvocati dell’Ordine provinciale, che dopo la comunicazione del presidente D’Aietti si sono riuniti in un Consiglio straordinario. «Il Consiglio manifesta la forte preoccupazione dell’intera Avvocatura valtellinese e valchiavennasca - recita la delibera approvata al termine della riunione cui farà al più presto seguito anche un’assemblea aperta ai 250 avvocati e ai 100 praticanti iscritti - in ordine alla situazione in cui versa il Tribunale di Sondrio che da sempre ha rappresentato un fiore all’occhiello nel panorama giudiziario nazionale. Ritenere di affrontarla mediante l’invito generalizzato al ricorso alla mediazione per quei casi in cui essa non è obbligatoria, pare francamente un modo per eludere il problema senza risolverlo».

Le soluzioni da ricercare, secondo l’Ordine presieduto dall’avvocato Tiziana Mevio, sono altre. «In primis affrontando mediante una lotta fatta di iniziative congiunte e sinergiche volte a sollecitare l’assegnazione dei magistrati che sopperiscano alle assenze venutesi a creare – si legge ancora -. Nell’attesa che ciò avvenga, gli sforzi dovranno essere diretti ad ottimizzare le risorse già a disposizione, e a non al ricorso a forme di “paragiustizia” che somigliano più ad una resa che ad una soluzione responsabile del problema».
 


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