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Benefici fiscali della Mediazione

Benefici fiscali della Mediazione - Mondo Mediazione


Una sintesi efficace degli incentivi previsti dal D.Lgs.28/2010



Articolo tratto da Il Denaro, visibile direttamente qui.



Vademecum ai benefici fiscali della norma



Mercoledì 28 Settembre 2011
di Redazione Il Denaro



Il Legislatore del D. Lgs. 28 del 2010 introduce importanti benefici fiscali per chi decide di prendere parte alla mediazione, tramite gli articoli 17 e 20. Ovviamente, la “ratio” di tale vantaggi, come si vedrà a breve, è quella di rendere l’impatto della mediazione il più economico ed indolore possibile, attenuando il peso dell’obbligatorietà introdotta nelle materie di cui all’articolo 5 (stesso decreto). Infatti, facendo pochi e semplici conti emerge, “ictu oculi”, che una mediazione di valore inferiore ai 50.000,00 euro, non scontando imposta di bollo, né di registro e potendo (nel caso soprattutto di successo) godere di un credito di imposta fino a 500,00 euro, di fatto comporta, per le parti intervenute, un solo “anticipo” delle spese di mediazione previste dalla famosa Tabella “A”. Le parti, quindi, “gratuitamente o quasi potrebbero risolvere i loro problemi di natura “civile e commerciale”. Occorre, a questo punto, già sottolineare che le predette agevolazioni ricorrono anche in caso di attivazione volontaria della mediazione.
Ma adesso analizziamo i singoli punti ed i singoli vantaggi da un punto di vista più tecnico. L’articolo 17 al secondo comma stabilisce innanzitutto la totale esenzione degli atti del procedimento di mediazione da ogni spesa, tassa, diritto, (o contributo unificato) in particolare dall’imposta di bollo: quindi l’istanza della parte attrice, l’adesione, i verbali, la proposta del mediatore e/o l’accordo, sono tutti esenti da qualsiasi imposta ed in particolare da quella di bollo. Parimenti si ritiene esente dall’imposta di bollo la nomina del mediatore, al sua accettazione, così come il Registro degli Affari di Mediazione, come anche l’istanza di iscrizione del mediatore nel registro e la scheda di valutazione. Questa, comunque, è una misura che ben si inserisce nel quadro della semplificazione e soprattutto della libertà di forma del procedimento di mediazione. Lo stesso articolo 17 al terzo comma, prevede poi, l’esenzione del verbale di accordo dall’imposta di registro entro i limiti di euro 50.000,00. Se il verbale ha un valore superiore, l’esenzione vale comunque fino al tetto citato e quindi l’imposta è dovuta solo per la parte eccedente. In effetti, la soglia di euro 50.000,00 costituisce una sorta di franchigia per il pagamento di tale tributo. Tale esenzione sembra ricalcare e collegarsi alla previsione normativa sempre in materia di soluzioni deflattive del contenzioso e alla conciliazione anche giudiziale (ex art. 9 c. 9 della legge n. 488 del 1999).
E’ utile rilevare come nel caso di conciliazione in sede giudiziale, l’esenzione dall’imposta di registro si applica solo agli accordi non superiori ai vecchi 100 milioni di lire (pari ad euro 51.645,69, con una differenza di euro 1.645,69), quindi per quelli di valore superiore nessuno sconto è stato riservato (cosa diversa invece in sede di mediazione).
E’ importante ancora sottolineare che dal punto di vista tributario, il verbale di conciliazione è assimilabile all’atto di transazione, per cui l’imposta di registro si applica con l’aliquota del 3% (ai sensi del combinato disposto dell’articolo 29 del DPR 131/86 art. 9 della tariffa parte I) al netto della franchigia, in relazione agli obblighi di pagamento. Se dalla conciliazione, non risultano obblighi di pagamento, se non superano la franchigia, oppure se gli stessi sono soggetti ad IVA, l’imposta è dovuta in misura fissa (euro 168,00).
Qualora la conciliazione comporti il trasferimento e/o la costituzione di diritti reali , l’imposta si applica nella misura prevista per i corrispondenti atti sempre, però, al netto della franchigia di 50.000,00 euro.
I soggetti obbligati alla registrazione sono ovviamente le parti e non il mediatore, in quanto lo stesso non è pubblico ufficiale (art. 10 c. 1 del DPR 131/86). La registrazione deve essere richiesta entro 20 giorni dalla data della redazione del verbale, ai sensi dell’articolo 13 L. 131/86.
Nel caso di omologa dal parte del Presidente del Tribunale il decreto è soggetto a tassazione in termini fisso ed in misura fissa (euro 168,00).
L’articolo 20 comma 1 del D. Lgs. n. 28/2010, stabilisce che “Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione, preso gli organismi (iscritti nell’apposito registro presso il Ministero della Giustizia) è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro 500,00, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito di imposta è ridotto della metà”.
Il riconoscimento del credito d’imposta è ancorato alle indennità di mediazione e ovviamente comprende anche l’importo di euro 40,00, versato da ciascuna parte per le spese di avvio del procedimento. Il pagamento delle spese di mediazione, sebbene il legislatore abbia incluso in queste il compenso del mediatore, deve essere ovviamente corrisposto al responsabile dell’organismo (art. 8 c. 1 del D. Lgs. 28/2010). Ne deriva che le parti instaurano un unico rapporto contrattuale con l’organismo, il quale a sua volta dovrà liquidare il compenso spettante al mediatore.
Il credito d’imposta, come già anticipato, sarà commisurato allo scaglione di appartenenza della controversia, cioè se le spese sostenute sono inferiori ad euro 500,00, il credito d’imposta massimo percepibile sarà inferiore a tale cifra, se invece le spese sostenute saranno superiori a tale importo, si potrà comunque beneficiare del credito d’imposta fino a 500,00 euro. Attenzione, inoltre, va posta sui successivi commi 2 e 3 del citato decreto (lgs. 28/2010), perché dettano disposizioni in merito alla determinazione e alle effettive modalità di utilizzazione del suddetto credito. Infatti, si dice che il Ministero della Giustizia, entro il 30 aprile di ogni anno, a partire dal 2011, verifica le risorse economiche disponibili e determinate le mediazioni concluse nell’anno precedente, procede alla determinazione degli importi spettanti a ciascun contribuente per le mediazioni che lo hanno visto protagonista l’anno precedente e che si sono effettivamente chiuse in quell’anno (in misura proporzionale alle risorse stanziate).
Successivamente lo stesso Ministero invierà all’Agenzia delle Entrate, entro il 30 Maggio, l’elenco dei beneficiari e dei relativi importi, oltre una comunicazione a tutti i diretti interessati.
Per poter usufruire di tale credito è necessario che il valore dello stesso sia indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi dell’anno, in cui la mediazione si è conclusa. Il credito è utilizzabile in compensazione, con eventuali debiti di imposta, anche nel caso di soggetto persona fisica non titolare di reddito d’impresa e/ lavoro autonomo e non concorre alla formazione del reddito, ai fini delle imposte sui redditi, né del valore della produzione netta ai fini IRAP, né rileva ai fini del pro rata di indetraibilità.
Per concludere si vuole sottolineare un aspetto interessante, che merita un intervento dal parte del legislatore (o meglio da parte del Ministero con un opportuna circolare): cioè il caso in cui una parte intenda farsi carico delle spese di mediazione della propria controparte. Infatti, così come è il testo normativo, appare evidente che la parte che sostenga le spese altrui non possa beneficiare di un ulteriore credito d’imposta, mentre apparirebbe opportuno legare il credito d’imposta a chi poi materialmente sosterrà il relativo onere.
In ogni caso, a prescindere dalle considerazione di opportunità, si pensa che il legislatore interverrà ancora su tale istituto, ma sicuramente non molto nel settore delle agevolazioni fiscali, anche se si ritiene necessario un periodo congruo di “tranquillità normativa” per iniziare a far “metabolizzare” a tutti il nuovo istituto.


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