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Avvocatura: ancora no a obbligatorietà

Avvocatura: ancora no a obbligatorietà - Mondo Mediazione
Dagli interventi dei relatori del Congresso dei Legali italiani a Siracusa si evince che le parole, per altro chiare e semplici, del Ministro Alfano al Convegno del 25 Maggio non sono state ascoltate.

Articolo tratto da
Diritto24 e consultabile direttamente qui.



No degli avvocati su mediazione e Ddl Alfano: l'Oua conferma l'astensione del 23 giugno

Patrizia Maciocchi
03 Giugno 2011

Da Siracusa arriva il no degli avvocati alla mediazione obbligatoria e al disegno di legge del guardasigilli Angelino Alfano sullo smaltimento dell’arretrato civile. I legali italiani, riuniti in Congresso dal 2 al 4 giugno, annunciano battaglia sui temi caldi - l'Organismo unitario dell'avvocatura ha confermato l'astensione del 23 giugno - e si interrogano sulle cause e i possibili rimedi per “salvare” la giustizia.

Le alternative alla mediazione - Il compito di aprire i lavori è stato affidato al vicepresidente del Consiglio nazionale forense Ubaldo Perfetti, che punta il dito contro l’annosa animosità tra operatori del diritto e politici “L’inadeguatezza del sistema giustizia è causata dall’incapacità di fornire risposta alla domanda di giustizia – ha detto Perfetti - e dalla persistente difficoltà di declinare in modo non conflittuale il rapporto tra giurisdizione e politica”. Il vice presidente non manca di affrontare il tema della mediazione che agita il sono della categoria.

“A parte la erraticità di un legislatore che prima abroga il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle cause del lavoro e subito dopo la introduce per un numero rilevante di cause ordinarie, l’obbligatorietà sancita dal decreto legislativo 28/2010 non è accettabile: non trova giustificazione né nella direttiva comunitaria né nella legge delega 69/2009 – spiega il vice presidente del Cnf - l’ordinanza Tar Lazio, che rinvia alla Corte costituzionale questo profilo, si incarica di dimostrare l’eccedenza della norma rispetto a entrambe. La posizione dell’avvocatura è chiara: l’opposizione non è alla mediazione in sé come sistema alternativo di soluzione delle controversie ma a questa mediazione”. Porta chiusa dunque al tentativo di conciliazione obbligatoria ma piena disponibilità verso altri sistemi di alternativi di risoluzione delle controversie come la negoziazione assistita o il potenziamento dell’arbitrato irrituale.

L'autonomia del Pm - Critico e preoccupato Perfetti anche per la riforma del Titolo IV della Costituzione all’esame del Parlamento. Il numero due del Cnf paventa il rischio di una sottomissione del Pm all’Esecutivo, ipotesi che minerebbe l’indipendenza della magistratura e che va scongiurata lasciando alla pubblica accusa il compito di garantire la legalità delle indagini.
Sull’importanza di garantire una parità di peso tra accusa e difesa e preservare l'autonomia di avvocatura e magistratura. Si è espresso il presidente dell’Organismo unitario Maurizio de Tilla. Il leader dell’Oua ha sottolineato l’opportunità del confronto Siciliano per riaprire la discussione sul sistema giustizia rimettendo il ruolo dei legali al centro dell’agenda politica.
La riforma forense - Non manca il presidente de Tilla di ribadire la ferma contrarietà degli avvocati all'obbligatorietà della media conciliazione e, con l’occasione conferma l’astensione dalle udienze per il prossimo 23 giugno, in contemporanea con una manifestazione che si terrà a Napoli.
Anche dal vertice dell'Oua arriva l'invito a mettere mano a una riforma organica e complessiva del sistema giustizia che investa sia gli aspetti penali sia quelli civili. Un intervento a tutto campo per cui servono risorse ma che consentirebbe al Paese - secondo il presidente de Tilla - di recuperare l'1% del Pil. Maurizio de Tilla chiude ricordando la riforma forense. Statuto - che il numero uno dell'Oua definisce il "convitato di pietra della politica italiana" - che rischia di restare al palo anche in questa legilatura. "E' necessario far ripartire il dibattito alla Camera e modificare il Ddl - ha affermato de Tilla - Il testo varato dal Senato ha cencellato il rigore proposto dall'avvocatura per l'accesso alla professione: questo fondamentale aspetto va ripristinato".

Lo smaltimento dell'arretrato - Al consigliere del Consiglio nazionale forense Andrea Pasqualin, a cui è stata affidata la relazione sulla giustizia civile, non piace invece il disegno di legge governativo sullo smaltimento dell’arretrato civile, una contrarietà del resto già messa nero su bianco dal Cnf in un parere inviato al ministero della giustizia. Mascherin indica in un impegno straordinario la strada per combattere l’arretrato, sforzi che non possono prescindere da un coinvolgimento diretto dell’avvocatura.

L'avvocato soggetto costituzionale - Fa contenti gli avvocati il relatore della riforma del titolo IV della Costituzione Gaetano Pecorella, presente al convegno, invocando l’inserimento della figura professionale del legale come soggetto costituzionale nella giurisdizione. Pecorella ribadisce l’importanza del Ddl che porta la sua firma per superare realmente la fase del processo inquisitorio. Una pari dignità che aveva già incassato il parere favorevole della presidente della Commissione giustizia della Camera, secondo la quale “una Costituzione senza avvocati, toglie un piatto alla bilancia della giustizia”. A dare supporto a questa tesi ci sarà domani il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli. Atteso per il giorno di chiusura del convegno anche il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa.




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