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Avvocati: Quattro cause da discutere

Avvocati: Quattro cause da discutere - Mondo Mediazione


La protesta degli Avvocati, guidata come sempre dall'OUA



Articolo tratto dal Corriere della Sera, visibile direttamente qui.




DIRITTO RIDUZIONE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI, CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA, RIFORMA FORENSE E DELLA GIUSTIZIA: I PUNTI DELLA DISCORDIA

Avvocati Quattro cause da discutere

Nuove forme di protesta della categoria contro la mediazione e i tentativi di liberalizzazione del governo



Lunedì 17 Ottobre 2011
di Trovato Isidoro


Quattro manifesti e una protesta portata in giro per 100 città. La strategia d' attacco degli avvocati è scattata. A guidare la protesta, come sempre, è l' Organismo unitario dell' avvocatura (Oua) che ha sintetizzato in quattro manifesti le richieste inderogabili: no alla riduzione degli uffici giudiziari, no alla mediazione civile, sì alla riforma forense e l' apertura di un tavolo per la riforma della macchina della giustizia italiana. Un piano che a molti è sembrato più un recinto per difendere privilegi di una parte della categoria che un progetto di riforma complessivo. «L' obiettivo è mettere gli avvocati nelle condizioni di poter offrire il miglior servizio possibile alla collettività - si difende Maurizio de Tilla, presidente dell' Oua -. La riforma del sistema giudiziario è una priorità anche per noi, ma non può essere fatta sulla pelle degli avvocati». Le ragioni del no E così arriva un nuovo fronte del no, quello che si oppone alla riduzione degli uffici giudiziari. L' Oua sta dalla parte del decentramento. «È necessario sgomberare il campo da scorciatoie inutili e infruttuose - dice de Tilla - come la prevista e irrazionale chiusura di oltre 50 Tribunali, così come stabilito implicitamente nella manovra economica. C' è, invece bisogno di interventi organici e di sistema che possano garantire il mantenimento di presidi di legalità e sicurezza, soprattutto in zone ad alto rischio come in alcune realtà del Sud, e allo stesso tempo l' efficienza del servizio e l' eliminazione degli sprechi». In un Paese in cui non si riesce a ridurre le province, non si possono accorpare i comuni e persino gli uffici giudiziari diventano intoccabili, è davvero pensabile riuscire a condurre in porto veri cambiamenti? «Queste riforme - continua de Tilla - si fanno dialogando con chi opera sul territorio, non calandole dall' alto. Per questa ragione, crediamo che il confronto con gli avvocati, con i magistrati, con tutti gli operatori del sistema, con le realtà locali, siano il vero perno per cambiare la macchina giudiziaria, costruendo un sistema che risponda alle necessità del territorio, anche dal punto di vista del tessuto economico e imprenditoriale, puntando sulla modernità: managerializzazione, processo telematico, riorganizzazione degli uffici, implementazione di meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie, riforma della magistratura laica». Però l' avvocatura si ostina a rifiutare la conciliazione come ulteriore strumento di velocizzazione della giustizia. Non rischia di diventare una battaglia di retroguardia? «Per niente - protesta de Tilla -. Intanto sarebbe bene aspettare che si pronunci la Corte costituzionale, poi non bisogna dimenticare che l' obbligatorietà del procedimento conciliativo determina un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino utente. Questa situazione determinerà un dilatamento dei tempi prima della presentazione della domanda giudiziaria, una lievitazione dei costi, tutti a carico del cittadino-utente». Lo scontro Non sarà che tanta pervicace opposizione a ogni tipo di cambiamento (anche la riforma forense è fortemente osteggiata dall' interno) finisce per dare ragione a chi come Confindustria ritiene che anche dalla liberalizzazione delle professioni passa lo sviluppo del paese? «Tutto fa parte di una precisa strategia - azzarda il presidente dell' Oua -. Per anni si è fatto passare lo slogan "troppi avvocati, troppe cause", imputando la colpa dei ritardi e l' accumulo degli arretrati giudiziari al numero sempre più crescente di liberi professionisti avvocati. Oggi, invece, in omaggio ai desiderata di Confindustria, si vuole addirittura eliminare gli unici indici di selezione della qualità professionale in modo da avere una giustizia inesistente. In un paese in cui operano più di 200 mila avvocati, avete idea di cosa accadrebbe se si eliminassero gli esami di Stato? Prima si sono determinate le disfunzioni nel settore giustizia togliendo i fondi e non assumendo personale, poi si invocano le liberalizzazioni».

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